Un incontro lungo e partecipato quello che si è tenuto a Vieste nel tardo pomeriggio di sabato 14 marzo per discutere le ragioni del NO al referendum sulla giustizia previsto per le giornate del 22 e 23 marzo. L’evento, ospitato dall’hotel Falcone, ha visto la presenza come relatori dell’organizzatrice, la consigliera regionale Rossella Falcone; dell’assessore regionale alle infrastrutture e alla mobilità Raffaele Piemontese; del presidente provinciale del PD Pierpaolo d’Arienzo; e di due magistrati: il procuratore della Repubblica di Foggia Enrico Infante e il presidente del Tribunale di Bari Alfonso Orazio Maria Pappalardo. Falcone, prima a prendere la parola, ha subito evidenziato l’importanza di creare un dialogo tra la popolazione e le istituzioni in questo momento storico, sottolineando che: “Non si tratta di un tema meramente formale, ma di un provvedimento che va ad incidere sulla sicurezza e sui diritti dei cittadini. Per questo invito tutti a partecipare, ad ascoltare e ad andare a votare. Ritengo che la difesa della Costituzione vada vista non solo come un atto politico” ha concluso la padrona di casa “ma di cura da parte della comunità, senza posizioni partitiche, ma come impegno verso la giustizia”. Pappalardo, che ha iniziato il suo intervento in maniera emblematica (“tutto quello che dico, io lo penso, ma non posso dire tutto quello che penso”) , ha invece messo in fila i passaggi della riforma, tentando di chiarire gli aspetti più tecnici. A suo avviso: “C’è un non detto in questa riforma, che tende ad un riequilibrio dei poteri, a favore dell’esecutivo e a scapito del giudiziario, seguendo una tendenza che sta imperando nel mondo occidentale”. “Attualmente in Italia passano dal ruolo di magistrato giudicante ad inquirente 40 giudici su 8500. - ha proseguito Pappalardo -. A seguito della riforma Cartabia, è possibile cambiare funzioni una sola volta nei primi 10 anni di carriera. Dunque non c’era bisogno di questo cambiamento costituzionale”.
Il presidente del tribunale si è poi cimentato nella lettura di alcune dichiarazioni di Ministri ed esponenti del Governo, che a suo giudizio dimostrano le reali intenzioni del legislatore, terminando con una sarcastica analogia: “Voi sapete cos’è scritto nella costituzione dell’Iran? Che la magistratura è un potere autonomo e indipendente… Allora i problemi non sono i principi, ma gli strumenti e i messaggi che si danno”. “Il ruolo dei giudici” - ha dichiarato - “è quello di tutelare i più deboli. Questa riforma è da contrastare non per ragioni ideologiche, ma perché si risolverà in un disastro”. Pur non negando i problemi della magistratura, Pappalardo ritiene che la vittoria del Sì non rappresenti una soluzione, ma anzi un aggravamento.
Non è mancata poi una nota di spirito del presidente sull’appoggio di alcuni magistrati al fronte opposto, con un altro singolare parallelismo: “Di Pietro fa il testimonial per il Sì, così come Palamara, ovvero chi ha creato il sistema per delle correnti in magistratura. Ma voi vi immaginate di portare Ilona Staller ad un convegno su Santa Maria Goretti? Sarebbe la stessa cosa”.
A finire nel mirino anche il sistema dei sorteggi per scegliere i membri del CSM, oggetto di critiche da parte dei relatori: “Il sorteggio è incostituzionale. Smantellare la nostra costituzione è un processo che non possiamo consentire poiché ne va della libertà di ognuno di noi” ha affermato il presidente provinciale d’Arienzo, che ha parlato chiaramente di un “tentativo di minare l’equilibrio dei poteri, principio basilare su cui si fonda la nostra legge”.
L’assessore Piemontese, dal canto suo, colloca la riforma all’interno di un panorama più ampio: “Questa iniziativa va a toccare il potere giudiziario; c’è poi la proposta sul premierato, che va a toccare l’esecutivo - con l’idea di un singolo al comando -; la riforma della legge elettorale, che va a toccare i parlamentari, non più scelti direttamente dai cittadini, ma designati da liste calate dai vertici dei partiti”.
“Questa trovata non serve a rendere la giustizia più efficiente ed è portata avanti con un’arroganza incredibile - ha continuato l’assessore regionale - non si è discusso nemmeno un emendamento”.
E mentre Vieste riflette sui motivi alla base del NO, il fronte opposto si è organizzato con uno speculare incontro previsto per il pomeriggio di mercoledì 18 marzo, in cui verranno illustrate le ragioni del Sì. Il vero banco di prova, però, saranno i seggi e i veri giudici, come sempre, saranno gli elettori.
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