Ipotesi di frode sui fondi Xylella per la Puglia, sotto la lente di AGEA e inquirenti 74,3 milioni di euro
Ci sono tante, troppe ombre nella gestione dei fondi per la lotta alla Xylella. Una valanga di soldi: mezzo miliardo dal Ministero, ma 700 milioni di euro in totale se si considerano anche i bandi dedicati del CSR della Regione Puglia, con fondi comunitari. Non tutti, da detto, sono andati alle imprese agricole, perché una parte rilevante è stata spesa per la ricerca o per milionarie sperimentazioni fallite come l’uso dei cani molecolari. Nel 2016 Coldiretti disse che serviva un miliardo di euro per debellare il batterio e rigenerare il territorio: dieci anni dopo la cifra di 700 milioni di euro non è tanto distante ma il risultato non è stato raggiunto. Come noto, il Ministero dell’agricoltura, di concerto con il Ministero dell’economia e delle finanze, con il decreto interministeriale n. 2484 del 6 marzo 2020 ha disciplinato le misure del Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia colpita da Xylella fastidiosa, prevedendo interventi per il sostegno del reddito, il reimpianto con cultivar resistenti, la riconversione produttiva e la continuità delle attività agricole. A novembre scorso l’Agenzia nazionale per le erogazioni in Agricoltura (AGEA) ha rilevato, sulla base di verifiche incrociate da essa condotte, che 18,8 milioni di euro - parte del flusso finanziario di 122 milioni di euro che dal 2016 al 2022 stanziato per le imprese agricole colpite dalla Xylella - sono stati concessi a beneficiari per i quali “non si rileva la presenza di piante”. Di questi oltre la metà, il 51%, avrebbe posizioni con fascicoli aziendali chiusi per cessazione di azienda o delle quali si è accertata la morte del beneficiario (oltre 2500 imprese)”. Su questi numeri sarebbero in corso ulteriori verifiche della guardia di finanza, Procure e Corte dei conti per eventuali responsabilità penali e contabili.
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