Se c’è una certezza alla quale il Foggia può aggrapparsi in questo momento, quella ha il volto di Mario Ravasio. Perché quando la squadra ha bisogno di un gol, quando la partita si complica e serve qualcuno capace di trovare la giocata giusta, l’attaccante rossonero continua a rispondere presente. Segna lui, ancora lui. E i numeri, in questo senso, raccontano una storia che non ha bisogno di troppe interpretazioni: cinque gol in otto gare disputate, con una media di 0,625 reti a partita, e soprattutto tre centri nelle ultime 4 uscite. Una continuità realizzativa che rappresenta un patrimonio prezioso per una squadra che, in questa fase della stagione, sta cercando di consolidare le proprie certezze.

Haoudi è una scommessa. Possibilmente da vincere. Gaetano Auteri lo ha ammesso candidamente, senza nascondere la stima e la considerazione che nutre nei confronti del centrocampista italo-marocchino. Ma una cosa è apprezzarne le qualità, un’altra è riuscire a metterle nelle condizioni di emergere. Perché Haoudi, prima di approdare a Foggia, ha giocato poco, senza quella continuità che serve a un calciatore per acquisire ritmo, fiducia e certezze. Va dunque impostato, accompagnato nella crescita e soprattutto collocato nella posizione di campo che meglio possa esaltarne le caratteristiche. Un lavoro che richiede tempo, pazienza e, inevitabilmente, risultati che non possono essere pretesi tutti e subito.

Il Foggia che si accende e si spegne, capace di alternare momenti incoraggianti a passaggi a vuoto che ne ridimensionano le ambizioni, non è soltanto una squadra alla ricerca della continuità nei risultati. È, soprattutto, un gruppo che fatica ancora a trovare una propria identità, a riconoscersi in un sistema di gioco definito e a garantire quelle certezze che ogni allenatore vorrebbe avere quando la stagione comincia a entrare nella sua fase più significativa. Le ragioni di questa discontinuità sono diverse e, dopo due mesi di lavoro a stretto contatto con la squadra, Gaetano Auteri sembra avere oggi elementi sufficienti per individuarle con maggiore precisione.

Cambiare modulo non significa necessariamente cambiare pelle. A volte è un ritorno a soluzioni già sperimentate, altre volte rappresenta il tentativo di trovare una strada diversa quando quella percorsa fino a quel momento si è rivelata poco convincente. Il ritorno al 4-2-3-1 del Foggia contro la Cavese si presta a entrambe le interpretazioni, soprattutto perché la scelta di Gaetano Auteri è arrivata in un momento nel quale la squadra aveva bisogno di punti, certezze e, possibilmente, di una nuova spinta psicologica.

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