Figliola, foggiano sfida suo Foggia: ha imparato a non arrendersi, lunedì torna da avversario nella sua città



Figliola, foggiano sfida suo Foggia: ha imparato a non arrendersi, lunedì torna da avversario nella sua città

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Per Antonio Figliola quella di lunedì sera non sarà una gara come le altre. Dall’altra parte ci sarà il Foggia, la squadra della sua città, il luogo in cui tutto è cominciato, la terra delle sue origini e dei primi sogni calcistici. Un derby che torna a distanza di 12 anni e che porta con sé una rivalità storica, ma anche una particolare carica emotiva per chi, come lui, quella città non l’ha mai davvero lasciata alle spalle. 

Figliola è nato a Foggia il 26 gennaio ‘99. Ha 27 anni il portiere che oggi difende i colori biancorossi del Barletta, società con la quale ha vissuto una delle gioie più importanti della sua carriera: la promozione in Serie C. Un traguardo che ha rappresentato il coronamento di un percorso lungo, fatto di sacrifici, pazienza, talento e soprattutto di una qualità che, nella sua vicenda personale, assume un significato particolare: la capacità di rialzarsi. Perché quella di Figliola non è soltanto la storia di un ragazzo che ha inseguito il sogno di diventare calciatore. È anche la storia di chi ha dovuto confrontarsi con ostacoli che, a quell’età, avrebbero potuto mettere seriamente in discussione il suo futuro. 

Il calcio lo scopre a Foggia, dove muove i primi passi e cresce nel settore giovanile rossonero. Come tanti bambini, comincia inseguendo un pallone senza immaginare quanto quel gioco sarebbe diventato importante nella sua vita. Poi arriva la scelta del ruolo, quello più particolare, quello che spesso si impara ad amare quasi per caso: il portiere. Stare tra i pali significa assumersi responsabilità differenti rispetto a quelle degli altri compagni. Significa sapere che un errore può pesare enormemente, che una parata può cambiare una partita e che la concentrazione non può mai venire meno. 

Figliola comincia presto a costruire la propria identità calcistica attraverso queste caratteristiche. Dopo le esperienze giovanili e il passaggio al Monopoli, il suo percorso prende la direzione del calcio dilettantistico. Arriva lo Sporting Fulgor Molfetta, prima di una lunga e significativa parentesi con il Bitonto. È proprio in neroverde che comincia a farsi conoscere oltre i confini del panorama calcistico pugliese. 

La stagione ‘19-20 rappresenta uno dei primi momenti di grande visibilità. Il Bitonto costruisce una squadra straordinariamente solida e si impone all’attenzione nazionale per la propria organizzazione difensiva. I numeri raccontano una realtà impressionante: appena 6 reti subite nelle prime 18 giornate, la formazione pugliese diventa la difesa meno battuta d’Italia, considerando tutte le categorie professionistiche e dilettantistiche. Tra i protagonisti di quella straordinaria solidità c’è proprio Figliola. Giovane, ma già capace di trasmettere sicurezza, il suo nome comincia a circolare con insistenza e il suo rendimento alimenta prospettive interessanti anche in ottica professionistica. 

Ma proprio quando il percorso sembra procedere nella direzione desiderata, arriva uno degli ostacoli più complicati. Nel marzo ‘21, durante la sua esperienza al Bitonto, accusa un episodio sincopale e viene sottoposto ad accertamenti presso il Policlinico di Bari. Gli esami evidenziano un problema cardiaco congenito, di lieve entità secondo quanto comunicato allora dalla società, che rende necessario un trattamento medico che lo costringe a interrompere temporaneamente l’attività agonistica. Ci sono domande, attese, accertamenti e soprattutto la necessità di mettere al primo posto la salute.

In quei momenti il calcio passa inevitabilmente in secondo piano. La priorità diventa recuperare la serenità, affidarsi ai medici e affrontare il percorso necessario per tornare a una condizione che consenta di riprendere l’attività. È una ripartenza che richiede pazienza e forza di volontà. E che rende ancora più significativo tutto ciò che arriverà successivamente. 

C’è un altro aspetto che contribuisce a rendere particolare il profilo di Antonio Figliola: il rapporto con lo studio. In un mondo nel quale spesso la carriera sportiva assorbe completamente il tempo e le energie di un giovane calciatore, Antonio ha scelto di affiancare al pallone anche un percorso universitario. Ha investito nella propria formazione, conseguendo titoli accademici in ambito economico-manageriale e nelle scienze motorie. Due percorsi che raccontano interessi differenti, ma complementari. Da una parte l’economia e il management, dall’altra la conoscenza del corpo, dell’attività fisica e dei meccanismi che regolano la preparazione atletica. Non è un dettaglio secondario. Significa comprendere che la carriera di un calciatore, per quanto importante, non può rappresentare l’unico orizzonte della propria esistenza. 

Superato il periodo più complicato, Figliola torna progressivamente a essere protagonista. La sua esperienza al Bitonto prosegue fino al ‘23, poi arriva il Martina, dove trova continuità e la possibilità di consolidare ulteriormente il proprio valore. Con la formazione martinese disputa diverse stagioni da protagonista, confermandosi tra i portieri più affidabili del campionato di Serie D. Le presenze, il lavoro quotidiano e la capacità di mantenere standard elevati gli permettono di maturare ulteriormente.

Il passaggio al Barletta, nell’estate del ‘25, rappresenta un’altra tappa significativa. Una piazza importante, una tifoseria esigente e una società con ambizioni dichiarate. E’ l’occasione di entrare in un progetto che punta a riportare il club biancorosso nel calcio professionistico. La stagione si conclude con la conquista della promozione in Lega Pro. Un risultato che restituisce alla città una categoria attesa, e che consente anche a Figliola di raggiungere un traguardo inseguito a lungo.

Nel luglio ‘26 arriva la conferma ufficiale: il portiere rinnova il proprio contratto fino al 2027. Una scelta reciproca che testimonia la volontà di proseguire insieme anche nella nuova avventura in Serie C. Che ha segnato il debutto in terza serie. Adesso, però, il calendario gli mette davanti una partita speciale, Foggia-Barletta, è una sfida che va oltre la normale contrapposizione tra due squadre pugliesi, perché per Antonio rappresenta un ritorno alle origini. 

Da una parte il Foggia, la città in cui è nato, dove ha cominciato a coltivare il proprio sogno e dove ha mosso i primi passi nel mondo del calcio. Dall’altra il Barletta, la società che gli ha dato l’opportunità di conquistare la promozione in Serie C e con la quale ha scelto di proseguire il proprio percorso. In mezzo, tutto ciò che è accaduto in questi ventisette anni: le prime parate, le stagioni in Serie D, il Bitonto dei record, il problema cardiaco, il ritorno, le esperienze di Molfetta e Martina, gli studi universitari, le nuove difficoltà fisiche e infine la soddisfazione di raggiungere il professionismo.

Per Figliola sarà inevitabilmente una serata particolare, anche se il calcio impone di mettere da parte i sentimenti quando l’arbitro fischia l’inizio. Per novanta minuti conteranno soltanto la maglia che indossa, i compagni da sostenere e l’obiettivo della squadra. E tra i protagonisti attesi ci sarà anche un ragazzo foggiano che, dopo aver percorso tanta strada, si ritrova davanti alla propria città con una maglia diversa da quella che avrebbe potuto immaginare da bambino. 

Antonio Figliola vivrà una partita che avrà inevitabilmente un significato personale. Perché ci sono luoghi dai quali si parte per inseguire un sogno e ai quali, prima o poi, si torna. Anche da avversari. E per un ragazzo nato a Foggia, cresciuto con il pallone tra i piedi e arrivato in Serie C attraverso sacrifici e determinazione, lo Zaccheria non potrà mai essere soltanto uno stadio. Sarà sempre, in qualche modo, casa.

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