La registrazione delle movimentazioni dell’olio importato dall’estero rappresenta una novità importante nella lotta alle frodi e nella tutela della filiera olivicola italiana, del reddito degli agricoltori e della salute dei cittadini, quando nei magazzini pugliesi ci sono oltre 7mila tonnellate di oli UE ed Extra UE, secondo i dati dell’ICQRF. Il nuovo Documento di accompagnamento elettronico olivicolo (DAO), che integra il Sistema informativo agricolo nazionale (SIAN) con il Registro telematico dell’olio, punta a rafforzare la trasparenza sui flussi commerciali,
rendendo più tempestiva la disponibilità delle informazioni e contrastando chi sfrutta il richiamo all’italianità per commercializzare prodotto straniero. È quanto sottolinea Coldiretti Puglia, che considera la digitalizzazione delle movimentazioni degli oli importati dall’estero uno strumento importante per tutelare il reddito degli olivicoltori e la salute dei cittadini.
La produzione nazionale non copre i consumi interni e l’Italia è quindi un forte importatore di olio – spiega Coldiretti Puglia - destinato sia al consumo interno sia all’esportazione. I numeri fotografano la dimensione del fenomeno, con 300 milioni di litri di produzione nazionale a fronte di 470 milioni di litri di consumi interni, con un deficit di 170 milioni, a cui si aggiungono 371 milioni di litri destinati all’export.
Sul fronte delle esportazioni, gli Stati Uniti rappresentano il principale mercato con il 32,2%, seguiti dalla Germania con il 14% e dalla Francia con il 6,8%, per un valore complessivo pari a 2,8 miliardi di euro. Sul fronte delle importazioni, invece, i principali Paesi di provenienza sono la Spagna con il 56,8%, la Grecia con il 17,5% e la Tunisia con il 14%.
“L’introduzione del documento elettronico rappresenta un passo importante per rendere la filiera più trasparente e rafforzare la lotta alle frodi. Adesso è fondamentale che questi strumenti vengano utilizzati fino in fondo, soprattutto per verificare i quantitativi di olio importato dall’estero che entrano nel circuito commerciale e le giacenze dichiarate dagli operatori. Non possiamo consentire che chi lavora onestamente venga penalizzato dai trafficanti di olio che sfruttano zone d’ombra per alterare il mercato, danneggiando i redditi degli olivicoltori e ingannando i cittadini. Al contempo va avviata un’azione concreta con la Grande Distribuzione Organizzata per classificare in maniera chiara sugli scaffali il vero olio Made in Italy dagli oli UE ed Extra UE, in modo che i cittadini possano scegliere consapevolmente ciò che acquistano”, dichiara Alfonso Cavallo, presidente di Coldiretti Puglia.
“La trasparenza deve valere per tutti, dall’importazione alla commercializzazione finale. Occorre disporre di un quadro chiaro dei volumi disponibili e delle dinamiche commerciali, evitando che gli olivicoltori diventino ostaggio di strategie opache e che le criticità del mercato ricadano sulle aziende agricole, fino al rischio di vedersi rifiutare il ritiro delle olive. I cittadini hanno diritto a conoscere l’origine e la qualità dell’olio che acquistano, mentre gli agricoltori devono poter competere in condizioni eque, senza subire la concorrenza sleale di chi ricorre a frodi e inganni. Per questo è necessario che gli strumenti di tracciabilità siano accompagnati da verifiche efficaci e da un’azione coordinata delle autorità competenti”, afferma Pietro Piccioni, direttore di Coldiretti Puglia.
La nuova procedura dovrà contribuire proprio a fare chiarezza sui quantitativi di olio importato dall’estero, sulle giacenze dichiarate nei magazzini e sui prodotti destinati alla vendita – aggiunge Coldiretti Puglia – con l’obiettivo di garantire che l’origine e la qualità dell’olio corrispondano a quanto dichiarato, impedendo che informazioni poco trasparenti diventino uno strumento per alterare il mercato a danno di aziende olivicole e frantoi che lavorano correttamente.
Con la campagna olivicola in corso, diventa urgente fare piena luce sulla situazione dei magazzini e sulla commercializzazione dell’olio nella grande distribuzione organizzata – insiste Coldiretti Puglia - dove particolare attenzione va riservata agli scaffali, per accertare che l’olio extravergine in vendita rispetti quanto riportato in etichetta, dalla provenienza delle olive alla qualità del prodotto. Una garanzia indispensabile per consentire ai cittadini di scegliere consapevolmente e impedire che l’origine italiana venga utilizzata impropriamente come leva commerciale.
Accanto alla digitalizzazione – conclude Coldiretti Puglia - occorre accelerare sull’applicazione delle misure previste dal ColtivaItalia, con 300 milioni di euro destinati all’olivicoltura italiana, e sull’introduzione di tecnologie innovative basate su risonanza magnetica, mappa genomica e mappatura isotopica, attraverso la creazione di una banca dati dedicata. Strumenti che possono rendere più efficace l’individuazione delle anomalie e contrastare le pratiche fraudolente.
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