Radiologia di Manfredonia, tensione altissima: 6 lavoratori puntano dito su organizzazione e modi del primario

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A nulla sembrano essere valse le raccomandazioni che il direttore generale della Asl Foggia Antonio Nigri fece a novembre (come raccontato su queste colonne) allo staff del reparto di radiologia di Manfredonia, in occasione della formalizzazione del nuovo primario Michele Faruolo, nominato dopo che nel giro di una manciata di mesi si erano dimessi i professionisti che lo avevano preceduto nella graduatoria scaturita dall’apposito avviso. Il primo a dimettersi fu Matteo Gravina, stimato medico che ha lasciato il prestigioso incarico dopo soli 4 mesi, gli è subentrato Giovanni Maria Battista Basso, secondo classificato. Già di per sé quella vicenda suscitò non poco stupore, si parlò di una non troppo celata insofferenza del radiologo, tornato al Policlinico Riuniti, rispetto ad un ambiente di lavoro poco sereno. Al suo esordio Basso si presentò particolarmente risoluto e deciso a dare un chiaro giro di vite ad un reparto che si era mostrato, anche al secondo primario, particolarmente complesso da gestire. Nonostante le migliori intenzioni, il copione si è ripetuto ma in tempi decisamente più rapidi considerato che Basso non è andato oltre i due mesi. Da novembre, come detto, c’è Faruolo. Gli occhi continuano ad essere puntati su un reparto che è stato già oggetto di attenzioni e rimostranze da parte dei cittadini, rimpallati spesso da una struttura sanitaria all’altra per ottenere l’erogazione delle prestazioni richieste. Silenzio e spirito di servizio avrebbe chiesto lo stesso Nigri all’intero staff di reparto con toni che sarebbero parsi decisamente meno accomodanti di quelli usati per invitare il personale a collaborare con i due precedenti primari (dimissionari). Per la serie: Faruolo non si tocca o ve la vedrete con me. Ma il clima teso sembra essere destinato a perdurare. Lo conferma l’azione posta in essere da 6 dipendenti dello staff che, assistiti dagli avvocati Gabriella Guida e Vincenzo De Michele, hanno evidenziato le criticità in una lettera indirizzata alla direzione strategica della Asl, al direttore di presidio Savino Dimalta, allo stesso Faruolo, all’assessore regionale alla sanità Raffaele Piemontese, al Sindaco di Manfredonia Domenico La Marca e all’ufficio prevenzione, corruzione e trasparenza a cui è stato richiesto “sollecito intervento al fine di riportare armonia tra le risorse umane presenti nella struttura di radiologia, che è uno dei cuori pulsanti di un ospedale. In difetto, sarà informata la competente direzione provinciale del lavoro al fine di tutelare il diritto alla salute dei dipendenti, essendo codesta Azienda sanitaria a mente dell’art. 2087 c.c., il datore di lavoro e, quindi, sarebbe ritenuta responsabile di un eventuale compromissione della salute dei lavoratori coinvolti”, si legge nella missiva.

I sei denunciano una serie di episodi a loro dire gravi: “Se pur superfluo – evidenziano in premessa i legali -, è opportuno sottolineare che il primario di una struttura ospedaliera è tenuto, quale pubblico dipendente, a prestare la sua opera in conformità delle leggi ed in modo da assicurare sempre l’interesse della pubblica amministrazione. In particolare ispirandosi nei rapporti con i colleghi, ai sensi dell’art. 13 dello statuto degli impiegati civili dello Stato, al principio di una assidua e solerte collaborazione. Inoltre un direttore di struttura deve conoscere le tecniche di gestione delle risorse umane; deve saper programmare e gestire le risorse professionali e materiali nell’ambito del budget di competenza.  Tanto premesso, si segnala che inopinatamente il dott. Faruolo in una situazione cronica di carenza di personale ha disposto con sua nota di adibire una tecnica del reparto ad altri compiti (come raccontato all’epoca da l’Attacco, ndr), esonerandola dall’esecuzione degli esami di diagnostica per immagini”.

Guida e De Michele evidenziano, come fecero anche alcune sigle sindacali, che adibire una figura tecnica a compiti sostanzialmente di tipo amministrativo porta inevitabilmente ad un aggravio di lavoro per il restante personale.  

“Come se ciò non bastasse, in radiologia è presente anche il coniuge della tecnica, alla quale è stato attribuito anche il compito di compilare i turni di servizio, inevitabilmente i turni più pesanti sono assegnati ad altri tenendo indenne appunto il coniuge – evidenziano i legali - da una turnazione gravosa. La stessa arriva persino a modificare a proprio piacimento i carichi di lavoro. Fa e disfa come meglio ritiene i propri turni di servizio, in base ad una sorta di ‘autogestione’ inammissibile che incide sui turni degli altri. Ovviamente è gravemente lesa la par condicio rispetto ai colleghi, costretti a subire tale stato di cose. Non vi è chi non veda un’incompatibilità ad esercitare tali compiti da parte della stessa in violazione della normativa sul conflitto di interesse e del Ccnl delle norme sulla trasparenza e anticorruzione, con l’assegnazione ad un lavoratore di un incarico di coordinamento in unità operativa, dove si va a coordinare anche il proprio coniuge”.  Nonostante le segnalazioni dei sindacati nulla è cambiato e per questo è stato chiesto l’intervento dell’ufficio per la prevenzione della corruzione e della trasparenza.

Ma, al di là dell’organizzazione interna, la missiva segnala altro: “Spesso il dott. Faruolo usa un linguaggio non consono all’ambiente, altamente lesivo e offensivo dell’immagine dell’ente e del personale che vi lavora. Inoltre arbitrariamente ha deciso di sottrarre due ore e 30 minuti di lavoro straordinario ad una tecnica. I nostri assistiti sono peraltro in grado di provare quanto dichiarato. Recentemente, ha inveito contro due dottoresse che (magari erroneamente) ritenevano di poter partecipare alla riunione che sì è svolta nello studio di Faruolo alla presenza del Sindaco della città e di un consigliere comunale. Le due sono state allontanate in malo modo e una, visibilmente provata e sotto shock sentitasi pesantemente umiliata, è dovuta ricorrere alle cure del Pronto Soccorso. E’ chiaro che tale atteggiamento finisce per creare interruzione di pubblico servizio, in quanto la lavoratrice ha dovuto abbondonare il posto di lavoro perché si è sentita male”.  

I 6 tecnici lamentano quindi di vivere condizioni di lavoro stressogene e temono anche giudizi negativi sulle schede di valutazione. Da qui la richiesta di porre rimedio alla situazione.

Nel frattempo la direzione generale della Asl ha stabilito che per recuperare le prestazioni non erogate a Manfredonia per la rottura della Tac, di dirottare i pazienti tra San Severo e Cerignola. Vale a dire che i cittadini dovranno percorrere, tra andata e ritorno quasi 140 km nel primo caso e quasi 100 nel secondo, con evidenti disagi. Disagi che riguarderanno anche il personale sanitario: sono già partiti infatti ordini di servizio che porteranno i dipendenti strutturati di Manfredonia nelle altre due sedi. La cosa strana è che contestualmente, per coprire i turni all’ospedale sipontino che giocoforza resteranno vacanti, sono stati reclutati alcuni gettonisti, con costi molto alti. E mentre il pubblico annaspa in città è prossimo all’apertura un nuovo centro diagnostico privato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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