La strada a scorrimento veloce del Gargano (la cosiddetta “superstrada garganica”) è un’infrastruttura che la Capitanata attende da decenni e che, almeno per il versante settentrionale del Promontorio, negli ultimi tempi aveva finalmente cominciato ad avere contorni più definiti... o almeno così sembrava: il periodo tra settembre e ottobre era stato infatti designato nei mesi scorsi come possibile momento di avvio dei lavori, ma ad oggi, al tramontar della stagione estiva, dei cantieri ancora neanche l’ombra. 
Dunque a che punto siamo?  Attualmente il progetto che è più avanti è quello del collegamento tra Vico del Gargano e Peschici, finanziato per 395 milioni di euro e rispetto al quale l’iter continua a procedere. Per vedere le ruspe al lavoro, tuttavia, sarà necessario attendere ancora: dal Comitato Pro Superstrada l’orizzonte indicato, sulla base delle interlocuzioni avute con Anas, è quello della primavera 2027, in quanto restano da compiere alcuni passaggi procedurali. A Peschici il sindaco Luigi d’Arenzo attende ora un aggiornamento proprio da Anas: “Era tutto pronto, i pareri sono stati reiterati e da quel punto di vista siamo a posto”, asserisce a l’Attacco, ricordando come per il Vico-Peschici il problema non sia la copertura finanziaria. Nei mesi scorsi era stato prospettato un possibile avvio per l’appunto tra settembre e ottobre, ma il primo cittadino preferisce oggi non fissare scadenze: “Loro hanno un cronoprogramma e hanno già indicato le date di lavorazione, però bisogna vedere. Se non cominciano non possiamo neanche indicare la data”. D’Arenzo conta per questo di tornare a interloquire direttamente con i tecnici Anas. Marino Argentieri, vicepresidente del Comitato Territoriale Pro Superstrada del Gargano, sentito da l’Attacco dettaglia maggiormente i prossimi passaggi: “Adesso dovrebbe esserci la conferenza di servizi, poi dovrà essere consegnato il progetto esecutivo, cioè quello che effettivamente si andrà a realizzare”, riferisce. Nel frattempo dovranno procedere espropri e altre attività propedeutiche, comprese quelle legate alle cave. Quanto al cantiere, “i responsabili Anas ci hanno parlato della primavera del 2027, al massimo giugno”, dice, fissando una tempistica sulla quale si attende comunque una conferma ufficiale. Argentieri invita inoltre a non confondere l’apertura del cantiere con il completamento dell’opera: tra viadotti e gallerie, secondo le stime raccolte dal Comitato, la realizzazione potrebbe richiedere diversi anni: “Non è un lavoro piccolo”, osserva, arrivando a ipotizzare una forbice tra sei e dieci anni a seconda delle difficoltà incontrate durante l’esecuzione. Del progetto si è discusso anche a Roma, nel corso di un incontro con il Sottosegretario alle Infrastrutture e ai Trasporti Tullio Ferrante.

Appuntamento importante, venerdì 25 settembre, a San Nicandro Garganico, per il festival “Gargano Vivo”, radici in cammino, con il convegno: “Restanza e resistenza: analisi e strategie per il contrasto allo spopolamento”. Nella sala consiliare di Palazzo Zaccagnino, dopo i saluti istituzionali del commissario straordinario del Parco Nazionale del Gargano, Raffaele Di Mauro, parlamentari e consiglieri regionali del territorio, interverranno prestigiosi relatori: Barbara Cafarelli, docente dell’università di Foggia; Nicola Di Bari, manager d’azienda; Giuseppe Palladino, presidente della BCC di San Giovanni Rotondo; Matteo Rinaldi, analista finanziario; Matteo Vocale, Sindaco di San Nicandro; Piero Paciello, direttore del l’Attacco. Una visione ma anche possibili soluzioni concrete per arrestare l’emorragia delle aree interne e lo spopolamento delle città di Capitanata. Argomenti che questa testata tratta da oltre quindici anni, oltre ad essere parte attiva con iniziative che fanno incontrare domanda e offerta, tra giovani, imprese e mondo della scuola. 
Le comunità di Capitanata invecchiano con tutto ciò che ne deriva, iniziando dai servizi e dall’assistenza sanitaria – che si cerca di dirottare verso sanguinose polizze assicurative e tentativi di privatizzazione -. Sindaci che vedono ridurre la popolazione, con un saldo tra nascite e decessi sempre negativo, ma che devono garantire servizi, manutenzione delle strade, delle scuole, stipendi dell’ente, sicurezza, pubblica illuminazione e politiche sociali. Restanza, parola riemersa in italiano da qualche anno in una nuova accezione che fa riferimento “all’atteggiamento di chi, nonostante le difficoltà e sulla spinta del desiderio, resta nella propria terra d’origine, con intenti propositivi e iniziative di rinnovamento”, un insieme di resistenza e resilienza di tenacia e flessibilità nell’affrontare le difficoltà. Utilizzata, per la prima volta, dall’antropologo calabrese Vito Teti nel suo libro Pietre di pane. Un’antropologia del restare. “La prima questione da affrontare e cambiare è quella culturale, la più difficile in assoluto – ha detto a l’Attacco, il Sindaco della cittadina garganica, Matteo Vocale -. Nelle nostre comunità, ormai, abbiamo la cultura radicata che porta ad esortare all’emigrazione – a prescindere – i nostri figli con la classica frase: “Qui non c’è niente. Andatevene via”. Manca quell’elemento civico, quel senso di appartenenza a far vivere il territorio, a farlo amare, a non disprezzarlo. Devo dire, però, che il post pandemia ha invertito la tendenza e ci sono molti ritorni, per via di chiare motivazioni, come la vita troppo cara nelle grandi-medie città del Nord e la negatività di sentirsi estranei”. 

Quarantamila persone accolte nell’arco di appena quattro giorni, due grandi manifestazioni profondamente diverse tra loro e, contemporaneamente, la regolare prosecuzione dei traffici marittimi. Il porto di Bari supera la prova dei grandi eventi e si candida a diventare il laboratorio di un nuovo modello di scalo: non più un’infrastruttura separata dal tessuto urbano, ma uno spazio pienamente operativo e, allo stesso tempo, aperto alla città, alla cultura e alle iniziative capaci di richiamare migliaia di visitatori. È questo il dato politico e strategico che emerge dalla conferenza stampa convocata dall’Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Meridionale per tracciare il bilancio delle intense giornate del 4 e dell’8 settembre.  A illustrarlo, nella sala Comitato della sede di Bari, è stato il presidente Francesco Mastro, affiancato dal segretario generale Francesco Di Leverano, dal direttore del Dipartimento tecnico Paolo Iusco e dal comandante in seconda della Capitaneria di porto di Bari, il contrammiraglio Marcello Luigi Notaro. Il primo banco di prova è arrivato il 4 settembre, quando il porto ha ospitato la manifestazione organizzata per celebrare il Governo più longevo della storia della Repubblica. Circa diecimila persone hanno raggiunto l’area portuale per partecipare all’evento, alla presenza della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, di ministri e di numerosi rappresentanti politici nazionali e locali. L’Autorità portuale ha assicurato il supporto logistico e operativo alle Forze dell’Ordine e alla Presidenza del Consiglio, chiamate a predisporre un articolato dispositivo di sicurezza. Nella stessa giornata lo scalo non ha, però, interrotto la propria attività. Sono state gestite sei unità navali: quattro Ro-Pax, una nave da crociera e una Ro-Ro. I passeggeri in arrivo sono stati 3.455, insieme a 1.041 automobili, 117 camion e 36 rimorchi. Sul fronte delle partenze, sono stati imbarcati 980 passeggeri, 331 auto, cinque autobus, 178 camion e 105 rimorchi, mentre 984 crocieristi hanno transitato nello scalo. Una macchina complessa, resa ancora più delicata dalla presenza contemporanea di migliaia di partecipanti alla manifestazione politica. Quattro giorni più tardi, l’8 settembre, la seconda prova. L’ansa di Marisabella ha ospitato il concerto di Jovanotti, tappa del JOVATOUR 2026, richiamando oltre trentamila spettatori provenienti anche da altre regioni. Ancora una volta è stato necessario garantire sicurezza, accoglienza e accessibilità, senza interferire con il lavoro ordinario del porto.

È stata completata a Castelluccio dei Sauri la nuova rete in fibra ottica FTTH (Fiber To The Home) realizzata da Open Fiber: è un’infrastruttura che consente l’accesso a servizi di connettività ultraveloce direttamente all’interno degli edifici e che oggi complessivamente raggiunge circa un migliaio di unità immobiliari tra abitazioni, imprese e attività commerciali.

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