Emergenza idrica, il vescovo Ferretti in campo: “Ho studiato i dossier e ne parlerò a Roma col governo”

Carattere
  • Più Piccolo Piccolo Medio Grande Più Grande
  • Predefinito Helvetica Segoe Georgia Times

Si è fatto già molto amare in Capitanata Monsignor Giorgio Ferretti, da novembre 2023 arcivescovo metropolita di Foggia-Bovino, 58enne genovese con laurea in Filosofia. Il direttore de l’Attacco Piero Paciello lo ha intervistato.

Che idea si è fatto finora di Foggia?
Una grazia che secondo me io ho avuto è che sono venuto a Foggia e non la conoscevo, non c'ero mai stato in vita mia. Ne sapevo anche poco. Questo secondo me è stato un grande tesoro, perché mi ha consentito di scrivere su una pagina completamente bianca, libera da giudizi e pregiudizi. L’ascolto è stato molto importante. Io ascolto, però devo anche far qualcosa. A Genova si dice essere nati al primo grido, quando la partoriente al primo grido sforna il bebè. Certe volte ho bisogno di tanto tempo per essere sicuro di una decisione, ma quando sono sicuro di una decisione non voglio perdere tempo prima di attuarla. Infatti in Africa un po’ soffrii, perché lì si impara la pazienza visto che le cose avvengono lentamente. Una lezione utilissima. Tornando a Foggia, è una città bella in una terra bellissima. Una natura veramente bella, come c'è oramai in poche parti del mondo ma anche una provincia poco popolata. Da una parte i Monti dauni con la loro frescura d'estate, dall'altra parte il Gargano grande e bellissimo, con tutto quel mare e pochissimo inquinamento. Io ho passato tanti anni della mia vita in città veramente inquinate.

Su Foggia c’è il pregiudizio di città brutta.
C'è una narrativa vittimista perché c'è chi parla male di Foggia e poi ci sono i foggiani che parlano male di Foggia. Quando qualcuno parla male di Foggia devo dirle che da alcuni mesi mi arrabbio abbastanza. All'inizio io un po’ ascoltai, adesso sinceramente no. Se si viaggia attraverso l'Italia si vedono tante problematiche da Nord a Sud. Prendiamo l'inquinamento. Noi ne abbiamo poco qui. E poi vogliamo parlare anche dell’energia green prodotta in questa provincia che ci dà circa il 50% tra solare, eolico, etc.

La Capitanata è la capitale delle rinnovabili in Italia.
Viva Dio. Poi c'è chi si lamenta del fatto che le pale rovinano il paesaggio. Io lo vedo anche in prospettiva futurista, d'altronde tu l'energia da qualche parte la devi prendere. Preferisco le pale eoliche anziché respirare il carbone.

Come si inverte questa narrazione vittimista e un po’ piagnona?
La narrazione fatta da fuori si inverte dando degli esempi di bellezza e delle cose buone che accadono qui. Con la Diocesi, con la Caritas, noi ad esempio abbiamo aperto dei canali social, come Instagram, e abbiamo cercato di potenziare Facebook, mandando tutte le notizie ai mezzi di comunicazione non soltanto locali. Si pensi al risalto nazionale avuto dalla nomina di una donna senegalese come direttrice della Caritas di Foggia, la prima in Italia. Noi dobbiamo non false notizie ma le buone notizie, perché altrimenti finiamo per ascoltare soltanto cattive notizie, che ci sono. Nessuno direbbe mai che qui siamo nel paradiso. Invece se veniamo a noi foggiani, la dobbiamo smettere di piangerci addosso. Si cerca di andar via il prima possibile, ma per andare dove? Io il mondo l’ho girato e dico: ma cosa c'è a Foggia che bisogna andar via per forza da qui? Sarà che mi hanno accolto veramente con una simpatia e un affetto immensi...

Come se lo spiega?
Secondo me c'è un bisogno di paternità grandissima. Si pensi alla malattia di Papa Francesco, a quanto sta preoccupando le persone l'idea che il Papa stia male. Ci stiamo pensando tutti perché è un padre, perché talvolta quello che dice non ci piace o lo troveremo magari non consono a ciò che pensiamo noi, però dice parole di un padre.

La paternità non dovrebbe essere espressa dalla classe dirigente e dal ceto decisore di questo territorio? Lei ha conosciuto il nostro parterre istituzionale, politico, istituzionale. Che idea se n’è fatto?
La paternità e la politica non so se abbiano mai coinciso, sinceramente. La paternità di un vescovo è un'altra cosa, noi non abbiamo nessun interesse. Se dico quanto guadagno io lei si mette a ridere, un vescovo guadagna 1.400 euro al mese, meno di molti altri lavori comuni di questa provincia. Per cui noi non abbiamo interessi, almeno non li abbiamo economici. Il nostro interesse è per la gente. Possiamo sbagliarci, si può non condividere quello che diciamo, ma la paternità è quando tu senti che uno dice una cosa pensando che sia il tuo bene. 

Ci sono altre forme di paternità in questo momento?
Se lei parla di una paternità io le parlo dell'Università di Foggia, per me l’Università ha una paternità in questo momento. Io vedo che, all'interno degli ambienti medici dell'Università e degli ambienti scientifici e letterari, c'è un'idea di promozione di questa provincia. Infatti io cerco molto un legame con l'Università. Pensi a cosa sarebbe questa città senza l'Università, che non è soltanto l'istruzione superiore ma è anche cultura, ricerca, pensiero. Se la Chiesa può dare un'anima ad una città, l'Università può dare un atteggiamento pensante. Questo è molto, molto importante. Non mi chieda altro perché potrei anche dire cose non gradevoli, nel senso che secondo me la politica per propria natura non è paternità. Auspico che ci sia sempre di più una politica che tenda al bene comune e soprattutto una politica fatta da persone di cultura, cioè che hanno studiato, a cui piace studiare e leggere, interessarsi del mondo. Penso a Moro, La Pira, De Gasperi, ma anche persone del Partito comunista come Berlinguer. Uomini di grande cultura, che non pensarono alla politica come ad una professione.

Non solo a Foggia, la sensazione è che rispetto al tema della qualità del personale politico e dei gruppi dirigenti della politica, ci sia una selezione in negativo, a vantaggio dei peggiori. E’ così?
Non so, non sarei d'accordo con lei. La sindaca di Foggia era provveditrice agli studi, assumiamo che sia una persona di cultura. Il presidente della Regione è un magistrato che ha anche fatto il proprio dovere con competenza e cultura. Io ho anche delle buone relazioni, considerando che la Chiesa non entra nelle vicende politiche, non le sposa e non se ne fa alleato.

Quanto è povera questa città?
Sì, questa città povera. Questo purtroppo è un problema serio per i giovani, io ho angoscia per i tanti giovani che vanno via da Foggia, da una terra bella dove purtroppo coltivare è un lavoro del passato ed è estremamente faticoso e aleatorio. Ma questa città ha anche tante risorse, ci sono anche persone che hanno. Ecco, il problema è sempre quello di chi si pensa da solo, senza gli altri o contro gli altri, e quindi vuole costruire per sé stesso. Io lo dico sempre e ci credo profondamente: o si fa sistema, comunità, oppure non si va da nessuna parte. La vera e grande sfida è lavorare tutti insieme per il bene comune, perché più il mondo è globalizzato e più ci si chiude e più si pensa a sé stessi.

Che pensa dell'imprenditoria foggiana?
Non è una città strutturalmente povera. A Foggia in questo momento non c'è nessuno che dorme per strada. Poi c'è il tema degli immigrati nei tuguri, nelle campagne, nei ghetti. Quello è un altro discorso. Poi è chiaro che da noi vengono persone a mangiare e a chiedere i pacchi, cioè c'è una povertà di pensionati che effettivamente hanno enormi difficoltà ad arrivare alla fine del mese o di famiglie e di persone che non hanno un lavoro. Ma ci sono città più povere d'Italia dove ci sono famiglie e singoli molto più in difficoltà che da queste parti. Se torniamo al tema dell'imprenditoria, che conosco poco, secondo me ha anche un desiderio di rivolgersi a mercati che sono anche oltre l'Italia, e questo è importante. Certo, se finisse la guerra in Ucraina potremmo anche avere importanti commerci con la Russia, sperando che i dazi americani non complichino i nostri rapporti. Non credo che non abbiamo imprenditori con possibilità da queste parti. Sull'energia green abbiamo buone risorse, bravi imprenditori, e un know how che viene da quello che abbiamo fatto, in particolare per l'eolico.

Lei si definirebbe un vescovo verde?
Diciamo un vescovo pragmatico, nel senso che guardiamo al futuro. Stiamo distruggendo questo pianeta. Ma che mondo stiamo lasciando a figli e nipoti? Da questo punto di vista io sono totalmente verde, tra l'altro cerchiamo anche noi, nel nostro piccolo, di avere un'energia green nella Diocesi e nelle parrocchie. Ma si arriva al green attraverso passaggi che non devono essere irreversibili e devono essere sistematici, anche per salvare i posti di lavoro. Di un mondo green dove si muore di fame cosa ne facciamo? In questo senso mi dico pragmatico.

Lei è arrivato in una città segnata dalla macchia dello scioglimento per mafia.
Io la mafia la sento. C'è chi in privato è venuto a espormi problemi personali e di impresa, per cui la mafia c’è. Si è passati da un periodo in cui non ci si è creduto a un periodo in cui forse si usano le parole mafia e legalità anche un filo a sproposito, nel senso che si esagera. Però non abbassiamo la guardia. Poi le mafie sono cambiate, si sono evolute per quanto nel Gargano continuino ancora a sparare in faccia. Una forma di mafia ancora molto chiara ed evidente è il caporalato. Talvolta si confonde, talvolta non è proprio mafia, però qui il caporalato è proprio chiaro e netto, è sicuro e certo. E’ anche in qualche modo una fonte di economia molto sporca di questa provincia. La mafia si fonda sulla cultura o subcultura del “tutto va male e quindi devo pensare per me e sono giustificato a fare cose legalmente non accettabili perché c'è una contingenza difficile, perché ne ho bisogno, perché lo fanno tutti, perché è da furbi”. Il tema del furbo no è ormai molto presente. Questa cultura sente lo Stato lontano, e questo mi dispiace tantissimo perché io a Foggia non sento lo Stato lontano. Non capisco questo retaggio, che è mafioso, perché alla base dell’idea che “noi in qualche modo ti diamo uno Stato”.

Qui si iniziò a sentire la squadra Stato più vicina dopo la strage di San Marco in Lamis.  
Io lo sento vicino. Però bisogna lavorare tantissimo.

La segue la Chiesa di Foggia? Che ne pensa?
I parroci, che secondo me mi vogliono anche bene, hanno costituito una squadra abbastanza compatta intorno al vescovo nell'ultimo anno e ne vediamo i risultati. La gente di Foggia, nel senso di cristiani cattolici che seguono la Chiesa, è una Chiesa ancora identitaria e militante, per cui questa è una Chiesa con cui si può lavorare. E viene voglia di lavorarci veramente. Facciamo incontri a cui non partecipano meno 400-600 persone, celebrazioni in cui non sappiamo più dove mettere la gente. C’è un rifiorire di questa Chiesa. Ma attenzione ai trionfalismi, che non voglio fare. I giovani, così come vanno via da questa terra, anche hanno difficoltà a stare nella Chiesa. I giovani di questa città incrociano molto poco Gesù Cristo, vengono poco in chiesa, dopo la cresima tantissimi non ritornano. Questa è anche una domanda su cosa abbiamo trasmesso loro: abbiamo parlato di Gesù o di norme morali? E poi l'altra grande questione è su come costruire una Chiesa che sia sempre di più comunità, perché l'individualismo religioso non costruisce niente. E la pietà popolare, che Dio la benedica nel Sud Italia ha una forza molto grande, è in fondo una religione individualista. La comunità è un'altra cosa. In una domenica, quando io l'ho chiesto, le nostre parrocchie hanno raccolto 30mila euro per l'emergenza freddo. Quest'anno in strada non è morto nessuno a Foggia, l'anno scorso due persone. Il concetto è che, quando si vuol fare qualcosa e ci si mette insieme per farlo, questa città risponde.

Lei è particolarmente sensibile al tema dell'emergenza idrica.
Due sono i temi che mi preoccupano tanto, oltre ai giovani e alla criminalità. Uno legato a PNRR e ai nuovi insediamenti per i ghetti. Auspico che ci si lavori seriamente perché abbiamo una opportunità di superare Borgo Mezzanone. Inviterei i cittadini foggiani ad andare a vedere Borgo Mezzanone, è una vergogna. Non è possibile, posso io tornare dall'Africa per trovare gli schiavi a Foggia? Non possiamo mettere in discussione che per la nostra terra l’immigrazione è una risorsa, senza immigrati noi qui non coltiviamo. Allora vanno regolarizzati, ai figli degli immigrati o quelli che sono nati in Italia bisogna dare la cittadinanza italiana perché è normale e giusto. Facciamolo dopo un ciclo di studi, a me va bene, vanno bene le proposte parlamentari, però facciamolo. C'è anche il tema di come integrare i nuovi italiani nelle comunità parrocchiali, ne parlo molto ai parroci. Il secondo tema che mi angoscia abbastanza è l'acqua. L'agricoltura nella nostra provincia è una fonte di PIL molto importante e da sempre caratterizza questa terra, che senza acqua diventerà arida. Noi perderemo anche una parte di identità di questa provincia, ma soprattutto perderemo centinaia di posti di lavoro e si indebolirà, senza nessuna possibilità di ripresa, questo territorio. Ho chiesto dossier alla Regione e al Consorzio per la bonifica e me li sono studiati, oltre ad altre cose. Nelle prossime settimane avrò incontri col governo a Roma per presentare questo problema, che io presento come vescovo. Sono un pastore preoccupato per la gente di questa terra. Anche perché io qui ci vivrò vent'anni, non ho nessuna intenzione di assistere al declino di Foggia e della provincia. Sapevamo da vent'anni prima che avevamo il problema dell'acqua e non ce ne siamo occupati, rischiamo tra 10 anni di chiudere tutto e di non coltivare più.

Non è una sconfitta della politica che lei si muova in prima persona?
No, la politica secondo me si sta muovendo, io mi muovo in più.  

Però questa è una iniziativa molto politica, o no?
Certamente. La Chiesa non è politica? La Chiesa sta dalla parte della gente e in particolare dei più poveri, e questo significa dialogare e talvolta denunciare. Preferisco molto di più persuadere, se riesco. Credo nel dialogare, nel persuadere. Ma questo la Chiesa lo deve fare. Cioè il vescovo può stare chiuso in sacrestia con la mitra ad aspettare che inizi la messa, dare due benedizioni e poi andarsene a casa a farsi gli affari propri? Ma stiamo scherzando? Il vescovo è un padre, almeno tende a esserlo, cerca di esserlo, vorrebbe esserlo. Un padre non può assistere al declino dei propri figli senza sentirne profondamente la preoccupazione. Tutto è politica, qualsiasi azione politica è politica. Anche un vescovo che non fa niente è politica, negativa.

In questo anno si rimprovera di non aver fatto qualcosa?
Ho girato come una trottola. Se mi rimprovero di non aver fatto qualcosa è di aver letto e studiato poco, perché il rischio di correre è di non nutrire l'anima e l'intelletto. In questo anno ho avuto la tentazione di fare tante cose e di leggere poco, questo non è accettabile perché un vescovo deve mostrare un magistero.

 

   banner whatsapp canale 700

 

testatina dillo al direttore WEB

 

Migliora la tua esperienza: installa la nostra app ora!

Ottieni accesso immediato alla nostra app installandola sul tuo dispositivo iOS!
È sufficiente toccare il pulsante Share (condividi) in basso allo schermo,
poi selezionare Add to Home Screen (Aggiungi alla schermata Home).
Segui le istruzioni per aggiungere l'icona della nostra app alla schermata Home per un accesso rapido e facile.
Goditi una navigazione senza interruzioni e rimani connesso ovunque tu vada!

× Installa l'app Web
Mobile Phone
Offline: nessuna connessione Internet
Offline: nessuna connessione Internet