Dall’autostrada A14 agli uliveti del Gargano, la mobilitazione contro il caro-carburanti si allarga ad agricoltori e marinerie. A Macchia i produttori denunciano il cortocircuito tra costi di produzione e prezzo dell’olio: i frantoi si fermano, mentre gli automobilisti in coda mostrano solidarietà. La protesta aveva iniziato a farsi sentire già nella mattinata di lunedì scorso, quando avevamo documentato sui nostri canali social le prime code sull’autostrada A14, all’altezza di Poggio Imperiale. Erano i primi segnali di una mobilitazione degli autotrasportatori contro il continuo rincaro dei carburanti destinata a propagarsi a macchia d’olio in Capitanata, per poi estendersi al resto della Puglia. Una protesta che, per giorni, è rimasta ai margini dell’attenzione dei principali organi d’informazione, nonostante la sua progressiva diffusione e la crescente partecipazione di categorie produttive diverse, accomunate dalla sensazione di non riuscire più a sostenere il peso dei costi. Nel frattempo, alle ragioni degli autotrasportatori si sono aggiunte quelle degli agricoltori e delle marinerie. Mondi differenti, ma legati da un elemento che sta diventando sempre più evidente: il prezzo dell’energia e dei carburanti non è una voce qualsiasi nei bilanci di chi lavora, produce, trasporta e commercializza. È una componente che può determinare la differenza tra un’attività ancora sostenibile e un’impresa costretta a fermarsi. Nella giornata di ieri la mobilitazione è approdata nella Piana di Macchia, nelle immediate vicinanze dello stabilimento Sisecam. Qui si sono radunati gli olivicoltori di Macchia, ai quali si sono uniti colleghi provenienti da Monte Sant’Angelo, Mattinata e Manfredonia. Trattori e produttori agricoli hanno portato la loro protesta in un territorio nel quale l’olivicoltura non rappresenta semplicemente una delle attività economiche possibili, ma una parte profonda della vita quotidiana, del paesaggio e della stessa identità locale. Nella stagione in cui le aziende agricole dovrebbero essere impegnate nella raccolta delle olive e i frantoi dovrebbero lavorare per trasformare il raccolto in olio, quel mondo si ritrova invece a manifestare per denunciare l’impossibilità di andare avanti alle condizioni attuali. Intorno alla zona della manifestazione si sono formate lunghe code di automobili. Ma il dato che merita di essere osservato non è soltanto quello dei rallentamenti. È l’atteggiamento di chi, pur dovendo affrontare qualche disagio nella circolazione, ha atteso pazientemente, mostrando comprensione e solidarietà nei confronti dei manifestanti. A spiegare le ragioni della mobilitazione è Massimo Ciuffreda, portavoce del Comitato spontaneo olivicoltori. “Gli olivicoltori di Macchia lamentano l’aumento esorbitante dei costi di produzione, a partire dal gasolio, e il contestuale crollo improvviso del prezzo di vendita dell’olio”.