Il livello della protesta di questi giorni, animata da agricoltori e autotrasportatori, si sta avvicinando pericolosamente ad altro, cosa che peraltro era ampiamente prevedibile. Ieri mattina presto, due autocisterne, contenenti diverse decine di migliaia di litri di gasolio, sono state fermate e sabotate in una stradina di campagna nei pressi di Lucera. Ai mezzi sono state squarciate diverse gomme, almeno 7-8, contemporaneamente da parte di almeno quattro uomini incappucciati che sono sbucati dal nulla, armati presumibilmente di trapani a batteria. Prima hanno fermato e poi hanno sabotato gli autoarticolati che si stavano recando a scaricare a un distributore di carburante della Statale 17, utilizzando proprio una strada alternativa, ritenuta più sicura e al riparo di blocchi e sbarramenti abusivi. I due conducenti non hanno potuto fare altro che assistere a un’azione fulminea, visto che gli autori si sono dileguati nel giro di pochi secondi a bordo di due auto.
Il fatto gravissimo denota come ci sia un’organizzazione occulta che arriva addirittura a tracciare i veicoli in transito sulle arterie della zona, con atteggiamenti intimidatori nei confronti di imprenditori e artigiani, visto che alcuni gommisti si sarebbero rifiutati di intervenire con le riparazioni sul posto.
Sulla vicenda indagano la polizia di Stato e la polizia locale, sia per ascoltare le testimonianze degli autisti e anche per cercare telecamere dalle poche abitazioni presenti nelle vicinanze, magari per estrarre qualche immagine utile per risalire ai malviventi.
Si tratta di una chiara contrapposizione alla libera circolazione di merci, anche di prima necessità, mostrando che esiste una evidente spaccatura tra le rassicurazioni istituzionali e la realtà della strada. Sullo sfondo si intravede una regia ben precisa. C’è chi sembra utilizzare l’esasperazione dei colleghi come cassa di risonanza, magari diffondendo fake news sui social, per la propria scalata mediatica, rincorrendo la visibilità dei riflettori nazionali e tentando di accreditarsi come “leader incontestato” di un movimento che invece meriterebbe ben altra maturità.
Creare blocchi, stremare la popolazione e provocare la penuria di beni primari diventa così un calcolo preciso: più la città soffre, più l'attenzione cresce, più la gente – per disperazione o timore – finisce per piegarsi alle logiche della piazza. Ieri c'è voluta una scorta per far arrivare gasolio a un'azienda importante del territorio che rischiava di far saltare il ciclo di trattamento dei rifiuti.
Mercoledì scorso sempre a Lucera non si è potuto tenere il mercato settimanale, visto che molti mezzi non sono riusciti ad arrivare in città, e i pochi “superstiti” sono stati vagamente persuasi a non accedere all’area dedicata, finendo per montare le proprie bancarelle nel piazzale adiacente. E quindi, se ufficialmente si dichiara che chiunque può accedere per rifornire la comunità di generi alimentari o carburante, nei fatti la quotidianità si misura con velate minacce e atti che con la protesta civile non hanno nulla a che fare.
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