La decisione del sindaco di Vico di emanare un’ordinanza “contingibile ed urgente” per la cattura di 14 cani randagi e vaganti nel territorio comunale di Vico del Gargano e della frazione di San Menaio ha sollevato un vespaio di polemiche e suscitato l’indignazione delle associazioni animaliste. Sciscio ha annunciato il provvedimento con un post sui social, nel quale spiega anche le ragioni della scelta: “Tale decisione è stata necessaria a seguito delle numerose segnalazioni da parte dei cittadini e di operatori del settore turistico. La stagione estiva è alle porte ed è mio compito risolvere in modo radicale questo problema. Questa è solo la prima ordinanza. Seguiranno altri provvedimenti specifici per la cattura dei cani di proprietà privata che risulteranno vagare senza la vigilanza dei legittimi proprietari. Anche in questo caso, dopo l’identificazione dei proprietari tramite lettura del microchip, saranno trasferiti presso il canile convenzionato con spese a carico dei proprietari. Al fine di evitare tale situazione si invitano i proprietari di animali d’affezione e non lasciarli liberi ed incustoditi nel territorio comunale. Confido in una collaborazione attiva da parte di tutti gli interessati”. Per effetto di una determinazione datata 20 febbraio 2025 del Settore IV Polizia Municipale che stipula una convenzione, i cani accalappiati saranno trasferiti a Peschici, nel canile di proprietà di Pasquale Tardivo, con sede in località Coppa della Macchia. Tra le prime a replicare al sindaco è stata Francesca Toto, educatrice cinofila e ideatrice del progetto “Zero Cani in Canile”, l’iniziativa adottata con convinzione dalla città di Vieste, che sta ridisegnando in maniera virtuosa l’approccio al randagismo. “Il canile non è la soluzione ma un fallimento istituzionale - ha spiegato Toto - . Anche quei 14 cani sono di proprietà senza microchip e con un po' di lavoro scoprireste anche di chi e potreste sanzionarli. I cani non sono funghi che spuntano dal nulla. Ma se il vostro comune non attiva controlli sui privati vi riempirete soltanto di costi anche perché quelle tipologie sono difficilmente adottabili e restano a vita nel canile. E dal prossimo anno che entrerà in vigore il regolamento attuativo della legge regionale 2/2020 che prevede l’obbligo per i comuni di pagare non meno di 5 euro a cane al giorno cosa farete? Perché devono pagare i cittadini? Attivate controlli e campagne educative nelle scuole e vedrete che abbatterete i costi ed eviterete ai cani un destino così crudele visto che nei canili passano la vita in gabbia e li muoiono. Oltretutto se i cani non sono aggressivi (la valutazione può farla solo un veterinario esperto di comportamento che la Asl ha) la legge consente che restino sul territorio accuditi. Magari con i volontari organizzatevi per uno spostamento in zona sicura. Sono a vostra disposizione per aiutarvi, ma non rinchiudete quei cani”, così l’appello sui social.
Non mancano in verità anche consensi per l’ordinanza, come si evince dai commenti dei cittadini che plaudono all’iniziativa, riferendo anche di episodi nei quali i cani vaganti si sarebbero resi responsabili di aggressioni, mentre c’è chi ritiene che la sola presenza nelle strade sarebbe fonte di insicurezza per residenti e turisti, oltre a compromettere l’igiene con la presenza di numerose deiezioni.
Chi ha certamente più titolo ad intervenire nella discussione sono i volontari dell’associazione legalmente riconosciuta “Un Fido per Amico” che da 3 anni si spendono sul territorio a supporto di quanto fatto in 20 anni da un’altra animalista che gestisce un piccolo ricovero dove gli esemplari più bisognosi di cure vengono accolti e poi inseriti in programmi di adozione, sono una cinquantina i cani che ogni anno trovano una casa.
Hanno deciso di chiarire la loro posizione in un lungo documento reso pubblico nel quale contestano aspramente la determinazione del sindaco e lo richiamano a far rientrare la questione all’interno del quadro normativo di riferimento: “Vogliamo ricordare che secondo la legge regionale sulla gestione del randagismo in Puglia, l’approccio giusto prevede una gestione responsabile dei cani sul territorio. Questo significa non rinchiudere cani innocenti in canili, ma lavorare per il loro benessere attraverso la sterilizzazione, la microchippatura e l’adozione. L’obiettivo deve essere quello di garantire una vita dignitosa per gli animali, non di eliminarli o di rinchiuderli per sempre” si legge nel documento.
“Il nostro sindaco non conosce affatto il territorio, abbiamo fatto più di un incontro con l’intenzione di offrire la nostra collaborazione - spiega una volontaria dell’associazione a l’Attacco -. Tanti cani vaganti sono di proprietà ma nessuno dispone i controlli, neanche il comandante della Polizia municipale. Il sindaco ha fatto un’ordinanza l’anno scorso per il problema delle deiezioni ma non è mai stata fatta rispettare. La cacca che c’è in giro è causata dai proprietari che non la raccolgono perchè i randagi vanno a fare i bisognini in zone appartate e non nel pieno centro del paese”.
La volontaria parla anche di un’altra ordinanza annunciata lo scorso novembre ma mai attuata con la quale il sindaco intendeva disporre la sterilizzazione dei randagi senza reimmissione sul territorio, come invece stabilisce la legge, su giudizio di un veterinario, “ordinanza che non è stata emanata per le nostre proteste”.
Sarebbero tre in particolare i cani di grossa taglia indesiderati a Vico “ma in realtà sono cani buonissimi che accompagnano anche i bambini a scuola la mattina”, riferisce l’animalista; mentre ce ne sarebbero altrettanti che abbaiano al passaggio di motorini e mezzi pesanti “ma non si tratta di randagi, bensì di cani di proprietà, se si facessero i controlli il problema si risolverebbe”.
Poi ci sono alcuni cani di quartiere che sono tutelati per legge, con la loro cuccetta e il referente che gli dà da mangiare e da bere, gli mette l’antiparassitario e somministra le medicine “che si vedono in giro solo quando esce la persona che li accudisce”. E comunque sembrerebbe che la maggior parte dei cani abbandonati stazionino ai margini del paese, dove i volontari portano il cibo, quelli in paese sono soprattutto di proprietà (quasi tutti privi di microchip), sarebbero solo 3 i randagi veri e propri a Vico, secondo quanto sostiene l’associazione.
“Da parte nostra c’è la massima disponibilità al confronto e al dialogo ma in termini costruttivi - dichiarano a l’Attacco -. Siamo aperti a trovare una soluzione alternativa, se il sindaco ci chiama noi corriamo, nonostante non abbiamo alcuna convenzione e non riceviamo un euro dal Comune, facciamo tutto con le nostre sole forze, grazie alle donazioni ed alle piccole collette, già facciamo un gran lavoro per il territorio, non possiamo sostituirci alle istituzioni. Ma siamo anche intenzionati a proseguire per le vie legali, perchè l’ordinanza può essere tranquillamente impugnata, è chiaro che va contro la legge regionale” concludono gli attivisti di Un Fido per Amico.
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