Gelosie, qualche ripicca e solo un acceso scontro verbale durante la riunione della coalizione di maggioranza ma, per il resto, l’Amministrazione comunale di Manfredonia guidata da Domenico la Marca non deve nutrire particolari timori. Nè per il breve periodo e nemmeno per quello più lato. Detto della frammentazione all’interno della minoranza consiliare – che indebolisce le azioni di opposizione al governo cittadino -, nemmeno tra i banchi della maggioranza consiliare vanno tutti d’amore e d’accordo. E il Sindaco ha il suo da fare per spegnere ora le velleità di uno e dopo le ambizioni di un altro. La situazione è comunque ben differente rispetto a quella che, invece, si sta registrando da alcuni giorni a San Severo. Nella città dei campanili la pentola a pressione della maggioranza sta fischiando da troppo tempo, mentre a Palazzo San Domenico si tratta più che altro di sommovimenti intestini. Che non minacciano – né lasciano presagire – scossoni per la tenuta dell’Amministrazione. In un certo qual modo, a Manfredonia ci sono ancora “vecchi saggi” che riescono a guidare pure a distanza. Direttamente o indirettamente, le figure più scafate tengono a bada gli slanci emozionali dei meno rodati. A differenza di quello che era successo con il governo cittadino di Gianni Rotice, che era stata tacciato di inesperienza, presunzione e arroganza. Tutto si può aggiustare e tutto si può ricomporre, nel nome dell’elevato interesse pubblico. O anche in quello della meno nobile convenienza pratica. Il primo cittadino resta saldo al suo posto, come però resta anche la sua solitudine. E si prepara per il Consiglio comunale del 3 giugno prossimo quando, tra i punti all’ordine del giorno, si dovrà discutere la richiesta di referendum consultivo per il Centro d’accoglienza straordinaria (CAS) a Manfredonia proposta dai consiglieri di minoranza Ugo Galli, Fabio Di Bari, Liliana Rinaldi e Vincenzo Di Staso. Sarà certamente respinta, ma qualcuno della maggioranza potrebbe cogliere la palla al balzo e togliersi due sassolini dalle scarpe: detriti lasciati dal Sindaco. Il Partito Democratico aveva iniziato la consiliatura con 5 consiglieri eletti, meritandosi 3 assessorati: Bilancio per Cecilia Simone, Attività produttive per Matteo Gentile e Ambiente per Rita Valentino. La recente defezione del consigliere Matteo Pacilli ha dato vigore a quella parte di civici della maggioranza che ambiscono alla carica di vicesindaco, attualmente dell’assessora Simone. “E’ così dal primo momento che gli fu assegnato anche quell’incarico – riferisce una fonte interna - che, in termini pratici, si traduce nelle sporadiche sostituzioni del Sindaco soprattutto negli eventi. A fronte comunque dii questa maggiore responsabilità, si possono portare a casa circa 500 euro in più al mese. Non sono pochi”.

Un Consiglio comunale, quello di giovedì 28 maggio, che ha sancito la spaccatura all’interno della maggioranza che sostiene la Sindaca di San Severo, Lidya Colangelo. Qualcosa che si stava trascinando da tempo, in cui cadono anche le dimissioni, dell’ex assessore Pierluigi Marino, con la delicata delega ai Lavori pubblici, settore che contempla tante opere avviate, tra cui il parcheggio di piazza Cavallotti. Spaccatura che giovedì, ha visto anche la prova di sfiducia alla Sindaca, che non è andata a buon fine, visto che è mancata la firma della presidente del consiglio, Rosa Capisiena, rimasta in maggioranza. Il nodo gordiano da sciogliere resta questo, mentre il contendere è stato il punto tre all’Ordine del giorno, riguardante una variante urbanistica per l’apertura di un’attività di fast food. La maggioranza, come indicato dalla Consigliera di FdI e presidente della II Commissione, ne aveva chiesto il rinvio, per il completamento dell’iter in commissione con tutto ciò che ne deriva, per poi poterlo portare nel Consiglio comunale previsto per l’8 giugno.

I dati ufficiali dell’ultima delle 33 sezioni di Lucera sono arrivati oltre l’1.30 della notte tra lunedì e martedì, e fino a quel momento, per chi ha resistito, è stato uno stillicidio di numeri, dati e proiezioni soprattutto nel comitato elettorale di Giuseppe Pitta. Per il riconfermato Sindaco, invece, le risultanze ampiamente a suo favore erano state registrare ad dirittura nel pieno pomeriggio, intorno alle 18.30, quando i suoi avversari Vincenzo Checchia e Nicola Di Battista si sono presentati in Piazza Duomo per congratularsi per il risultato raggiunto. C’era attesa soprattutto per capire quale sarebbe stata la performance generale dell’armata delle otto liste messe in campo da Pitta, perché l’obiettivo era quello di arrivare al 62,5% per spuntare anche il 16esimo consigliere comunale di maggioranza. Alla fine resteranno 15, con 8.887 voti che sono valsi il 58,29%, a fronte delle preferenze dirette al Sindaco che si sono fermate al 53,29%, comunque 8.501. Pitta in effetti è stato l’unico a pagare dazio sul voto disgiunto, soluzione di voto che è stata uno dei temi principali delle quattro settimane di pro paganda ufficiale, specie dalle parti di Checchia che in effetti può vantare il saldo maggiore: 4.976 voti a suo favore (cioè il 31,20%) a fronte di un consenso incassato dalle tre liste della coalizione “Noi per Lucera” che è stato di 4.470, valendo il 29,32%. Ottimo valore aggiunto anche quello espresso da Di Battista, il quale ave va schierato quattro liste che hanno totalizzato 1.890 (12,40%), mentre il consenso personale è arrivato a 2.474 preferenze (15,51%). I candidati totali in questa tornata elettorale sono stati 321, a fronte di 24 posti disponibili nell’assemblea cittadina che viene rinnovato per oltre metà dei suoi componenti, con 11 debutti assoluti tra maggioranza e mi noranza e 13 ritorni, non per forza della scorsa assemblea, perché ci sono anche rientri piuttosto datati del decennio scorso. La formazione più votata è proprio quella di “Pitta Sindaco” con 2.800 preferenze che valgono il 18,36% dei consensi, mentre il consigliere più suffragato è stato con 669 preferenze, trascinando la lista che porta il suo stesso nome a 2.226 voti e al 14,60% del totale, seconda in classifica.

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