Saverio Russo, docente universitario in pensione, presidente regionale pugliese del Fondo Ambiente Italiano ed ex segretario cittadino dei Democratici di Sinistra alla fine degli anni Novanta, osserva da una posizione particolare la stagione amministrativa di Maria Aida Episcopo. Conosce infatti dall’interno la politica cittadina e le dinamiche dei partiti, ma oggi guarda alla vicenda soprattutto attraverso il rapporto tra amministrazione e società civile. È proprio questo il filo conduttore dell’intervista, nel momento in cui il rapporto tra la sindaca e i diversi mondi che avevano contribuito alla costruzione del suo consenso nel 2023 appare attraversato da tensioni sempre più frequenti. Russo invita però a evitare giudizi sommari e indica soprattutto una necessità, quella di ricostruire un rapporto ordinato e costante con la città, attraverso una comunicazione meno affidata ai social e una maggiore interlocuzione con i corpi intermedi.
Professor Russo, partiamo dal dato più evidente. Maria Aida Episcopo è stata eletta nel 2023 attraverso una coalizione molto larga, che metteva insieme partiti, movimenti e pezzi significativi della società civile. Oggi sembra essersi progressivamente allontanata da molti di quei mondi. Che cosa può essere successo in questi quasi tre anni? Possiamo parlare di una perdita di quella che, mutuando un’espressione gramsciana, potremmo definire la "connessione sentimentale" con la società civile foggiana?
Io sono abituato, essendo stato culturalmente e politicamente sempre dalla stessa parte, senza migrazioni, a valutare le situazioni pragmaticamente, senza badare troppo alle connessioni sentimentali. Preferisco quindi partire da ciò che concretamente può aiutare un’amministrazione a migliorare il rapporto con la città. La cosa che posso suggerire alla sindaca, da fratello maggiore, e ai nostri amministratori in generale, sui quali non vanno scaricate tutte le responsabilità, è di lasciare per un po’ di tempo da parte i cellulari e Facebook. Bisogna tenere conto anche del contesto nel quale si opera e della macchina amministrativa, che è una cosa molto più complessa di quanto possa apparire dall’esterno. Quello che mi piacerebbe vedere è una comunicazione più ordinata e costante. Penso, per esempio, a report periodici alla città sullo stato dei problemi, sull’andamento dei provvedimenti e su ciò che l’amministrazione sta facendo per affrontarli. Non evoco forme di assemblearismo che possono anche non produrre molto. Credo però che prevedere forme regolari di comunicazione e partecipazione, con informazioni puntuali e comprensibili, possa aiutare a ricostruire un rapporto con i cittadini e con chi rappresenta le diverse realtà della città. Non credo aiuti molto questo stare sempre connessi e rispondere su Facebook. I social possono avere una funzione, ma Facebook non è di certo la via maestra della comunicazione istituzionale.Nel corso della consiliatura abbiamo assistito a tensioni con mondi molto diversi tra loro, dall’ambientalismo alla cultura, dall’università alle professioni, fino ai sindacati e al mondo produttivo. È possibile parlare di una difficoltà strutturale della sindaca nel mantenere un rapporto con i corpi intermedi della città? E quanto di questa situazione dipende dal metodo di governo e quanto, invece, dalle difficoltà oggettive di amministrare una città complessa come Foggia attraverso una coalizione così eterogenea?
Questo non saprei dirlo con precisione, perché non ho contatti diretti con la sindaca e quindi non voglio esprimere giudizi sulla sua persona o sul suo metodo di governo. Credo però che il problema del rapporto con la città possa essere affrontato concretamente. Quello che mi piacerebbe è un aggiornamento costante e periodico sullo stato delle questioni, accompagnato da forme ordinate di incontro e discussione con i corpi intermedi. Penso che sia importante che chi rappresenta una categoria, un’associazione, un’organizzazione o una parte della società civile foggiana abbia la possibilità di conoscere periodicamente lo stato delle questioni e di confrontarsi con l’amministrazione. Non penso necessariamente a grandi assemblee pubbliche. Penso piuttosto a modalità ordinate, regolari e riconoscibili di interlocuzione. Sarebbe già un modo per evitare che il rapporto tra amministrazione e città si riduca alla comunicazione occasionale o alla risposta sui social.
C’è poi un secondo livello, quello dei partiti che compongono la maggioranza. Pd, M5S, socialisti, civici e altre componenti hanno manifestato, in momenti diversi, critiche e malumori. Quanto pesa, in una situazione come questa, il rapporto tra il sindaco e i partiti che dovrebbero rappresentare politicamente l’amministrazione? E quanto può essere fisiologica, invece, una certa autonomia del primo cittadino?
Io ho fatto il segretario cittadino dei Democratici di Sinistra per un anno e quattro mesi, tra il 1998 e il 1999, un’era ormai preistorica nella quale c’erano le sezioni e le assemblee. Erano forme di contatto molto diverse tra amministratori e amministrati rispetto a oggi. Per questo non credo che il rapporto tra le segreterie di partito e l’amministrazione comunale possa essere sovrapponibile a quello di allora. Non conosco nel dettaglio le dinamiche interne ai partiti di oggi e quindi non posso dire quanto siano profonde le eventuali tensioni. Immagino però che anche le forze politiche che sostengono l’amministrazione preferirebbero un coinvolgimento e un aggiornamento periodico. Credo sia importante che ci sia un rapporto ordinario tra chi amministra e chi sostiene politicamente quell’amministrazione, perché altrimenti il confronto rischia di avvenire soltanto quando emerge un problema. Anche in questo caso, quindi, tornerei alla necessità di una comunicazione costante. Il continuo scambio su Facebook, invece, non porta da nessuna parte.
Nel 2023 il campo largo foggiano veniva presentato anche come un esperimento politico, un laboratorio capace di anticipare un possibile modello di collaborazione tra centrosinistra tradizionale e Movimento 5 Stelle. Oggi quello stesso esperimento appare molto più conflittuale. Che cosa dovrebbe essere salvato di questa esperienza e quali condizioni servirebbero per renderla ancora politicamente praticabile?
Per quanto riguarda il campo largo, espressione che considero infelice, io preferisco parlare di alleanza di centrosinistra. Penso che non ci siano alternative al rapporto tra Partito Democratico, Movimento 5 Stelle, Alleanza Verdi Sinistra, Italia Viva e le altre forze del centro moderato in alternativa al centrodestra, tanto a livello nazionale quanto a livello locale, nei territori. Questo però richiede una condizione fondamentale. Bisogna costruire un programma chiaro e definito e poi cercare di costruire un’intesa su quel programma. Le alleanze politiche non possono essere soltanto una somma di sigle o una necessità elettorale. I programmi si fanno cercando di costruire un’intesa e ponendosi in una posizione disponibile a trovarla. È da lì che bisogna partire anche quando le forze politiche hanno sensibilità diverse.
Guardando al futuro, questa esperienza amministrativa può ancora essere recuperata politicamente oppure le fratture maturate in questi anni rischiano di lasciare una traccia anche oltre la consiliatura Episcopo? In altre parole, quanto è ancora possibile ricostruire il rapporto tra la coalizione, la sindaca e quei mondi della città che sembrano essersi progressivamente allontanati?
Al momento non mi sembra sul tavolo questa ipotesi. Sono voci, ma non so quale fondamento abbia l’idea di un azzeramento totale di questa esperienza amministrativa. Mi pare comunque un’ipotesi rischiosa per il bene della città. Penso che le cose possano sempre migliorare e io sono testardamente votato alla collaborazione. Per questo considero l’esperienza politicamente ancora recuperabile, ovviamente a condizione di affrontare e risolvere le questioni interne e di dichiarare con chiarezza se ci sono problemi che impediscono la soluzione di alcuni nodi politici. Se ci sono difficoltà, bisogna avere il coraggio di individuarle e affrontarle. Non credo che serva lasciare che si trascinino senza una discussione. Allo stesso modo, bisogna recuperare un rapporto con i corpi intermedi della città attraverso una forma di comunicazione ordinaria, che considero necessaria e opportuna. Servono informazioni periodiche sullo stato delle questioni, occasioni di confronto e anche approfondimenti in presenza, se si vuole evitare la freddezza del report scritto. Credo che una combinazione tra una comunicazione regolare e momenti di confronto diretto possa contribuire a ricostruire quel rapporto tra amministrazione e città che oggi va certamente rafforzato.
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