Toufiq: “Questo è Abderrazak El Gabbas, a lui ho dato 8mila euro per venire in Italia”. L’Attacco sul posto
Ora un nome c’è. E insieme al nome, anche un documento e delle foto. Toufiq Namouuh ha consegnato a l’Attacco una fotografia della carta d’identità dell’uomo che, secondo la sua denuncia, avrebbe gestito il contatto tra il Marocco e l’Italia, promettendogli ingresso regolare, lavoro e sistemazione attraverso il sistema dei flussi. Si chiama Abderrazak El Gabbas. Nato il 3 maggio 1990 a Oulad Bouali Nouaja, in Marocco, cittadino marocchino. Il documento mostrato dal lavoratore risulta emesso dal Comune di Carpino il 13 ottobre 2021, con scadenza fissata al 3 maggio 2032. Sulla carta compare anche la dicitura “non valida per l’espatrio”. È il primo elemento concreto che consente di dare un’identità precisa alla figura rimasta finora sullo sfondo di tutta la vicenda. Un nome che attraversa il racconto di Toufiq fin dall’inizio. È a lui, sostiene il lavoratore marocchino, che sarebbero stati consegnati gli 8mila euro raccolti tra prestiti di familiari e conoscenti per arrivare in Italia con la promessa di un impiego regolare. Venerdì scorso l’Attacco ha deciso di andare di persona sui luoghi di questa storia insieme allo stesso Toufiq. Un percorso che attraversa Torremaggiore e Poggio Imperiale, i due punti attorno ai quali si è sviluppata una vicenda sospesa tra pratiche amministrative bloccate, ospitalità contestate, accuse reciproche e il ruolo mai chiarito di una rete informale di intermediazione. La prima tappa è stata Torremaggiore. Una strada tranquilla, poche persone in giro, le serrande abbassate e l’afa piovosa del primo pomeriggio. Toufiq si ferma davanti a una piccola porta a piano terra. Sopra c’è la targa dello studio dell’avvocata Benedetta Belmonte. Lo studio è chiuso. Il ragazzo indica l’ingresso e inizia a raccontare. “Ho vissuto qui dentro per sette mesi insieme ad altri ragazzi marocchini. L’avvocata Belmonte continuava a dirci di aspettare, che serviva tempo per sistemare i documenti e chiudere tutte le pratiche. Ogni volta ci dicevano che mancava poco, ma passavano le settimane e non cambiava mai nulla”. Toufiq ricostruisce la quotidianità trascorsa dentro quello studio trasformato, secondo il suo racconto, in alloggio improvvisato. “Dormivamo lì, mangiavamo lì, aspettavamo lì. A fine mese andavamo a piedi fino a casa dell’avvocata per pagare l’affitto e le utenze. Io ho sempre pagato perché avevo paura di perdere tutto quello che avevo speso per venire in Italia”. Poi indica la strada percorsa ogni mese insieme agli altri ragazzi per raggiungere l’abitazione della professionista. Un tragitto piuttosto lungo, ripetuto varie volte, diventato parte di una routine fatta soprattutto di attesa. La versione di Toufiq resta molto distante da quella fornita dall’avvocata Belmonte nelle settimane scorse. La professionista aveva spiegato a l’Attacco di avere ospitato temporaneamente i lavoratori per aiutarli in una fase di difficoltà, sostenendo che lo studio fosse stato messo a disposizione solo per pochi giorni e negando qualsiasi comportamento scorretto nella gestione della pratica. Aveva inoltre attribuito il blocco del percorso a rallentamenti burocratici interni alla Prefettura. Belmonte aveva anche annunciato l’intenzione di incontrare la redazione per chiarire ulteriormente la propria posizione. Da allora, però, non ci sono stati nuovi contatti diretti. Nel frattempo l’Attacco ha appreso che l’avvocata avrebbe deciso di procedere legalmente sia contro Toufiq sia contro l’avvocato Giovanni Marseglia, che assiste il lavoratore marocchino. Non è chiaro, al momento, se l’iniziativa riguardi anche la testata. Da Torremaggiore il viaggio prosegue verso Poggio Imperiale.
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