La storia è semplice, quasi banale nella sua dinamica. Vincenzo Rizzi, cittadino attivo e voce critica della città, scopre di essere stato bloccato su Facebook dalla Sindaca di Foggia Maria Aida Episcopo. Nessun insulto, nessuna minaccia, nessuna deriva personale: solo opinioni, osservazioni, richieste di chiarimento sull’operato amministrativo. Eppure, da un giorno all’altro, il suo contatto virtuale viene interrotto.
“La sindaca mi ha bloccato su Facebook. Una scelta perfettamente legittima, per carità”, scrive Rizzi. Ma subito dopo aggiunge ciò che rende la vicenda più ampia del suo caso personale: “Resta però il dubbio che, in questa città, il dissenso venga gestito con più rapidità dei problemi”. È una frase che pesa, perché fotografa una sensazione diffusa: la difficoltà, da parte delle istituzioni, di accettare il confronto quando diventa scomodo.
Il blocco social, in sé, è un gesto minimo. Un clic. Un’azione che richiede un secondo. Ma proprio per questo diventa simbolico: mentre i problemi della città – dal decoro urbano alla sicurezza, dalla gestione dei servizi alla trasparenza amministrativa – richiedono tempo, risorse, decisioni, il dissenso può essere silenziato con un gesto immediato.
“Il confronto evidentemente è faticoso. Il tasto “blocca”, invece, molto meno”, conclude Rizzi.
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