Pomeriggio di paura oggi al mercatino rionale della Croce di Manfredonia, dove un banco in legno adibito alla vendita di prodotti e alcune cassette di plastica sono stati avvolti dalle fiamme.  L’allarme è scattato grazie alla segnalazione tempestiva degli Ispettori Ambientali Territoriali CIVILIS, presenti sul posto per il servizio di controllo e tutela del territorio. Sul luogo sono intervenuti immediatamente i Vigili del Fuoco, che hanno domato l’incendio evitando che le fiamme si propagassero alle strutture vicine e alla folla presente. Fortunatamente si registrano solo momenti di panico e danni materiali limitati. Nessuna persona è rimasta ferita.  “????? ????? ???????? ?? ?????? ?? ?? ????? ??????, ????????????? ????? ?? ??????? ??????????? ? ???????? ”, dichiara il Comandante Giuseppe Marasco, Comandante del Corpo Volontari Nazionale CIVILIS.  “???????? ?? ????? ?? ?????? ????????? ??????? ??? ??????? ??? ?? ???????? ?? ?????? ???????????. ????????? ?????????? ?? ???????? ??? ?? ?????? ????????, ??? ??? ??????, ??? ??? ???? ?????? ???????????? ???? ???? ????? ?????? ?????̀". 

Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, alcune accompagnate anche dall’audio, gli accertamenti balistici e una serie di intercettazioni confluite dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire il contesto e i responsabili della sparatoria costata la vita a Stefano Bruno, il 33enne ucciso a Foggia il 29 aprile scorso. Per quel delitto la Procura di Foggia ha disposto il fermo di Giuseppe Robustella, 43 anni di Manfredonia, indagato anche per il tentato omicidio di Saverio Bruno, fratello della vittima, e del padre Pasquale Bruno, rimasti feriti durante l’agguato. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile e dal Nucleo investigativo dei carabinieri, il fatto di sangue sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto nato durante una compravendita di sostanza stupefacente. Gli investigatori avrebbero lavorato senza interruzioni fin dai minuti successivi alla sparatoria, riuscendo a ricostruire le varie fasi dell’episodio anche attraverso i sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Robustella sarebbe stato bloccato poco dopo dagli agenti intervenuti sul posto. Secondo la ricostruzione accusatoria, il 43enne sarebbe stato trovato ancora in possesso dell’arma clandestina utilizzata durante la sparatoria. Sul luogo dell’omicidio furono immediatamente eseguiti rilievi da parte della Polizia Scientifica della Questura e della Sezione investigazioni scientifiche dell’Arma dei carabinieri. L’inchiesta sul delitto Bruno si intreccia ora con il più ampio filone investigativo della Dda barese sulle estorsioni aggravate dal metodo mafioso e sulle dinamiche criminali attive nel territorio foggiano. Negli atti dell’ordinanza compaiono infatti diversi riferimenti a Saverio Bruno, già coinvolto nelle recenti attività investigative. Uno degli episodi riportati riguarda alcuni video pubblicati sui social il primo gennaio 2026 attraverso i profili Instagram “saverio_bruno96” e “giuseppe_piserchia02”. Secondo gli investigatori, nei filmati Saverio Bruno avrebbe esploso numerosi colpi con una pistola mitragliatrice ritenuta arma da guerra. Le successive perquisizioni avrebbero portato al ritrovamento di bossoli, di una giacca utilizzata nel video e di una pistola calibro 9x21 con matricola abrasa, oltre a diverso munizionamento. Negli atti compare anche una conversazione social tra Saverio Bruno e Francesco Abbruzzese, alias “Stuppin”, uno degli indagati nel filone sulle estorsioni mafiose. Durante il dialogo, riportato nell’ordinanza, Bruno avrebbe mostrato una pistola revolver all’interlocutore.

Le immagini delle telecamere pubbliche avevano immortalato ogni fase dell’agguato: l’inseguimento, lo speronamento del Fiat Doblò bianco, la raffica di colpi e il colpo di grazia inferto alle vittime ormai a terra. A quasi nove anni dal duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, assassinati ad Apricena il 20 giugno 2017, l’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Bari registra una nuova svolta con altri due arresti eseguiti nell’ambito della maxi operazione antimafia scattata tra Foggia e il Gargano. In carcere sono finiti Matteo Lombardi, conosciuto con il soprannome “a carpnese”, e Luigi Ferro, detto “Gino di Brancia”. Secondo gli investigatori avrebbero fatto parte del commando che quel pomeriggio entrò in azione nel centro dell’Alto Tavoliere. Lombardi, già detenuto al 41 bis, è ritenuto uno degli esecutori materiali del duplice delitto insieme a Francesco Scirpoli e Pietro La Torre, arrestati il 25 settembre 2025 nel primo sviluppo dell’inchiesta. Ferro, originario di San Marco in Lamis, avrebbe invece avuto il ruolo di autista del gruppo armato. I provvedimenti cautelari sono stati eseguiti dalla Polizia di Stato, con attività coordinate dalla Dda di Bari attraverso la Sisco e la Squadra Mobile di Foggia. Agli indagati vengono contestati, a vario titolo, i reati di duplice omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso, detenzione e porto di armi da guerra e comuni da sparo. Per gli inquirenti il delitto rientra pienamente nelle strategie di espansione del clan Lombardi-La Torre-Ricucci, organizzazione mafiosa garganica che puntava a consolidare il controllo criminale tra Apricena e San Marco in Lamis anche grazie all’alleanza con una batteria della Società foggiana. Determinanti, nella ricostruzione investigativa, sarebbero state le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ritenute convergenti e coerenti nonostante provenienti da ambienti criminali differenti, sia garganici che foggiani. Proprio attraverso quei racconti gli investigatori avrebbero individuato in Luigi Ferro il conducente della vettura utilizzata dal commando e in Matteo Lombardi uno dei componenti del gruppo di fuoco. Secondo quanto emerso dalle indagini, il duplice omicidio sarebbe maturato all’interno della guerra mafiosa per il controllo delle piazze di spaccio e dei traffici illeciti nell’area dell’Alto Tavoliere. L’obiettivo del gruppo rivale sarebbe stato quello di colpire esponenti vicini al clan Di Summa-Ferrelli per affermare il predominio del sodalizio Lombardi-Romito-Ricucci sul territorio. La dinamica dell’agguato resta una delle più cruente della recente storia criminale foggiana.

Maxi operazione antimafia ieri mattina nel Foggiano. Polizia di Stato e Carabinieri hanno eseguito due ordinanze di custodia cautelare emesse dal gip del Tribunale di Bari e un decreto di fermo disposto dalla Procura di Foggia al termine di indagini coordinate dalla Direzione distrettuale antimafia di Bari e dalla Procura foggiana. Il bilancio complessivo è di venti misure cautelari personali e di un fermo. Le attività investigative riguardano un presunto sistema di estorsioni riconducibile alla Società foggiana, il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella avvenuto ad Apricena nel 2017 e l’omicidio consumato a Foggia il 29 aprile scorso durante una presunta compravendita di droga. Il primo filone dell’inchiesta ha portato all’esecuzione di sedici custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari per episodi di estorsione aggravata dal metodo e dall’agevolazione mafiosa, oltre che per reati in materia di armi e stupefacenti. Le indagini della Squadra Mobile di Foggia, avviate dopo la denuncia presentata da un imprenditore nell’ottobre 2024, avrebbero consentito di ricostruire numerose richieste estorsive ai danni di imprenditori e commercianti locali, alcuni attivi nei settori agricolo ed energetico. Secondo gli investigatori, il denaro riscosso sarebbe stato ripartito tra le batterie Moretti-Pellegrino e Sinesi-Francavilla della Società foggiana. In un episodio sarebbe stata imposta una tangente pari al dieci per cento degli appalti ottenuti dalla vittima. In un altro caso, la richiesta estorsiva sarebbe partita direttamente dal carcere attraverso l’utilizzo dei social. Durante le investigazioni sono state inoltre sequestrate armi e munizioni. Il secondo troncone riguarda invece il duplice omicidio di Nicola Ferrelli e Antonio Petrella, uccisi ad Apricena il 20 giugno 2017. Due ulteriori persone sono state raggiunte da misura cautelare con accuse, a vario titolo, di omicidio volontario aggravato dal metodo mafioso e detenzione di armi. Con i provvedimenti eseguiti ieri salgono a quattro gli indagati raggiunti da misure cautelari nell’ambito dell’inchiesta sul delitto, ricondotto dagli inquirenti alle dinamiche del clan Lombardi-La Torre-Ricucci. La terza operazione riguarda invece il fermo di un quarantatreenne di Manfredonia, Giuseppe Robustella, indagato per l’omicidio di Stefano Bruno e per il tentato omicidio di Saverio e Pasquale Bruno, avvenuti a Foggia il 29 aprile scorso. Secondo la ricostruzione investigativa, il fatto sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto legato a una compravendita di sostanza stupefacente. Determinanti, per gli investigatori, sarebbero state le immagini dei sistemi di videosorveglianza e gli accertamenti balistici eseguiti nelle ore successive al delitto.

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