C’è un modo semplice per capire quanto sia cambiato, negli ultimi anni, il modo in cui l’Università di Foggia comunica sé stessa. Basta entrare nel sito dell’Ateneo e fermarsi nell’area dedicata alla comunicazione. Accanto ai classici comunicati stampa destinati alle redazioni, si trovano un vivace magazine online animato da diverse firme, numerosi contenuti audiovisivi per social e campagne pubblicitarie e una produzione digitale ormai articolata. A colpire però è soprattutto il modo in cui viene realizzata la rassegna stampa quotidiana, attraverso un podcast corredato da trascrizione che da un lato rinnova e semplifica la fruizione delle principali notizie del giorno, adattandosi alle abitudini delle giovani generazioni che frequentano il mondo accademico, dall’altro, senza il supporto di una rassegna più tradizionale, rischia di lasciare fuori articoli e approfondimenti originali delle testate locali sull’Ateneo, a svantaggio anche degli stessi docenti. Nel complesso c’è una crescita evidente, che va riconosciuta. La domanda riguarda però un altro aspetto, cioè quanto questa evoluzione digitale sia stata accompagnata da una crescita altrettanto forte nel rapporto diretto con il giornalismo. Un ufficio stampa dovrebbe infatti conoscere chi riceve le notizie, comprenderne le esigenze, proporre temi e costruire rapporti professionali continuativi con le redazioni.
I limiti dell’autoproduzione
Il salto è soprattutto editoriale. L’UnifgMag raccoglie contenuti sulla vita dell’Ateneo, mentre Web Radio e altri strumenti multimediali allargano ulteriormente la capacità dell’Università di raggiungere il proprio pubblico. Il progetto del Magazine nasce almeno dal 2021, quando l’Ateneo lo presentò come uno strumento capace di utilizzare podcast, foto e video per raccontare la propria vita. Negli anni successivi, la Terza Missione ha indicato anche il potenziale di Magazine e Web Radio tra gli obiettivi dell’Ateneo. Il podcast collegato alla rassegna stampa è forse il simbolo più evidente di questa trasformazione. Una scelta moderna, non c’è dubbio. Proprio per questo diventa interessante chiedersi quanto questa capacità di parlare direttamente al pubblico sia accompagnata dalla capacità di dialogare con chi fa informazione.L’ufficio stampa di Maria Lops
La struttura formalmente responsabile è il Servizio Ufficio stampa, comunicazione istituzionale ed eventi di Ateneo, inserito nello Staff del Rettore e guidato dalla dottoressa Maria Rosaria Lops. La carta dei servizi attribuisce alla struttura competenze molto ampie, che comprendono comunicati e conferenze stampa, gestione dei rapporti con i media, contenuti del portale, piano editoriale social, materiale grafico, campagne, eventi e cerimonie. Lops non è quindi soltanto la responsabile dei comunicati che arrivano alle redazioni. Il servizio presidia una parte consistente della comunicazione pubblica dell’Università. Per questo diventa legittimo osservare quanto spazio occupi, nella pratica quotidiana, una delle funzioni formalmente previste, quella delle media relations.
La svolta digitale di Concetta Fioretti
Dentro il servizio guidato da Lops opera l’Unità web, social e web design, affidata a Maria Concetta Fioretti. Le sue competenze comprendono la gestione dei siti e dei canali social, i contenuti digitali, il web design, la progettazione grafica, l’identità visiva e il branding. È il versante che racconta meglio la trasformazione dell’Ateneo. Una stessa notizia può diventare comunicato, articolo del Magazine, post social, video o podcast, con linguaggi differenti a seconda del pubblico. La distinzione fra Lops e Fioretti resta quindi importante. Lops ha la responsabilità del servizio nel suo complesso, comprese le relazioni con la stampa, mentre Fioretti presidia la componente web e digitale. Le due funzioni naturalmente si incrociano, ma proprio la crescita dell’area digitale rende ancora più interessante capire se la relazione diretta con le testate locali abbia avuto una crescita analoga.
Il ruolo del prof. Danilo Leone
In questa macchina c’è poi il prof. Danilo Leone, delegato rettorale alla Terza Missione e alla Comunicazione. Leone rappresenta il livello strategico della comunicazione dell’Ateneo. La sua presenza è concreta soprattutto nelle campagne istituzionali. Anche nell’organizzazione degli eventi, tuttavia, la distinzione è chiara, con Leone impegnato sul piano strategico, Lops alla guida del servizio di ufficio stampa e Fioretti sul versante social.
Il vulnus delle media relations
Qui sta il cuore della questione. Comunicazione digitale e media relations sono infatti attività differenti. La prima raggiunge direttamente il pubblico, mentre la seconda ha come interlocutore la stampa. Ciò vuol dire conoscere a fondo le redazioni, proporre un’intervista, segnalare un ricercatore, suggerire un approfondimento, capire quali temi interessano a una testata e costruire un rapporto che non cominci e finisca con l’invio di una mail. L’Unifg attribuisce formalmente questa funzione al proprio servizio. Resta però da capire quanto sia visibile e strutturata rispetto alla poderosa crescita della comunicazione digitale. I comunicati arrivano con puntualità e sono molto completi. Le conferenze stampa vengono organizzate e le informazioni sono disponibili. È meno evidente, invece, almeno dall’esterno, quella dimensione quotidiana fatta di contatti personali, telefonate alle redazioni, proposta spontanea di temi e costruzione di una rete di rapporti con i giornalisti.
Il modello Teramo
Per capire se questa osservazione abbia un termine di paragone, l’Attacco ha guardato a tre università medio-piccole come quella di Foggia. Il caso più significativo è Teramo. L’ufficio stampa dell’Ateneo descrive esplicitamente il proprio lavoro come costruzione di una rete di relazioni tra università e media. L’attività comprende il contatto diretto con le redazioni per ottenere articoli e servizi e la ricerca di occasioni per interviste e approfondimenti. La struttura dichiara inoltre una rassegna quotidiana di circa 15 quotidiani e 30 siti internet e periodici, accompagnata da rassegne tematiche e da un archivio per argomenti. La cosa interessante è che Teramo non ha scelto fra digitale e giornali. L’ufficio gestisce anche produzioni radiotelevisive e audiovisive autonome, mantenendo però il rapporto personale con le redazioni come funzione esplicita del proprio lavoro. Un modello nel quale la comunicazione proprietaria convive con una media relation tradizionale e concreta.
L’esperienza di Macerata
Macerata offre un confronto soprattutto sul piano organizzativo. L’Ateneo dispone di un Ufficio relazioni istituzionali e stampa, mentre accanto a questa struttura opera un distinto Ufficio Comunicazione dei servizi dell’Ateneo. La differenza rispetto a Foggia è soprattutto nella riconoscibilità delle funzioni. Macerata rende esplicita la professionalità legata ai rapporti con stampa e media e la distingue da quella dedicata alla comunicazione digitale e promozionale. Un modello che suggerisce come la crescita della comunicazione digitale possa richiedere, contemporaneamente, una specializzazione sempre maggiore del rapporto con le redazioni.
Il metodo Insubria
Il terzo confronto è con l’Università dell’Insubria. Qui colpisce un dettaglio semplice. Nella pagina dedicata alla comunicazione, l’Ateneo indica direttamente il nome dell’addetta stampa, il numero di cellulare e la mail dedicata ai giornalisti, rendendo immediatamente riconoscibile il referente della stampa. All’Unifg i recapiti di Lops e Fioretti sono pubblici e reperibili nella rubrica del personale e nei comunicati, mentre all’Insubria il contatto è presentato direttamente come punto di riferimento per i media. Anche le procedure interne prevedono il coinvolgimento dell’addetto stampa nella valutazione delle notizie e l’attenzione alla stampa locale di Varese, Como e Busto Arsizio. Un modello nel quale il rapporto con le redazioni territoriali viene considerato parte integrante della comunicazione istituzionale.
La rassegna come orecchio
La rassegna rappresenta forse il terreno più interessante del confronto. L’Unifg possiede una propria rassegna e negli anni ha pubblicato raccolte molto ampie delle uscite dedicate all’Ateneo. Non sarebbe quindi corretto sostenere che l’Università non monitori la stampa. La questione riguarda piuttosto la funzione che questo monitoraggio svolge. Una rassegna può essere un archivio delle citazioni ricevute oppure diventare uno strumento di ascolto. Può servire a capire quali temi interessano alle redazioni, quali ricercatori vengono cercati, quali questioni suscitano attenzione e quali criticità emergono nel rapporto fra Ateneo e territorio. Teramo, anche su questo punto, offre un modello molto esplicito, con una rassegna quotidiana strutturata per testate, temi e soggetti e con l’obiettivo dichiarato di comprendere la percezione che i giornalisti hanno dell’Università. La rassegna, dunque, in questa prospettiva diventa un orecchio rivolto verso l’esterno.
Il prossimo passo per l’Unifg
L’Attacco segue l’Università di Foggia da anni e conosce direttamente il flusso della sua comunicazione. Il problema non è la quantità, consistente, del materiale, né la qualità dei comunicati, puntuali e ricchi di informazioni. La questione riguarda la natura della relazione con le redazioni. Un ufficio stampa può limitarsi a distribuire le notizie oppure conoscere i giornalisti che seguono l’Ateneo, comprenderne gli interessi, proporre storie, mettere a disposizione docenti e suggerire approfondimenti. Il confronto con Teramo, Macerata e Insubria mostra come questa relazione possa essere una componente strutturale della comunicazione anche in università di dimensioni contenute. Per Foggia, dove l’Unifg rappresenta una delle principali istituzioni culturali e scientifiche del territorio, il rapporto con la stampa locale assume un peso particolare. L’Ateneo ha costruito una macchina editoriale articolata. La crescita è evidente. Proprio per questo il passaggio successivo può riguardare il rapporto diretto con le redazioni e la capacità di intercettarne le esigenze. Resta da capire quanto l’Università sappia costruire, con la stessa continuità, la relazione con chi ogni giorno la racconta agli altri.
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