Foggia bello e impossibile, al netto degli errori e delle sviste, restano la prestazione e la personalità di squadra




Foggia bello e impossibile, al netto degli errori e delle sviste, restano la prestazione e la personalità di squadra

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Una possibile vittoria che stava per trasformarsi in sconfitta, e che per fortuna sui titoli di coda ha assunto le sembianze di un pari. Cambia poco nelle valutazioni e nella classifica attuale del Foggia, anche se i segnali che giungono dal Capozza incoraggiano a qualche misurato ottimismo. Molto meglio i 90’ di lunedì sera, tanto per intenderci, che non quelli con la Cavese, che pure hanno prodotto i 3 punti. Dal rischio di una beffa alla soddisfazione di un pareggio conquistato sui titoli di coda. Ci sono pareggi che lasciano l’amaro in bocca e altri che, pur senza cancellare dubbi e preoccupazioni, finiscono per essere accolti positivamente. Il calcio, del resto, ha una memoria corta e un modo tutto suo di riscrivere le sensazioni nel volgere di un istante. Fino a quando il risultato sembrava premiare i rossoneri, la partita raccontava una storia. Quando il Casarano ha provato a ribaltarla, il racconto sembrava improvvisamente destinato a un finale ben diverso. Poi è arrivato il gol che ha rimesso le cose in equilibrio e, con esso, la possibilità di tirare un sospiro di sollievo. Non una vittoria mancata da celebrare come un’occasione irripetibile, ma nemmeno una sconfitta da archiviare con rabbia e delusione. Piuttosto, un punto che lascia in eredità qualche considerazione interessante.

Naturalmente, il risultato non modifica in maniera sostanziale il giudizio sul percorso del Foggia, né tantomeno la situazione di classifica. I rossoneri restano alle prese con problemi che una singola partita, per quanto positiva sotto alcuni aspetti, non può magicamente risolvere. La distanza tra le aspettative e la realtà continua a essere un dato con il quale fare i conti, così come resta necessario trovare quella continuità di rendimento che finora è mancata. Non basta una prestazione per cambiare il destino di una stagione e sarebbe un errore lasciarsi trascinare da facili entusiasmi dopo novanta minuti, peraltro conclusi senza una vittoria. Eppure sarebbe altrettanto sbagliato liquidare quanto visto al Capozza come un semplice episodio. Perché, al di là delle inevitabili imperfezioni e di un finale che ha rischiato di compromettere tutto, la squadra ha offerto segnali che meritano di essere considerati. Non necessariamente la prova della svolta, parola che nel calcio viene spesso pronunciata con troppa leggerezza, ma qualcosa di più concreto rispetto a una generica speranza. Il Foggia ha mostrato una diversa capacità di stare dentro la partita, di confrontarsi con l’avversario e di cercare un risultato attraverso una prestazione che, almeno per larghi tratti, è sembrata più convincente di altre recenti uscite.
Il confronto con la gara con la Cavese, in questo senso, viene quasi spontaneo. E non perché quella partita non abbia avuto il suo peso specifico, visto che ha portato in dote tre punti preziosi, ma perché il rendimento espresso in campo non sempre coincide con il valore del risultato. Contro la Cavese il Foggia aveva ottenuto il massimo sul piano numerico, senza però offrire particolari motivi per sentirsi rassicurati. Una vittoria che aveva risolto una necessità immediata, ma non aveva dissipato le perplessità sulla qualità del gioco e sulla tenuta complessiva della squadra. A Casarano, invece, il risultato finale è stato meno generoso rispetto a quello conquistato con la Cavese, ma la prestazione ha lasciato impressioni differenti. Ed è proprio questo il dato da sottolineare. Perché, quando una squadra deve risalire la china, non conta soltanto mettere insieme punti, ma anche costruire un’identità, ritrovare convinzioni, riconoscersi in un modo di affrontare le partite. I tre punti, naturalmente, restano l’obiettivo principale e nessuno può permettersi di considerarli un dettaglio. Ma una vittoria ottenuta senza convinzione può avere un valore limitato sul piano delle prospettive, mentre un pareggio accompagnato da segnali incoraggianti può rappresentare un piccolo mattone sul quale provare a costruire qualcosa. Attenzione, però, a non confondere un cauto ottimismo con l’illusione che i problemi siano alle spalle. Il Foggia ha ancora bisogno di conferme, soprattutto sul piano della continuità. La partita del Capozza ha mostrato anche quanto possa essere sottile il confine tra una giornata da ricordare e un’altra occasione sprecata. Essere arrivati a pochi minuti dal rischio di una sconfitta dopo aver accarezzato la possibilità di conquistare l’intera posta è un aspetto che non può essere ignorato. La gestione dei momenti decisivi, la capacità di mantenere lucidità quando la partita cambia improvvisamente direzione, la necessità di non smarrire equilibrio e concentrazione sono questioni sulle quali occorre ancora lavorare. Ma proprio da qui bisogna ripartire. Non dal rimpianto per una vittoria sfumata, né dalla paura per una sconfitta soltanto sfiorata. Piuttosto, dalla consapevolezza che qualcosa di positivo si è intravisto e che sarebbe un peccato non provare a dare continuità a quelle indicazioni. Il campionato non aspetta, la classifica non concede sconti e ogni partita rappresenta un’occasione per recuperare terreno, ma anche un rischio ulteriore se affrontata senza la necessaria determinazione. Il Foggia ha bisogno di punti, evidentemente. Ma ha bisogno anche di ritrovare se stesso, di convincersi di poter essere una squadra capace di giocarsela senza vivere ogni risultato come un’emergenza e ogni difficoltà come un ostacolo insormontabile. In questo senso, i novanta minuti di Casarano possono essere considerati un piccolo passo avanti, purché non restino un episodio isolato. Meglio, dunque, i novanta minuti di lunedì sera rispetto a quelli contro la Cavese, anche se questi ultimi avevano prodotto il bottino pieno. Una contraddizione soltanto apparente, perché il calcio non è fatto esclusivamente di numeri e la classifica, pur essendo il giudice inappellabile di ogni stagione, non racconta sempre tutto quello che accade sul terreno di gioco.
L’ultimo pari non cambia la sostanza delle cose, ma può cambiare qualcosa nell’approccio alle prossime sfide. È un punto che non risolve, non cancella e non assolve. Tuttavia, lascia intravedere qualche motivo per essere moderatamente fiduciosi. Senza proclami, senza facili entusiasmi e soprattutto senza dimenticare quanto ancora ci sia da fare. Perché il Foggia non ha bisogno di illudersi di essere guarito: ha bisogno di dimostrare, partita dopo partita, di aver finalmente imboccato la strada giusta.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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