Muore ragazza al Riuniti durante intervento, sanitari aggrediti. “Troppa gente in reparto, perché?”

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Scene da far west ieri notte al Policlinico Riuniti di Foggia dove si è consumata l’ennesima aggressione ai danni dei sanitari in servizio. A scatenare l’ira dei parenti il decesso di una giovane, 20enne, originaria di Cerignola. La ragazza era ricoverata da qualche settimana in ospedale, dopo essere stata vittima di un incidente stradale. Era in programma un intervento chirurgico attraverso il quale i sanitari avrebbero dovuto, secondo quanto trapela, riparare alcune complicanze subentrate a seguito di intubazione ma l’improvviso aggravarsi delle condizioni di salute della ragazza ha costretto i medici a operare d’urgenza. 

La situazione è parsa subito molto complessa ai medici della chirurgia toracica tanto da avvisare i familiari a prepararsi al peggio. Peggio che purtroppo si è poi concretizzato: la giovane come detto non ce l’ha fatta. A quel punto una folla inferocita di parenti e amici ha preso di mira medici, infermieri e operatori, costretti a barricarsi in una stanza dell’ospedale per sfuggire alla loro ira. Uno dei chirurghi non sarebbe riuscito a proteggersi e sarebbe stato pestato a sangue, un’altra dottoressa avrebbe una mano fratturata, escoriazioni anche a carico di anestesisti e infermieri. Impressionante la mole di persone arrivata da Cerignola a Foggia: almeno un centinaio, riferiscono alcuni testimoni a l’Attacco che avrebbero invaso l’ospedale, per altri non più di una cinquantina. “Scene da stadio con i tifosi inferociti”, il commento di alcuni.

I medici, consapevoli del rischio, avrebbero allertato la Polizia già prima di dare la triste notizia ai familiari. Ma per sedare i disordini sarebbero dovute intervenire 5 volanti. Dopo ore e dopo il trasferimento della salma in obitorio, è tornata la calma al Riuniti. Scortati dagli agenti i medici sono riusciti quindi a farsi medicare in Pronto Soccorso e a tornare infine a casa. “La direzione generale del Policlinico Foggia ha avviato un'approfondita indagine interna per ricostruire e valutare tutto il percorso assistenziale. La morte di questa ragazza è un evento drammatico: la direzione generale esprime la propria vicinanza alla famiglia”, fanno sapere dall’ospedale.

Unanime la condanna dal mondo sindacale. “Il coordinamento aziendale Usb Pubblico Impiego condanna fermamente l’ennesimo grave episodio di violenza ai danni del personale medico, infermieristico e tecnico. Questa è una situazione che sta diventando sempre più frequente e allarmante. Molto spesso durante lo svolgimento delle loro funzioni, gli operatori sanitari del Policlinico si trovano in situazioni di pericolo, derivanti dal fatto che sono costretti a fronteggiare pazienti e familiari violenti e addirittura fuori controllo. Questo clima di tensione non solo mette a repentaglio l’incolumità dei lavoratori ma compromette anche la qualità dell’assistenza sanitaria. Nonostante i numerosi appelli alle autorità competenti e le ultime iniziative intraprese in tal senso, gli sforzi per garantire maggiore sicurezza all’interno del nosocomio non hanno sortito gli effetti auspicati. A nostro avviso quindi è necessario che ognuno faccia la propria parte e venga studiato un piano di intervento urgente e risolutivo che preveda un presidio fisso delle forze dell’ordine, e che l’amministrazione del Policlinico realizzi un serio e concreto controllo sugli accessi ai vari plessi, ai reparti ed all’intera area del policlinico. La Usb Pubblico Impiego di Foggia chiederà di incontrare l’amministrazione del Policlinico, al fine di formalizzare le proposte che da tempo ormai sono inascoltate o sottovalutate”. 

“L'ennesimo episodio di aggressione ci indigna al punto tale che ora è tempo di ribellarsi e dire basta – tuona il segretario aziendale Anaao Assomed, Fabrizio Corsi -. Basta ai soliti incontri che non portano a nessuna soluzione concreta, basta allo scarica barile continuo, basta a soluzioni tampone che non hanno mai sortito alcun effetto”. “In questa storia – continua Corsi – è necessario che tutti vengano richiamati alle proprie responsabilità. Ed è bene essere chiari su questo. Ma il primo pensiero, per tutti noi, è per la vittima di questa triste vicenda. Una ragazza salvata da un incidente e curata per mesi nel Policlinico di Foggia ha perso la vita e questo, per un medico, è un evento doloroso, durissimo da accettare. Ma non possiamo nemmeno permettere che la reazione sia quella che ha portato i nostri colleghi a doversi barricare, rimediando ferite”. 

“E qui – continua il segretario aziendale – veniamo alle responsabilità di tutti: dell'Azienda sanitaria che non è in grado di impedire a 20, 30, 40 persone di stazionare fuori dalle sale operatorie, nei reparti, nelle corsie. In luoghi dove è strettamente necessario che non ci sia nessuno. L'accesso alla struttura deve essere consentito solo ai familiari più stretti e lì dove è previsto che siano, in sala d'attesa ad attendere che i medici riportino aggiornamenti sullo stato di salute dei propri cari ricoverati. Siamo passati dalle maglie strettissime del Covid, dove l'accesso non era consentito a nessuno, alla libertà incontrollata ovunque. Responsabilità che riguardano anche le Istituzioni a tutti i livelli: Governo, Regioni, Prefetture, Comuni, chiunque abbia potestà nella gestione dell’ordine pubblico. Perché ormai i nostri ospedali sono in totale disordine. Ma dobbiamo richiamare anche le Forze dell'ordine ad un’azione più incisiva: se nemmeno la presenza di alcuni agenti di polizia ha costituito un deterrente per gli aggressori, dobbiamo tutti interrogarci sul livello di rabbia e violenza raggiunti nella nostra società. Potremo annunciare incontri, vertici, riunioni, tavoli tecnici ma se non si trasformano in azioni concrete, torneremo a denunciare atti gravissimi di violenza. Non aspettiamo che l'epilogo sia il più drammatico: bisogna agire ora. Altrimenti tra poco negli ospedali non resterà più nessuno a fornire assistenza. Prima che sia troppo tardi, chiediamo un incontro urgente in Prefettura”.  

Il fenomeno delle aggressioni al personale sanitario è in crescita, fa notare lo Smi, Sindacato medici italiani. “Fenomeno che non può essere più ignorato – ha evidenziato Francesco Florio, consigliere nazionale e regionale Smi -. Sono oltre 16 mila le aggressioni perpetrate ai danni degli operatori sanitari, un dato così preoccupante che ha spinto il governo ad approvare un Ddl che preveda pene più severe e multe fino a 5 mila euro per i soggetti punibili per le aggressioni. Tuttavia, è evidente che queste misure non sono ancora sufficienti per prevenire atti di violenza sempre più frequenti. L'aggressione di Foggia è un segnale preoccupante di una tendenza che mette in pericolo non solo la sicurezza dei medici ma anche la qualità delle cure offerte. Lo Smi assieme alle altre sigle del settore deve fare fronte comune chiedendo non solo misure più incisive, come la presenza di presidi di sicurezza costante negli ospedali ma anche un impegno strutturale da parte delle istituzioni per garantire un ambiente di lavoro sicuro. Il potenziamento dei sistemi di sorveglianza, l'aumento del personale di vigilanza, e campagne di sensibilizzazione rivolte alla cittadinanza sono soluzioni essenziali. È necessario inoltre rafforzare la cultura del rispetto verso chi, ogni giorno, si prende cura della salute pubblica”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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