Sabato si è svolto a Foggia l’incontro a tema referendum, per il voto a sostegno della Riforma Nordio. Sono intervenuti Daniele Colucci, presidente del Tribunale di Larino, gli avvocati Paolo D’Ambrosio, Michele Vaira e Gianni Cerisano. L’incontro è ruotato attorno alla tematica della politicizzazione delle posizioni: la Riforma Nordio sarebbe necessaria per garantire il corretto funzionamento della Magistratura, chi sostiene il No, lo farebbe per paura del cambiamento, come ha affermato l’avv. D’Ambrosio durante l’incontro, o per una presa di posizione di colore politico. L’onorevole Giandonato La Salandra di FdI, ha sottolineato, in un breve intervento, come questa sia una “campagna elettorale di matrice ideale”, perché, in effetti, “la politica si basa su idee, che possono essere chiare oppure poche e confuse”. Ha continuato: “Si sente spesso che c’è la necessità di difendere la Costituzione più bella del mondo. Calamandrei la definiva “la bella incompiuta, l’utopia incompiuta”. Questa riforma, probabilmente, va a colmare un sistema giustizia nel quale si colloca correttamente, ed è ispirata da una visione progressista. È una riforma profondamente liberale, che va a riequilibrare i poteri dello Stato, garantendo libertà e indipendenza dei magistrati”. Ha specificato: “Il CSM è un organo di autogoverno, non di rappresentanza della Magistratura, che invece ha fatto troppo sindacato in base a logiche legittime, ma che hanno snaturato l’organo previsto dai Padri Costituenti”. Il giudice Colucci ha spiegato a l’Attacco: “Il mio punto di vista è di sostegno complessivo al quesito referendario che, in realtà, si compone di tre parti, perché noi il 22 e 23 marzo andremo a votare sulla separazione delle carriere, ma anche sulle modalità di designazione dei consiglieri del Consiglio Superiore della Magistratura e poi ci esprimeremo anche sull’Alta Corte Disciplinare”.
Ha continuato: “Chiaramente, si può essere d'accordo su alcuni punti e si può essere meno d’accordo o non d’accordo su altri. Il voto che sarà espresso da ciascun elettore sarà un voto unico, quindi sarà il frutto di una valutazione complessiva, che per me va nella direzione del sostegno alla riforma. I punti più importanti, secondo me, sono i primi due: la separazione delle carriere tra giudici e pubblici ministeri, che rappresenta sicuramente una tappa di civiltà giuridica del nostro Paese e che completa quel processo accusatorio che in Italia è stato istituito nel 1989, cioè un sistema basato sulla parità tra accusa e difesa, dando piena attuazione al principio del “giusto processo” di cui all'art. 111 della Costituzione. Poi, ritengo anche molto importante il quesito sul Consiglio Superiore della Magistratura”.
Ha spiegato: “Tutti abbiamo visto le degenerazioni del “correntismo”, cioè delle correnti della Magistratura, che sono quasi dei piccoli partiti politici, che hanno occupato negli ultimi decenni l’istituzione del Consiglio Superiore della Magistratura, con quelle degenerazioni che l’opinione pubblica ha visto, in particolare nel famoso caso Palamara”, il caso in cui il giudice Palamara è stato accusato di corruzione e di aver favorito gli avvocati Piero Amara e Giuseppe Calafiore, indagati per corruzione e compravendita delle sentenze al Consiglio di Stato, con una serie di nomine o di tentate manovre.
“Il sistema del sorteggio in luogo dell’elezione tende a superare questa criticità e ha la funzione di garantire un CSM imparziale, quindi senza i condizionamenti propri della politica”, ha continuato Colucci.
Riguardo ai punti più critici della riforma, ha spiegato: “L’aspetto più debole è quello dell’Alta Corte Disciplinare, ho dei dubbi proprio sulla sua istituzione in sé. Secondo me, tutto sommato, si poteva evitare anche perché una volta decorrentizzato il Consiglio Superiore della Magistratura, forse l’Alta Corte non sarebbe necessaria. All’interno di questa disciplina vi sono delle problematiche di carattere giuridico. È la parte della riforma con maggiori criticità e che meno mi convince, però credo che la valutazione complessiva debba spingerci comunque ad appoggiare una riforma che si esprime su due punti importanti per il rinnovamento della nostra Giustizia”.
Non è mancata una riflessione anche rispetto alle ragioni del NO: “Sono comunemente espresse da motivazioni più di carattere politico che di carattere tecnico, ormai il referendum purtroppo si è politicizzato. La mia impressione è che le ragioni del no si basino prevalentemente su considerazioni di carattere politico, di opposizione al governo. Io credo che questo sia un errore, perché è bene valutare i quesiti sulla base del merito degli istituti che vengono riformati”.
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