Comune di Trinitapoli, rettifica sì ma il fatto resta: esaminati quattro anni della Giunta guidata da di Feo



Comune di Trinitapoli, rettifica sì ma il fatto resta: esaminati quattro anni della Giunta guidata da di Feo

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Il nome va corretto, le domande restano. Quando nel 2022 fu sciolto per infiltrazioni mafiose il Consiglio comunale di Trinitapoli, il sindaco in carica era Emanuele Losapio. Nell’articolo del 4 novembre l’Attacco ha indicato erroneamente Francesco di Feo, che aveva guidato il Comune prima di Losapio ed è tornato a farlo dopo le elezioni del giugno 2024. La presidente del Consiglio comunale, Loredana Lionetti, ha chiesto la rettifica. La pubblichiamo con la stessa chiarezza con cui va ricostruito il resto della vicenda. Se proprio vogliamo scomodare Freud, il lapsus sarebbe scambiare la data dello scioglimento per l’inizio della storia. La commissione d’accesso ha esaminato l’attività del Comune dal gennaio 2016 al luglio 2021, un arco che comprende oltre quattro anni dell’amministrazione di Feo, la breve gestione commissariale seguita alle sue dimissioni e i primi mesi dell’amministrazione Losapio. Tenere distinti il periodo esaminato e il giorno dello scioglimento serve a leggere gli atti senza attribuire a un solo mandato l’intera vicenda.La sequenza elettorale aiuta a capire anche il ritorno di di Feo. Eletto nel 2011 e rieletto nel 2016, si dimise nell’estate del 2020, prima della scadenza del secondo mandato. Alle comunali di settembre non si presentò. Si candidò invece suo fratello Roberto, eletto consigliere nella lista di Losapio e poi nominato assessore. Con lo scioglimento, la Corte d’appello di Bari prima, e la Cassazione successivamente dichiararono incandidabili Losapio e i due ex assessori, Roberto Di Feo e Maria Grazia Iannella rendendoli di fatto incandidabili per due turni elettorali successivi allo scioglimento. Francesco Di Feo, estraneo a quel procedimento, potè così ripresentarsi alle comunali del giugno 2024 e fu rieletto sindaco. Nelle ore successive al nostro primo articolo, il padre, l’ex vicesindaco Nicola di Feo, in un intervento distinto dalla richiesta di rettifica contesta il modo in cui abbiamo raccontato i tre comuni dell’Ofanto e rivendica il diritto di Trinitapoli a essere raccontata anche attraverso le sue esperienze positive.  È una richiesta legittima. E proprio ai trinitapolesi dobbiamo spiegare perché nel titolo abbiamo scritto “in alert”. Nella relazione sulla missione in Puglia della Commissione parlamentare antimafia, il procuratore aggiunto di Bari Francesco Giannella riferisce che il triangolo ofantino è ancora all’attenzione degli investigatori. Sul caso specifico di Trinitapoli, il prefetto della BAT segnala una “sostanziale continuità” della compagine uscita dal voto del 2024 rispetto a quella precedente allo scioglimento e indica gli ambiti che meritano attenzione, dall’urbanistica al patrimonio, dagli affidamenti alle manutenzioni. L’alert del nostro titolo dava conto di queste valutazioni e dell’attenzione investigativa che riguarda ancora il territorio. 

Rettifica. Nell’articolo pubblicato il 4 novembre su l’Attacco abbiamo scritto erroneamente che, all’epoca dello scioglimento del Consiglio comunale di Trinitapoli nel 2022, il sindaco fosse Francesco di Feo. Il sindaco in carica era Emanuele Losapio, eletto nel settembre 2020. Lo scioglimento per infiltrazioni mafiose fu deliberato il 31 marzo 2022 e disposto con decreto del Presidente della Repubblica del 5 aprile. Francesco Di Feo, già sindaco prima di Losapio, è tornato alla guida del Comune con le elezioni del giugno 2024. L’attuale presidente del Consiglio comunale, Loredana Lionetti, ci ha chiesto di correggere quel passaggio. La rettifica è dovuta. Rimesso il sindaco giusto alla data giusta, vale la pena aprire il calendario. Perché il nome di chi sedeva a Palazzo di Città il giorno dello scioglimento risponde a una domanda precisa. Per capire quali amministrazioni passarono sotto la lente della commissione d’accesso bisogna sfogliarlo all’indietro, fino al 1° gennaio 2016. Gli accertamenti riguardarono l’attività comunale fino al luglio 2021. In quell’arco ricadono oltre quattro anni dell’amministrazione Di Feo, la breve gestione commissariale seguita alle sue dimissioni nell’estate del 2020 e i primi mesi dell’amministrazione Losapio, eletto a settembre. Il decreto che dispose l’accesso è del 29 luglio 2021. Due sindaci, un commissario e più di cinque anni di attività amministrativa. Se proprio vogliamo scomodare Freud, il lapsus sarebbe fermare il calendario al giorno dello scioglimento e scambiarlo per l’intera storia. L’errore sul nome è nostro. L’ampiezza degli accertamenti appartiene alla vicenda amministrativa e va restituita per intero, anche per evitare che il peso di quegli anni finisca tutto sulle spalle di chi, Losapio, era in carica al momento del decreto e che ha anche pagato lo scotto dell’incandidabilità per i successivi 10 anni.

E ora entra in gioco anche l’ex vicesindaco Nicola di Feo, papà di Francesco, cui va sicuramente il merito di difendere strenuamente la stirpe. In una replica distinta dalla richiesta di rettifica, ci contesta l’accostamento dei tre comuni dell’Ofanto e teme che il titolo finisca per mettere sullo stesso piano vicende diverse. Il sottotitolo del nostro articolo diceva proprio “Tre Comuni, vicende diverse”. Anche nel testo la distinzione era esplicita. San Ferdinando era in attesa dell’esito di un procedimento, Trinitapoli aveva alle spalle uno scioglimento già disposto e Margherita di Savoia era al centro di un’indagine e di polemiche sulle assunzioni. “Il richiamo alle esperienze positive del territorio merita ascolto”, sentenzia Nicola di Feo.  

Ma anche chi lavora ogni giorno per tenere in piedi servizi, imprese e associazioni ha interesse a sapere che cosa emerge dagli atti sul proprio Comune, replichiamo noi. E qui, calendario alla mano, torniamo avanti, al voto del 2024, con la rielezione di Francesco di Feo.  

A pagina 92 della relazione sulla missione in Puglia della Commissione parlamentare antimafia datata marzo 2026, il prefetto della BAT riferisce che, dopo quelle elezioni, il Comune risulta amministrato da una compagine “in sostanziale continuità con quella oggetto del provvedimento ablatorio”. Segnala inoltre “la tendenza alla ricomposizione delle medesime reti di influenza dopo il periodo commissariale” e indica gli ambiti da osservare: urbanistica, patrimonio, affidamenti e manutenzioni. È in questo senso che nel titolo abbiamo scritto “Trinitapoli in alert”. 

A pagina 89 della stessa relazione, il procuratore aggiunto di Bari Francesco Giannella riferisce che il triangolo ofantino, di cui Trinitapoli fa parte, è tuttora all’attenzione degli investigatori. Le osservazioni del prefetto sul periodo successivo al commissariamento spiegano perché quell’attenzione riguardi ancora il Comune. Il richiamo del nostro articolo è dunque proporzionato a quanto emerge dalle audizioni e ha un destinatario preciso: chi amministra. A pagina 96 il comandante provinciale dei Carabinieri, per il primo anno di consiliatura, ovvero il 2024, cita punte del 94–95 per cento di affidamenti diretti nei lavori pubblici. La percentuale, da sola, non dimostra irregolarità. 

Restano però sempre da chiarire i criteri delle scelte, la rotazione degli operatori e i controlli sulle imprese. Alla Presidente Lionetti spettava chiedere certamente la correzione e a noi pubblicarla con evidenza ribadendo al contempo che il Comune è ancora in fase di alert visto la recente relazione della Commissione. Il senso del nostro articolo era dunque chiedere a chi amministra se il cambio di passo da un passato scomodo e ingombrante sia avvenuto realmente o  al contrario come evidenzia la relazione la situazione sia addirittura peggiorata. È una domanda che resta aperta anche dopo aver rimesso al suo posto il nome del sindaco.

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