Masseria Garzia, la svolta auspicata: lo Stato acquisisce il rudere costruito su mura dell’anfiteatro di Siponto

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La Masseria Garzia è finalmente pubblica. È il passaggio che mancava perché l’anfiteatro romano di Sipontum venga riportato interamente alla luce. Il Ministero della Cultura - attraverso la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le province di Foggia e BAT - ha acquisito al patrimonio dello Stato gli immobili in località Siponto costruiti sopra una porzione dell’antico anfiteatro. La comunicazione diffusa nella serata di giovedì scorso chiude - sul piano della proprietà - una vicenda che l’Attacco segue da anni. La svolta è arrivata con il diritto di prelazione previsto dal Codice dei beni culturali. La denuncia del trasferimento è pervenuta alla Soprintendenza il 23 dicembre 2025, mentre poi il Ministero ha formalizzato l’acquisizione con il decreto dell’11 febbraio 2026. Il passaggio al Demanio pubblico dello Stato è stato trascritto nei registri immobiliari a maggio scorso e gli immobili sono stati assegnati in uso al Ministero e alla Soprintendenza. È questo l’esito di un procedimento concluso nei mesi scorsi e reso noto soltanto ora. Il decreto aggiunge un particolare decisivo per ricostruire la sequenza: la compravendita su cui è stata esercitata la prelazione era stata stipulata il 17 dicembre 2025, nell’ambito della procedura fallimentare relativa alla ditta individuale Damiano Salcuni, per 31.530 euro, in favore di Salvatore Gallifuoco. Questo passaggio aggiunge un ulteriore elemento all’aggiudicazione raccontata su queste colonne il 20 settembre 2023: allora il lotto era stato assegnato a un privato per 52.900 euro, dopo 36 rilanci. La nuova compravendita ha aperto un’altra occasione d’intervento e, questa volta, lo Stato l’ha utilizzata. La costruzione ha inglobato e riutilizzato come fondazione una parte del muro perimetrale dell’anfiteatro romano di Siponto. La muratura in opera reticolata - diversa da quella della masseria - è una delle tracce più eloquenti del monumento e ne lascia intuire il profilo curvo. Il muro visibile si conserva per circa 3,2 metri; in alcuni settori l’anello esterno raggiunge un’altezza di circa 4 metri. Le indagini condotte dalle Università di Bari e Foggia hanno delineato un anfiteatro di circa 75 per 67 metri, con una capienza stimata di 6-7 mila spettatori. La costruzione è riconducibile all’età augustea, tra la fine del I secolo avanti Cristo e l’inizio di quello successivo. L’anfiteatro cessò di essere utilizzato nel V secolo e fu poi progressivamente smantellato e riutilizzato. Sopra le sue strutture si svilupparono altre fasi della città: gli scavi hanno documentato un (sempre più) lungo tratto di mura urbiche, abitazioni medievali, sepolture e una piccola chiesa dentro un’altra. È un palinsesto che racconta secoli di trasformazioni.

La disponibilità pubblica cambia lo scenario perché finché il compendio restava privato, quel tassello non poteva essere integrato pienamente nel progetto di ricerca dell’area. Ora la Soprintendenza potrà programmare indagini anche all’interno dei ruderi, per riportare alla luce altre porzioni dell’anfiteatro e rendere più leggibile la sua struttura.

l’Attacco aveva acceso l’attenzione sull’anfiteatro di Siponto già nel marzo 2021 – pochi mesi prima che iniziasse la prima campagna di scavi archeologici -, quando raccontò l’esistenza della struttura nascosta sotto metri di terra, ancora poco conosciuta persino da molti manfredoniani. Tornammo sul tema nell’autunno 2022, con le prime nuove evidenze degli scavi. Poi arrivò l’asta, ne documentammo i rilanci e l’aggiudicazione: due particelle, rispettivamente di 540 e 211 metri quadrati, entrambe ormai “collabenti”, cioè ruderi, ma non per questo prive di valore pubblico. Una parte era la masseria vera e propria; l’altra - che un tempo era stata stalla e deposito - sorgeva sopra la porzione dell’anfiteatro che mancava ancora all’appello.

Da queste colonne, segnalammo il rischio che lasciare il bene in mani private avrebbe potuto complicare ogni futuro progetto di scavo e valorizzazione. La prelazione appariva la via più diretta per assicurarla alla collettività, ma dopo l’aggiudicazione del 2023 le istituzioni non intervennero entro i termini allora richiamati. 

Tornammo a scriverne nell’ottobre dell’anno scorso: la Masseria Garzia doveva essere acquisita al patrimonio pubblico prima di pensare a qualsiasi progetto. Oggi quella richiesta ha trovato una risposta. La migliore possibile, perché quella auspicata per l’interesse collettivo. 

Ora comincia la parte più difficile. Il decreto descrive un complesso in condizioni fortemente compromesse, invaso dalla vegetazione, privo di un accesso formalmente delimitato e con parti murarie ancora conservate. La Soprintendenza indica una prospettiva: estendere le ricerche ai ruderi, ampliare la fruizione, creare un presidio per ricerca e didattica e recuperare elementi della masseria storica, come il forno.

L’acquisizione, da sola, non riporta alla luce tutto l’anfiteatro, né garantisce i finanziamenti per recuperarlo. Però rimuove il nodo del proprietario che separava una porzione decisiva del sito dal progetto complessivo. La Masseria Garzia ha smesso di essere soltanto un rudere privato appoggiato sulla storia. Dovrà diventare un bene pubblico da studiare, proteggere e - se alle parole seguiranno interventi concreti - restituire alla comunità. Una porta che sembrava chiusa, si è riaperta.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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