Sei infrastrutture di ricerca per rafforzare il sistema dell’innovazione pugliese e creare nuove opportunità per imprese, giovani ricercatori e territori. Sono i progetti presentati il 9 marzo a Bari, nella sala Di Jeso della Presidenza della Regione Puglia, inseriti nel Piano Nazionale delle Infrastrutture di Ricerca 2021-2027 e finanziati attraverso il programma PR Puglia FESR FSE+ 2021-2027.
L’iniziativa punta a sostenere infrastrutture scientifiche considerate strategiche per lo sviluppo regionale, capaci di collegare l’eccellenza della ricerca con il sistema produttivo e con le sfide della transizione digitale e verde previste dalla strategia SmartPuglia 2030.
Durante la presentazione, l’assessore regionale allo Sviluppo economico Eugenio Di Sciascio ha sottolineato l’importanza di queste progettualità per il territorio. “Si tratta di progetti relativi a infrastrutture di ricerca già individuate secondo indicazioni ministeriali. Sono iniziative importanti che presentiamo oggi chiedendo ai beneficiari di illustrare concretamente le attività che verranno svolte e gli impatti sul territorio”, ha spiegato.
Secondo l’assessore, queste infrastrutture devono produrre benefici non solo per la comunità scientifica ma anche per il tessuto economico regionale. “Devono rappresentare un’opportunità per i giovani ricercatori e le giovani ricercatrici, ma allo stesso tempo generare un impatto reale sul territorio, aumentando la competitività e favorendo l’innovazione. Molti di questi progetti sono infatti collegati al mondo delle start up e alle imprese innovative”.
Tra le iniziative presentate spicca il progetto STAR*Next – STAR Facility Centre dell’Università di Foggia, infrastruttura dedicata alla bioeconomia e alla valorizzazione delle biomasse. Il centro lavora sul riutilizzo degli scarti agricoli e marini per produrre energia, fertilizzanti e composti ad alto valore aggiunto.
A illustrarne il funzionamento è stata Donatella Curtotti, prorettrice e docente di Diritto processuale penale dell’Università di Foggia. "Il laboratorio lavora sulle biomasse, cioè su ciò che resta dei prodotti della terra e del mare. Pensiamo ad esempio all’industria del carciofo: ciò che prima veniva scartato oggi può diventare una risorsa", ha spiegato.
Grazie alle tecnologie sviluppate dal laboratorio guidato dal professor Pietro Francavilla, è possibile estrarre molecole preziose anche da scarti agricoli. “Siamo riusciti a ottenere licopene dalle bucce di pomodoro, una sostanza che normalmente richiederebbe grandi coltivazioni per essere prodotta”, ha aggiunto Curtotti.
Lo stesso principio viene applicato anche alle biomasse marine, come le microalghe, con applicazioni che vanno dalla produzione di fertilizzanti alle nuove fonti di energia rinnovabile. “Il futuro è nell’energia verde e nella blue economy legata al mare”, ha concluso. “È un ambito su cui l’Università di Foggia sta investendo molto per diventare un centro di eccellenza”.
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