La siccità continua a colpire duramente gli oliveti pugliesi, aggravata da temperature ancora sopra la media anche a settembre e dalla carenza di precipitazioni, con olive piccole e avvizzite in alcuni areali, in una fase delicata per lo sviluppo e la maturazione del frutto. A denunciarlo è Coldiretti Puglia, che richiama l’attenzione sulla crescente difficoltà delle aziende agricole nel garantire l’acqua necessaria alle colture, come nel territorio di Bitonto e Palo del Colle, dove si registra anche la criticità del pozzo ARIF Campione, che dal 13 agosto funziona per sole 10 ore al giorno ed è in corso un intervento per il ripristino della piena funzionalità.

Il caldo intenso e prolungato mette in difficoltà le produzioni agricole e agroalimentari pugliesi, dalle angurie ai pomodori, dal latte fino alle cozze tarantine, con effetti sulla quantità e sui costi sostenuti dalle imprese. È quanto rileva Coldiretti Puglia, evidenziando il conto sempre più pesante di un clima estremo sulla capacità produttiva delle aziende e sulle dinamiche lungo la filiera agroalimentare.

La grande moda internazionale arriva in Puglia con la nuova edizione della Mediterranean Fashion Week 2026 ideata da Marianna Miceli, con lo scopo di promuovere il territorio attraverso il fashion, in programma dal 1° al 5 settembre 2026 nelle città di Lecce, Taranto, Mesagne, Bari e Vieste. L’evento è realizzato con il Patrocinio di Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, Provincia e Comune di Lecce, Comune di Bari, Comune di Taranto, Comune di Mesagne, Comune di Vieste, Consigliera Nazionale di Parità, Università degli studi della Campania “Luigi Vanvitelli”, Confindustria Puglia, Confcommercio Provincia di Bari e BAT, Confcommercio di Brindisi e Camera di Commercio di Bari.
La Puglia si appresta a vivere una pagina straordinaria di cultura e promozione territoriale, attraverso una sinergia che unisce l'intera regione sotto il brand #WeAreInPuglia. L’evento accoglierà più di 200 ospiti internazionali, in rappresentanza di circa 20 Stati, compresa l’Italia, e oltre 50 brand esteri, provenienti da Slovenia, Argentina, Portogallo, Marocco, Malta, Russia, Bosnia Erzegovina, Cina, Croazia, Bulgaria, Albania, India, Kazakistan, Georgia, Turkmenistan, Uzbekistan, Kirghistan, che sfileranno nei luoghi più caratteristici e suggestivi della regione.

Dieci edizioni sono abbastanza per poter parlare di una tradizione, ma anche per cominciare a chiedersi che cosa si possa diventare. Oleocentrica - La Settimana dell’Olio ha chiuso giovedì sera a Marina Piccola il suo decimo appuntamento e, mentre sul palco si discuteva di mercati internazionali e delle possibilità dell’extravergine garganico oltre i confini italiani, già si ragionava sul futuro della manifestazione. Non sulla sua sopravvivenza, che appare fuori discussione, ma sulla forma da darle dopo aver raggiunto una periodicità che consente a questo punto di pensare più in grande. L’assessore Del Zompo ha sgombrato il campo da dubbi - laddove ve ne fossero -, confermando alla direttrice organizzativa Sabrina Pupillo che la Settimana dell’Olio tornerà anche il prossimo anno. Un impegno accompagnato, nell’intervista rilasciata a l’Attacco, dalla consapevolezza che il format abbia bisogno di evolvere. “Si è conclusa questa decima edizione di Oleocentrica, una decima tappa di un viaggio bellissimo che ci ha portato alla scoperta dell’olio extravergine d’oliva di alta qualità”, ha detto, tracciando un bilancio “certamente positivo”. Un riscontro arrivato anzitutto dal pubblico: “I partecipanti hanno gradito molto tutte le attività, tanto che diverse sono andate sold out già al loro annuncio. Questo ci lascia ben sperare per il futuro”, rispetto al quale l’assessore alza l’asticella: “Deve guardare più in alto. Abbiamo la necessità di apportare alcuni accorgimenti e correttivi e di ampliare questo progetto in prospettiva. Avremo sicuramente novità importanti da qui alla prossima edizione”. Dieci anni hanno consentito alla Settimana dell’Olio di costruirsi un’identità riconoscibile, però, proprio la maturità raggiunta rende possibile interrogarsi anche su ciò che può essere implementato o aggiunto. Una prima riflessione riguarda il calendario, dato che, confrontandosi con alcuni produttori ha preso corpo l’ipotesi di spostare la manifestazione più avanti, verso settembre. La collocazione nell’ultima parte di agosto presenta infatti qualche difficoltà per loro: Vieste è ancora popolata da un numero enorme di visitatori, ma gli operatori e gli stessi produttori sono nel pieno delle rispettive attività e non sempre riescono a partecipare quanto vorrebbero. Inoltre il turismo agostano, più numeroso e veloce, non coincide necessariamente con quello maggiormente disposto a fermarsi per una degustazione, ascoltare il racconto di una cultivar o comprendere che cosa distingua un extravergine di qualità.  Settembre offrirebbe da questo punto di vista un pubblico diverso e ritmi meno frenetici, sebbene anche questa soluzione presenti qualche problematicità: è il mese della Vieste in Love, altro appuntamento ormai consolidato, e concentrare due manifestazioni importanti nello stesso periodo rischierebbe di creare una sovrapposizione anziché un allungamento dell’offerta. 
È dunque solo una possibilità e potrebbe essere uno dei temi da valutare nella costruzione dell’undicesima edizione.

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