Omicidio Stefano Bruno, fermo per Giuseppe Robustella: la causa un contrasto per compravendita di stupefacenti

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Le immagini delle telecamere di videosorveglianza, alcune accompagnate anche dall’audio, gli accertamenti balistici e una serie di intercettazioni confluite dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Bari avrebbero consentito agli investigatori di ricostruire il contesto e i responsabili della sparatoria costata la vita a Stefano Bruno, il 33enne ucciso a Foggia il 29 aprile scorso. Per quel delitto la Procura di Foggia ha disposto il fermo di Giuseppe Robustella, 43 anni di Manfredonia, indagato anche per il tentato omicidio di Saverio Bruno, fratello della vittima, e del padre Pasquale Bruno, rimasti feriti durante l’agguato. Secondo quanto emerso dalle indagini condotte dalla Squadra Mobile e dal Nucleo investigativo dei carabinieri, il fatto di sangue sarebbe maturato nell’ambito di un contrasto nato durante una compravendita di sostanza stupefacente. Gli investigatori avrebbero lavorato senza interruzioni fin dai minuti successivi alla sparatoria, riuscendo a ricostruire le varie fasi dell’episodio anche attraverso i sistemi di videosorveglianza presenti nella zona. Robustella sarebbe stato bloccato poco dopo dagli agenti intervenuti sul posto. Secondo la ricostruzione accusatoria, il 43enne sarebbe stato trovato ancora in possesso dell’arma clandestina utilizzata durante la sparatoria. Sul luogo dell’omicidio furono immediatamente eseguiti rilievi da parte della Polizia Scientifica della Questura e della Sezione investigazioni scientifiche dell’Arma dei carabinieri. L’inchiesta sul delitto Bruno si intreccia ora con il più ampio filone investigativo della Dda barese sulle estorsioni aggravate dal metodo mafioso e sulle dinamiche criminali attive nel territorio foggiano. Negli atti dell’ordinanza compaiono infatti diversi riferimenti a Saverio Bruno, già coinvolto nelle recenti attività investigative. Uno degli episodi riportati riguarda alcuni video pubblicati sui social il primo gennaio 2026 attraverso i profili Instagram “saverio_bruno96” e “giuseppe_piserchia02”. Secondo gli investigatori, nei filmati Saverio Bruno avrebbe esploso numerosi colpi con una pistola mitragliatrice ritenuta arma da guerra. Le successive perquisizioni avrebbero portato al ritrovamento di bossoli, di una giacca utilizzata nel video e di una pistola calibro 9x21 con matricola abrasa, oltre a diverso munizionamento. Negli atti compare anche una conversazione social tra Saverio Bruno e Francesco Abbruzzese, alias “Stuppin”, uno degli indagati nel filone sulle estorsioni mafiose. Durante il dialogo, riportato nell’ordinanza, Bruno avrebbe mostrato una pistola revolver all’interlocutore.

“Mi senti?”, avrebbe detto prima di mostrare l’arma in videochiamata. “Aaah”, la reazione attribuita ad Abbruzzese. Subito dopo Bruno avrebbe aggiunto: “Se è roba sua si deve dire che il ragazzo non si tocca”. Per gli investigatori, i social network non sarebbero utilizzati soltanto come strumenti di ostentazione, ma anche come canali di comunicazione diretta tra soggetti inseriti nel circuito criminale. Video, messaggi vocali, chat e dirette Instagram compaiono infatti più volte negli atti dell’inchiesta della Dda come strumenti attraverso i quali passerebbero intimidazioni, contatti e riferimenti ad armi o vicende criminali.

Nel corso delle indagini sul delitto del 29 aprile, la Procura di Foggia e la Dda di Bari avrebbero avviato un costante coordinamento investigativo. Tra gli elementi confluiti nel fascicolo figurano anche conversazioni intercettate in altre attività investigative coordinate dalla magistratura barese, poi messe a disposizione degli inquirenti foggiani insieme agli esiti degli esami balistici e alle testimonianze raccolte nelle ore successive all’omicidio. Il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari. Dopo il fermo eseguito nei confronti di Robustella seguiranno gli interrogatori di garanzia e il confronto con la difesa. L’eventuale responsabilità dell’indagato dovrà essere accertata nel corso del processo nel pieno rispetto del contraddittorio tra le parti. 

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testatina dillo al direttore WEB

 



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