Minacce al procuratore antimafia Roberto Rossi dopo un’intervista: indagano i carabinieri di Bari




Minacce al procuratore antimafia Roberto Rossi dopo un’intervista: indagano i carabinieri di Bari

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Sono in corso accertamenti da parte dei carabinieri sulle minacce rivolte a Roberto Rossi, procuratore della Repubblica di Bari e alla guida della Direzione distrettuale antimafia. Le intimidazioni sono comparse tra i commenti a un’intervista rilasciata dal magistrato al quotidiano L’Edicola, nella quale aveva affrontato il tema della lotta alle organizzazioni criminali attraverso l’aggressione ai patrimoni illeciti. Sono comparsi messaggi dal contenuto particolarmente grave, con riferimenti espliciti alla criminalità organizzata foggiana e avvertimenti indirizzati al procuratore. In uno dei commenti Rossi viene invitato a recarsi a Foggia, accompagnando l’invito con espressioni minacciose. Un altro messaggio richiama la mafia del territorio, facendo riferimento anche a Cerignola e a una presunta appartenenza alla Sacra Corona Unita.

Sono almeno tre i commenti finiti sotto la lente degli investigatori, impegnati a ricostruire la vicenda e a svolgere gli approfondimenti necessari. Secondo quanto riferito dall’Ansa, gli esiti degli accertamenti saranno raccolti in un’informativa destinata alla Procura della Repubblica di Lecce, competente per i procedimenti che riguardano magistrati in servizio nel distretto della Corte d’appello di Bari. Rossi, che coordina le attività investigative antimafia nelle province di Bari, Barletta-Andria-Trani e Foggia, è già sottoposto a misure di protezione.

Le intimidazioni sono arrivate dopo un’intervista nella quale il procuratore aveva sottolineato il ruolo fondamentale delle misure patrimoniali nel contrasto alla criminalità organizzata. Sottrarre alle mafie denaro, beni e ricchezze accumulati illegalmente rappresenta infatti uno degli strumenti attraverso cui colpire la capacità economica dei clan e limitarne il potere sul territorio. La vicenda riporta l’attenzione sul clima di pressione e intimidazione che può accompagnare l’attività di chi è impegnato in prima linea contro le organizzazioni mafiose, in particolare in territori nei quali la presenza della criminalità organizzata continua a rappresentare una questione centrale. Sarà ora la magistratura leccese, sulla base degli elementi raccolti dagli investigatori, a valutare gli eventuali profili di rilevanza penale dei messaggi pubblicati online. 

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