È da sempre uno dei volti più riconoscibili del Movimento 5 Stelle a Foggia. Ingegnere civile, candidato sindaco nel 2019, Giovanni Quarato è oggi consigliere comunale di maggioranza dell’amministrazione guidata dalla sindaca Maria Aida Episcopo e presidente della Commissione Ambiente e Territorio del Comune di Foggia, incarico che aveva già ricoperto durante l’amministrazione dell’allora sindaco Franco Landella. Profilo indipendente e spesso critico, Quarato è uno dei consiglieri con cui la prima cittadina e la sua giunta si sono confrontate più volte sui principali nodi dell’azione amministrativa. È soprattutto sull’urbanistica che il pentastellato ha costruito negli anni la propria cifra politica. Dalle battaglie sul Piano Urbanistico Generale alla rigenerazione urbana, passando per il consumo di suolo e gli accordi di programma, Quarato sostiene da tempo la necessità di una pianificazione complessiva della città. Una posizione che lo ha portato spesso a confrontarsi con le scelte compiute negli ultimi anni dall’amministrazione e dall’ex assessore all’Urbanistica Giuseppe Galasso. Da qui anche il confronto con il nuovo assessore Michele Salatto, al quale Quarato riconosce il merito di aver rimesso in moto la macchina dell’Urbanistica, pur conservando diverse perplessità sulle scelte amministrative in corso. Nell’intervista rilasciata al direttore de l’Attacco Piero Paciello, il consigliere pentastellato affronta anche il rapporto, spesso conflittuale, con la sindaca Episcopo e con il resto della maggioranza. Ripercorre la crisi politica dei mesi scorsi, che considera tutt’altro che superata, e rivendica le ragioni delle proprie battaglie all’interno del campo largo e del Movimento 5 Stelle, soprattutto sul rapporto con il Partito Democratico e sulla necessità di ridefinire gli equilibri della coalizione. Ai microfoni del quotidiano, Quarato entra nel merito dei principali dossier urbanistici aperti a Foggia, dal pluridecennale programma di social housing all’operazione Ciuffreda, fino al progetto della Fondazione Monti Uniti. Sullo sfondo resta il PUG, indicato come il passaggio decisivo per dare alla città una nuova idea di sviluppo. L’intervista si allarga quindi al futuro del Movimento e del campo largo e agli scenari politici che potranno aprirsi da qui alla fine della consiliatura.
Perché Salatto diventa assessore all’Urbanistica? Quali sono gli obiettivi, dichiarati e non?
L’obiettivo dichiarato è il PUG. Quelli non dichiarati non li conosco. Salatto viene da una stagione di urbanistica contrattata. Immagino che quella mentalità gli sia rimasta e, dal mio punto di vista, non è un aspetto positivo. Però può darsi che nel frattempo abbia cambiato idea.Perché? Con l’urbanistica contrattata il bravo politico può ottenere buone contropartite per la città, no?
L’urbanistica contrattata non è il male assoluto, ma la politica deve mantenere il ruolo pianificatorio e la contrattazione deve avvenire dentro una visione della città. Se invece la politica riceve prima le proposte e poi contratta, non va bene. È quello che, per esempio, è stato fatto con il social housing, che aveva una finalità ottima, ma una modalità non buona. Un conto è che il Comune individui le aree e chieda alle imprese proposte secondo determinate finalità. Un altro è lasciare alle imprese la possibilità di proporre come e dove urbanizzare.È stata questa la stagione dell’urbanistica contrattata a Foggia?
Esatto. Quel tipo di urbanistica ha guastato la città. Oggi dovremmo aprire un’altra stagione, quella della pianificazione. Mi sono speso sul PUG e per abbandonare vecchi programmi edilizi. Se un programma è fermo, il Comune può dire alle imprese: a me interessa ridurre il carico urbanistico, a voi completare l’opera, quindi troviamo un accordo. Questa è un’urbanistica contrattata intelligente. Se però non abbiamo un’idea di città, l’urbanistica contrattata diventa quella dei singoli privati e delle relative simpatie.Che bilancio fa delle contropartite arrivate alla città?
Da decenni abbiamo l’incapacità di mantenere il punto sulle convenzioni. Facciamo la convenzione e poi ci dimentichiamo di quello che ci devono restituire. Adesso, per esempio, stiamo facendo la stessa cosa con il programma edilizio Ciuffreda. Arca, che lo ha acquisito all’asta, dice: faccio case. Ma la gente non vive solo in una casa. Vive in un quartiere e in una città, dove ha bisogno di servizi. Se realizzi solo una parte di un programma edilizio, si crea uno squilibrio. Da amministratore mi preoccupo di chi ci andrà ad abitare. Il “poi si pensa” non va bene.Era previsto tutto ciò nel patto di governo con il Pd?
Sì, un’attività programmatica c’era, condensata nell’idea del PUG. Non abbiamo però analizzato gli accordi di programma e il social housing prima delle elezioni. Se diamo importanza al PUG, il resto deve passare in secondo piano e va ridimensionato. Se vogliamo prima risolvere il social housing e poi fare il PUG, significa che quest’ultimo non si farà durante questa consiliatura.È questo l’orientamento di Salatto?
Non lo so ancora. Gli ho detto che il social housing ha un suo percorso amministrativo, perché la decisione politica è stata presa con il diniego alla delibera presentata da Galasso e bisognerà tornare in Consiglio. L’Avvocatura ha fatto una scrematura delle ditte che possono proseguire, quindi ci sarà una riduzione degli interventi e bisognerà rimodulare il programma. Le prime ipotesi di PUG sono state elaborate tenendo conto di quell’impronta, e questo è un controsenso, perché il social housing aumenta il consumo di suolo. Se però compensiamo questo aumento con la rigenerazione dei quartieri centrali, attraverso premialità e trasferimenti volumetrici, l’espansione può diventare un volano per la rigenerazione. Bisogna verificarne la fattibilità e capire quanto di quello che realizzeremo potrà essere assorbito dal mercato.Vede un passo avanti dell’imprenditoria del mattone?
Sì, ho l’impressione che l’edilizia locale abbia capito di aver esagerato nei suoi intenti speculativi e che una pianificazione più ordinata possa portare a un valore immobiliare più elevato. La gente se ne va anche per una città disordinata, che non ha un’identità. Lancio una provocazione. Decidiamo di essere una città per anziani, visto che l’età media aumenta, e lavoriamo per renderla fruibile a questa fascia d’età. Oppure, visto che abbiamo una bella università, decidiamo di essere una città per giovani universitari. Insomma, cerchiamo di dare un’identità alla città.Ne ha parlato con la Sindaca?
Ho provato a farlo, ma non ho mai avuto risposte, né dalla Sindaca né dagli altri partner di coalizione. Si prende tempo, ma non c’è nulla di sostanziale.Dietro lo “scorpione” che usa per il Pd ci sono interessi specifici?
Secondo me qualche interesse c’è, ma non è prioritario. Quella dello scorpione è una bella allegoria, perché lo scorpione agisce per istinto. È l’istinto di un partito di essere sistema a prescindere. Poi probabilmente un interesse specifico c’è, ma io non lo conosco.PER LEGGERE L'ARTICOLO COMPLETO
Foggia, Quarato (M5S) striglia il campo largo: “Non vedo un cambio di passo, la crisi non è stata superata”
Carattere
- Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
- Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times
- Modalità Lettura
How to resolve AdBlock issue?


(condividi) in basso allo schermo,
(Aggiungi alla schermata Home).