Più nel concreto, è stata accertata la sistematica sottoposizione dei lavoratori a massacranti condizioni di lavoro e a situazioni alloggiative degradanti, in cambio di retribuzioni del tutto difformi da quanto pattuito nei contratti nazionali, o territoriali, di settore, e comunque di ammontare sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. Con riferimento a quanto accadeva nell'azienda "Ortofrutta De Martino", sono stati accertati e contestati addirittura casi di violenza ai danni di due fratelli, entrambi licenziati in tronco perchè colpevoli di aver osato chiedere un aumento della retribuzione, per costringerli a lasciare i propri alloggiamenti all'interno di una sorta di "ghetto-lager" che era stato realizzato all'interno dell'azienda, che non assicurava nemmeno i minimi requisiti dell'umana decenza, per non parlare di quelli della sicurezza. Negli stessi ambienti di lavoro, in più, a ribadire lo stato di subordinazione dei dipendenti, era anche stato rinvenuto un cartello che minacciava la perdita del titolo abilitativo alla permanenza sul territorio nazionale in caso di licenziamento o di dimissioni del lavoratore, un atto di autentico "terrorismo psicologico". Anche all'interno dell'altra azienda agricola oggetto di indagine, la "Perugini Libero" di Foggia, le cose non andavano in modo migliore. Infatti, pur di guadagnare a discapito della sicurezza e del rispetto delle norme minime previste a tutela dei lavoratori occupati, il titolare dell'impresa applicava condizioni economiche svantaggiate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato dai braccianti agricoli, diversi dei quali ingaggiati, grazie al reclutamento effettuato da un africano irregolare sul territorio nazionale che agiva con funzione di intermediario, anche dal ghetto ex Pista di Borgo Mezzanone o da altri domicili di fortuna della provincia. Alcuni lavoratori erano stati addirittura collocati in due roulotte ubicate all'interno dell'area aziendale, allestite come dormitori e cucina, prive dei benchè minimi requisiti di abitabilità , oltre che in condizioni di degrado e di sporcizia diffusa. Diversi gli accumuli di rifiuti presenti a ridosso di tali dimore improvvisate, per le quali veniva perfino versata una quota mensile di 15 euro da parte dei relativi occupanti. L'orario standard di lavoro era di 10 ore, con una pausa minima, quando questa veniva riconosciuta, e in assenza di concessione dei prescritti periodi di riposo e malattia. Lo stesso GIP del Tribunale di Foggia, nella propria ordinanza, parla di modalità di sfruttamento "inquietanti", quelle appunto consumate dal PERUGINI Libero nell'ambito della propria azienda agricola. Per i motivi appena descritti, pertanto, sono stati raggiunti da: ordinanza di custodia cautelare in carcere Libero Perugini, cl. '82, di Foggia; ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari Giovanni Capocchiano, cl. '54, di Zapponeta, Natale De Martino, cl. '54, di Manfredonia. La stessa ordinanza eseguita ieri ha colpito anche altri tre collaboratori dei suddetti imprenditori agricoli, tutti di origine straniera, il cui ruolo era quello di individuare la manodopera da impiegare a basso costo e in condizioni di sostanziale sfruttamento, molta della quale acquisita anche dai "ghetti" di immigrati presenti sul territorio. Nei confronti di questi tre "caporali", rientrati da tempo nei rispettivi Paesi di origine per questo periodo di minimo impegno agricolo, verranno avviate le previste procedure normative per l'emissione del mandato d'arresto internazionale. Nell'attesa di poterli ottenere, intanto, si è provveduto al sequestro preventivo, quale corpo di reato, dei mezzi di trasporto da questi impiegati per il trasporto dei braccianti dai loro domicili ai terreni agricoli, mezzi risultati privi di qualsivoglia condizione di sicurezza, come i moltissimi già sequestrati lungo le nostre strade nel corso degli ultimi anni. Infine, è mi massima importanza evidenziare che è stata anche disposta, così come richiesto dalla Procura della Repubblica, e quindi applicata, la misura cautelare reale del controllo giudiziario delle aziende sulle quali si è indagato nei mesi scorsi, con l'individuazione quindi di un amministratore giudiziario già nominato dal Tribunale di Foggia, a norma dell'art. 3 della L. 199/2016, con il compito legale di garantire il pieno funzionamento aziendale, assicurando altresì la regolarizzazione dei contratti di lavoro in essere, nonchè del pieno ed effettivo rispetto delle condizioni di vita e lavoro nei confronti dei braccianti agricoli impiegati nelle due aziende agricole. Ancora una volta, come già positivamente riscontrato anche nelle precedenti inchieste giudiziarie svolte nei mesi scorsi, Procura della Repubblica di Foggia e Comando Provinciale dei Carabinieri hanno dimostrato anche queste due ultime operazioni "anticaporalato" la grande attenzione investigativa su tale deprecabile fenomeno criminale molto presente nella Capitanata. La tutela del territorio a vocazione agricola come quello della provincia di Foggia e, soprattutto, la difesa dei diritti di soggetti appartenenti a fasce "vulnerabili", rappresenta inequivocabilmente un obiettivo istituzionale prioritario in termini di legalità e giustizia.
Operazione anticaporalato, arrestati imprenditori foggiani: controllo giudiziario delle aziende
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Più nel concreto, è stata accertata la sistematica sottoposizione dei lavoratori a massacranti condizioni di lavoro e a situazioni alloggiative degradanti, in cambio di retribuzioni del tutto difformi da quanto pattuito nei contratti nazionali, o territoriali, di settore, e comunque di ammontare sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato. Con riferimento a quanto accadeva nell'azienda "Ortofrutta De Martino", sono stati accertati e contestati addirittura casi di violenza ai danni di due fratelli, entrambi licenziati in tronco perchè colpevoli di aver osato chiedere un aumento della retribuzione, per costringerli a lasciare i propri alloggiamenti all'interno di una sorta di "ghetto-lager" che era stato realizzato all'interno dell'azienda, che non assicurava nemmeno i minimi requisiti dell'umana decenza, per non parlare di quelli della sicurezza. Negli stessi ambienti di lavoro, in più, a ribadire lo stato di subordinazione dei dipendenti, era anche stato rinvenuto un cartello che minacciava la perdita del titolo abilitativo alla permanenza sul territorio nazionale in caso di licenziamento o di dimissioni del lavoratore, un atto di autentico "terrorismo psicologico". Anche all'interno dell'altra azienda agricola oggetto di indagine, la "Perugini Libero" di Foggia, le cose non andavano in modo migliore. Infatti, pur di guadagnare a discapito della sicurezza e del rispetto delle norme minime previste a tutela dei lavoratori occupati, il titolare dell'impresa applicava condizioni economiche svantaggiate rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato dai braccianti agricoli, diversi dei quali ingaggiati, grazie al reclutamento effettuato da un africano irregolare sul territorio nazionale che agiva con funzione di intermediario, anche dal ghetto ex Pista di Borgo Mezzanone o da altri domicili di fortuna della provincia. Alcuni lavoratori erano stati addirittura collocati in due roulotte ubicate all'interno dell'area aziendale, allestite come dormitori e cucina, prive dei benchè minimi requisiti di abitabilità , oltre che in condizioni di degrado e di sporcizia diffusa. Diversi gli accumuli di rifiuti presenti a ridosso di tali dimore improvvisate, per le quali veniva perfino versata una quota mensile di 15 euro da parte dei relativi occupanti. L'orario standard di lavoro era di 10 ore, con una pausa minima, quando questa veniva riconosciuta, e in assenza di concessione dei prescritti periodi di riposo e malattia. Lo stesso GIP del Tribunale di Foggia, nella propria ordinanza, parla di modalità di sfruttamento "inquietanti", quelle appunto consumate dal PERUGINI Libero nell'ambito della propria azienda agricola. Per i motivi appena descritti, pertanto, sono stati raggiunti da: ordinanza di custodia cautelare in carcere Libero Perugini, cl. '82, di Foggia; ordinanza di custodia cautelare agli arresti domiciliari Giovanni Capocchiano, cl. '54, di Zapponeta, Natale De Martino, cl. '54, di Manfredonia. La stessa ordinanza eseguita ieri ha colpito anche altri tre collaboratori dei suddetti imprenditori agricoli, tutti di origine straniera, il cui ruolo era quello di individuare la manodopera da impiegare a basso costo e in condizioni di sostanziale sfruttamento, molta della quale acquisita anche dai "ghetti" di immigrati presenti sul territorio. Nei confronti di questi tre "caporali", rientrati da tempo nei rispettivi Paesi di origine per questo periodo di minimo impegno agricolo, verranno avviate le previste procedure normative per l'emissione del mandato d'arresto internazionale. Nell'attesa di poterli ottenere, intanto, si è provveduto al sequestro preventivo, quale corpo di reato, dei mezzi di trasporto da questi impiegati per il trasporto dei braccianti dai loro domicili ai terreni agricoli, mezzi risultati privi di qualsivoglia condizione di sicurezza, come i moltissimi già sequestrati lungo le nostre strade nel corso degli ultimi anni. Infine, è mi massima importanza evidenziare che è stata anche disposta, così come richiesto dalla Procura della Repubblica, e quindi applicata, la misura cautelare reale del controllo giudiziario delle aziende sulle quali si è indagato nei mesi scorsi, con l'individuazione quindi di un amministratore giudiziario già nominato dal Tribunale di Foggia, a norma dell'art. 3 della L. 199/2016, con il compito legale di garantire il pieno funzionamento aziendale, assicurando altresì la regolarizzazione dei contratti di lavoro in essere, nonchè del pieno ed effettivo rispetto delle condizioni di vita e lavoro nei confronti dei braccianti agricoli impiegati nelle due aziende agricole. Ancora una volta, come già positivamente riscontrato anche nelle precedenti inchieste giudiziarie svolte nei mesi scorsi, Procura della Repubblica di Foggia e Comando Provinciale dei Carabinieri hanno dimostrato anche queste due ultime operazioni "anticaporalato" la grande attenzione investigativa su tale deprecabile fenomeno criminale molto presente nella Capitanata. La tutela del territorio a vocazione agricola come quello della provincia di Foggia e, soprattutto, la difesa dei diritti di soggetti appartenenti a fasce "vulnerabili", rappresenta inequivocabilmente un obiettivo istituzionale prioritario in termini di legalità e giustizia.
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