Foggia, generazioni con un nome: la protesta studentesca nel capoluogo dauno di Lanza, Einaudi e Poerio
Da settimane, in tutta Europa, migliaia di giovani sono in mobilitazione permanente. Dalla Francia al Belgio, dalla Grecia all’Albania, fino al Portogallo, le proteste studentesche hanno riportato al centro del dibattito le condizioni degli edifici scolastici, il finanziamento dell’istruzione e le difficoltà economiche delle famiglie. Generazioni (spesso) senza nome. Soltanto in pochissime circostanze, legate a episodi di violenza, anche senza volto, con i lineamenti nascosti per evitare di essere identificati. Tendenzialmente snobbate dai media e dalla politica, o peggio confuse, talvolta anche in malafede, con le frange più violente, queste mobilitazioni raccontano un disagio sociale e giovanile diffuso, che non merita di essere sottovalutato né liquidato con sufficienza. Folle di ragazze e ragazzi ancora in età scolare hanno riempito le piazze delle capitali e delle grandi città del Vecchio continente, arrivando a prendersene possesso nel senso più fisico del termine. Lo hanno fatto per rivendicare un futuro che, tra guerre e crisi climatica, appare sempre meno luminoso. Un futuro che passa necessariamente attraverso il diritto allo studio, che percepiscono, a ragion veduta, mortificato nella sua essenza da una distribuzione delle risorse pubbliche orientata, trasversalmente, verso altri fronti, evidentemente ritenuti più meritevoli di attenzione. Sono generazioni di ragazze e ragazzi che, soprattutto nel Sud Italia, da giorni scendono in strada anche per esprimere solidarietà alle proteste degli adulti. Operai e agricoltori, pescatori e trasportatori, impegnati in una lotta contro il carovita che divora gli stipendi. A parlare, questa volta, sono proprio loro. E lo fanno chiaramente, a viso scoperto, senza timore. Come chi sa di avere ragioni da rivendicare. Hanno un nome e lo scandiscono davanti ai microfoni della stampa foggiana, davanti al Palazzo degli Studi, in Piazza Italia. Qui, nonostante la pioggia, le studentesse e gli studenti dei tre istituti Lanza-Perugini, Einaudi e Poerio sono scesi in piazza per denunciare le disastrose condizioni strutturali di un edificio che da tempo cade letteralmente a pezzi. La mobilitazione era cominciata già nei giorni scorsi, quando la rottura di una tubatura aveva costretto gli studenti ad abbandonare le aule. Classi, bagni, corridoi e laboratori si erano riempiti d’acqua e non solo, rendendo impossibile il regolare svolgimento delle lezioni. Ieri mattina, quegli stessi ragazzi hanno deciso di non entrare a scuola. Hanno scelto di fermarsi nella piazza antistante gli istituti e di rendere pubblici, pacificamente, i disagi con cui sono costretti a convivere. A coprirli, in questo caso, soltanto i cappucci colorati dei loro impermeabili, per ripararsi dalla fitta pioggia.
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