Zapponeta è quasi in fondo alla classifica regionale dei redditi dichiarati. I dati del Ministero dell’Economia e delle Finanze la collocano al 256esimo posto su 257 in Puglia, con 2.521 contribuenti e un reddito medio di 12.316 euro, sopra soltanto Roseto Valfortore. Numeri che raccontano una realtà povera, almeno sulla carta. Ma questa mattina l’Attacco è stato sul posto per capire cosa c’è davvero dietro quelle cifre.

Il 26 settembre prossimo sarà trascorso mezzo secolo dall'incidente più grave dell'ex petrolchimico Anic-Enichem di Manfredonia, quando scoppiò la colonna d'arsenico. Tuttora si attende la conclusione dell'infinita bonifica dai mille veleni lasciati dall'impresa di Stato. A detta di Eni Rewind ci vorranno ancora 20 anni per ripulire la falda, mentre una campionatura nel SIN a mare non è mai stata effettuata. Nel 1988 un movimento di 3.000 donne protestò contro la fabbrica chimica che da vent’anni minacciava la città con ripetuti incidenti. Donne che in alcuni casi non vedranno mai la fine dei lavori o rischiano di non arrivare a quella fatidica data. “Io ho compiuto ormai 80 anni e sto lottando da quando scendemmo in piazza”, afferma a l’Attacco la professoressa Rosa Porcu, colonna portante del Movimento cittadino donne e oggi referente della Casa della salute e dell’ambiente, nata nel Golfo negli scorsi anni a seguito della ricerca epidemiologica partecipata. “Se ci penso mi viene rabbia per la classe politica che ha governato la città, silenziando per decenni questi processi”. La riproposizione, da parte della compagnia teatrale Bottega degli apocrifi, dello spettacolo Sottosopra e il successivo dibattito pubblico in teatro hanno confermato che, nel 2026, esiste sulla vicenda Enichem, un vero “conflitto della memoria”, tra quanti provano tuttora risentimento per quelle donne che protestarono provocando la chiusura della fabbrica in cui lavoravano i loro familiari e certi che considerano lesiva dell’immagine del territorio l’attenzione alta mantenuta sulla bonifica del SIN. “Provo sconforto quando mi rendo conto che c'è chi non vorrebbe più sentirne parlare”, dice Porcu. “Noi da allora abbiamo sempre tenuto la fiaccola accesa, lo facciamo anche per le donne che erano in piazza con noi e che sono morte, come da ultimo la nostra amica Elisa Castriotta. Io in genere ho un carattere paziente e una coscienza politica, ma durante l'incontro nel teatro Dalla mi è salita l’ira perché due uomini rappresentativi di quella stagione politica ne hanno parlato senza alcuna autocritica”, è il riferimento all'ex parlamentare Franco Carella e all'ex sindaco Gaetano Prencipe. “Avrei voluto sentir dire “sbagliammo, non capimmo che in quella piazza c'era un'altra visione politica”. C'è una responsabilità: aver tenuto sotto silenzio la vicenda per troppo tempo, come il silenzio del Comune quando uscì dal processo contro Enichem per il risarcimento dei danni. Ancora oggi si avvertono le ferite provocate dai tanti tradimenti da parte delle istituzioni. Ebbene, la ricerca partecipata è stato il tentativo di superare tutto questo. Quando si mettono le questioni spinose sotto silenzio poi a un certo punto esplodono. Ancora adesso c'è un freno a mano tirato quando si parla dei morti e del passato, perché la politica politicante teme di spaventare la gente”, continua Porcu.

“I dati pubblicati in questi giorni dal Ministero delle Finanze parlano chiaro: gli ultimi Comuni della Puglia sono quasi tutti della provincia di Foggia, in particolare dei Monti Dauni - constata il consigliere regionale Nicola Gatta (FdI) -. Eppure è stato proprio questo territorio a permettere alla Regione Puglia di restare nell’Obiettivo 1, garantendo per anni ingenti risorse europee destinati a ridurre i divari territoriali”.

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