Prevenzione antimafia da riformare, le posizioni restano inconciliabili: Procure contrarie, avvocati a favore
Quanto restino distanti le opposte posizioni di magistratura (quasi tutta) e avvocatura sul tema della riforma della prevenzione antimafia lo ha confermato in maniera lampante il convegno dedicato al tema svoltosi lunedì scorso a Foggia presso Palazzo Dogana, organizzato dai dipartimenti di Giurisprudenza e Scienze Sociali dell’Università di Foggia in collaborazione con l'Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili. Da un lato la posizione di chi - come il procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo, il prefetto Paolo Giovanni Grieco, il procuratore di Bari Roberto Rossi - sostiene la necessità di non indebolire la normativa attuale. Dall’altro le criticità evidenziate dai giuristi e ancor più dagli avvocati, a partire dal viceministro della giustizia, il penalista barese Francesco Paolo Sisto. Melillo ha invitato ad andare oltre la “trita ripetizione del conflitto fra garanzie e sicurezza”, che è stato al centro di numerosi interventi. “La sede di Foggia per questo convegno ha un ulteriore significato. Qui la criminalità organizzata si presenta come violenta ma ha profonda conoscenza delle tecnologie ed è impegnata in un processo profondo di modificazione nelle strutture di impresa. Vive attraverso le regole del mercato delle imprese e cerca di utilizzarle secondo i propri fini. Io bandirei l'espressione “infiltrazione” e quelle che lasciano intendere ci siano agenti patogeni esterni che aggrediscono corpi sani. In realtà non è così”, ha affermato Melillo.
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