Quartiere Ferrovia: “Aprono altre attività fotocopia: halal e market etnici. Così muore il commercio”

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Nel Quartiere Ferrovia continuano ad aprire nuove attività dello stesso tipo e ormai non solo nel quadrilatero “caldo” di via Podgora: il fenomeno si sta spostando anche verso la parte ovest della zona, con l'apertura delle ennesime macellerie "halal" (che si differenziano da quelle "tradizionali" per il metodo di macellazione, che segue le regole islamiche ovvero sgozzamento senza stordimento preventivo). 

“Il problema, lo diciamo con chiarezza, non è la nazionalità di chi investe - dichiarano dal comitato Difendiamo il Quartiere Ferrovia -, ma l’assenza totale di una regia pubblica: in un quartiere centrale, storico e delicatissimo non è normale vedere una concentrazione crescente di attività tutte uguali - market etnici, money transfer, negozi di telefonia, parrucchieri - una accanto all’altra, senza alcuna programmazione urbana e commerciale, con i noti effetti di degrado che ben conosciamo su decoro, sicurezza e qualità della vita”. 

“Nel 2016, in un suo report, Difendiamo il Quartiere Ferrovia di Foggia contava poco più di quaranta attività “fotocopia”; nel 2024 erano 72; oggi, marzo 2026, siamo attorno alle ottanta, a fronte di meno di trenta negozi gestiti da foggiani. Oggi, l’omogeneità di queste attività, sommate al fatto che molte persone si fermano nei pressi dei negozi per bivaccare senza rispettare le norme civiche, ha creato un ambiente poco accogliente, con marciapiedi invasi da rifiuti e sporco, spesso anche a causa della proliferazione di mercatini abusivi dove si vendono oggetti recuperati dai cassonetti”.

“Il riferimento normativo esiste da anni: a livello nazionale il D.Lgs. 114/1998 assegna a Regioni e Comuni strumenti di programmazione della rete distributiva, e in Puglia la L.R. 24/2015 (“Codice del commercio”) prevede esplicitamente che i Comuni individuino zone da sottoporre a misure di incentivo, sostegno e valorizzazione commerciale”.

“E il punto vero è sempre lo stesso: le regole devono valere per tutti. Per chi vende o manipola alimenti valgono le norme europee sull’igiene degli alimenti e sull’HACCP, con responsabilità diretta dell’operatore del settore alimentare; per gli alimenti di origine animale si aggiungono requisiti specifici. Sono controlli che passano da SUAP, ASL/servizi veterinari e autorità competenti”.

“Per questo i residenti chiedono verifiche serie su bagni, pulizia, conservazione, fumi, impianti, smaltimento dei rifiuti, oltre ai normali controlli amministrativi e sanitari. Non è un accanimento verso qualcuno: è il minimo in un quartiere già fragile”.

“Lo stesso vale per la sicurezza dei locali. La cronaca recente insegna che affollamenti, uscite inadeguate, impianti non a norma e carenze antincendio possono avere conseguenze gravissime. In Italia esistono regole tecniche precise per la prevenzione incendi e per i locali di pubblico intrattenimento e commerciali, proprio per salvaguardare le persone e gestire capienza, esodo e emergenze”.

“C’è poi un altro capitolo che i residenti segnalano da anni: ex negozi trasformati in abitazioni o dormitori improvvisati. Qui il tema non è “estetico”, ma urbanistico e di sicurezza. Il D.P.R. 380/2001 disciplina il mutamento di destinazione d’uso e prevede sanzioni in caso di abusi; inoltre, un locale nato per uso commerciale può non avere i requisiti igienico-sanitari e di sicurezza per essere usato come abitazione continuativa. Anche su questo servono controlli veri, perché i carichi, gli impianti, le vie di fuga e le condizioni minime non si improvvisano”.

“Sul tema insegne e titoli autorizzativi è bene essere precisi: più che lanciare slogan, bisogna chiedere verifiche su insegne, SCIA, autorizzazioni e pratiche SUAP, perché l’avvio e la gestione delle attività produttive passano per lo Sportello Unico e per adempimenti precisi. Il problema non è fare i “guardiani” del quartiere: il problema è capire se tutte queste attività operano davvero con gli stessi standard richiesti a chiunque altro”.

“Nel frattempo, il quartiere Ferrovia continua a pagare un prezzo altissimo. Laddove un tempo c’erano attività storiche, ristoranti rinomati, passeggio, servizi e commercio di qualità, oggi si addensa una monocultura commerciale che non aggiunge valore al tessuto urbano e, anzi, lo indebolisce. E insieme a questa proliferazione si spostano anche gli effetti collaterali: rifiuti, pressione sui cassonetti (alcuni addirittura eliminati), abbandono irregolare, mercatini abusivi che da via Podgora si sarebbero spostati verso via Monfalcone per sfuggire ai controlli e una sensazione diffusa di perdita di identità del quartiere. Il quartiere Ferrovia - lo ribadiamo con forza - è il biglietto da visita della città di Foggia: se il resto d'Italia ci deride è anche per questo motivo, perché chi arriva in stazione vede rifiuti, degrado e poca sicurezza”.

“Per questo lo ripetiamo da dieci anni: serve un vero piano del commercio. E qui sta il paradosso più grande: per il pagamento dei parcheggi il Comune sa benissimo individuare aree di “particolare rilevanza urbanistica”, ma quando si tratta di governare il commercio e tutelare la qualità urbana del Quartiere Ferrovia tutto sembra fermarsi. Eppure proprio la normativa regionale pugliese offre ai Comuni gli strumenti per farlo, con misure oggettive e non discriminatorie. Senza dimenticare che l'attuale amministrazione ha predisposto un assessorato con delega al "piano del commercio"”.

“Nessuno dice che non debbano aprire attività nuove. Anzi: ben vengano gli investimenti, di foggiani e non foggiani, italiani e non italiani, purché non siano l’ennesima copia di altre ottanta attività, purché rispettino tutte le regole e purché rientrino in una visione di quartiere. Questa è integrazione vera. Il contrario, lasciare che un’area storica e centrale venga saturata da esercizi tutti uguali, fuori da ogni pianificazione, rischia invece di produrre ghettizzazione commerciale e urbana. E a pagare il prezzo più alto, alla fine, sono sempre i residenti: in qualità della vita, in sicurezza, in valore delle case, in perdita di fiducia nei confronti della politica locale e nel futuro del quartiere”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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