Una vita da mediano. A rincorrere palloni e a lottare. Con sacrificio, costanza e dedizione. Michele Pazienza incarna lo spirito del nuovo Foggia, che col suo quarto allenatore in panchina in questa stagione dei tormenti, vuole mettersi definitivamente alle spalle tutti gli affanni, e raggiungere il porto della salvezza. Costi quel che costi. A 43 anni suonati torna a casa. Ne sono trascorsi 23 da quando, poco più che ragazzino, appena conquistata la C1 col Dream Team di Pasquale Marino (e dei vari De Zerbi, Di Toro, Del Core e Catalano), nel ‘03 prese la strada verso Udine. Con i friulani di Luciano Spalletti ha esordito in A e in Coppa UEFA.
A 23 anni poi è arrivata la Fiorentina di Cesare Prandelli, e sotto il campanile di Giotto si è confermato una pedina preziosa in mediana, anche se l’esperienza in viola non finirà bene, con la rottura del legamento crociato.
La rinascita passa allora dal Napoli, fresco di promozione in Serie A. Nel gennaio del ‘08 Edy Reja decide di puntare su quel ragazzone che ha cuore e personalità, ma sarà soprattutto l’arrivo di Walter Mazzarri l’anno successivo a dare una scossa alla sua carriera: diventerà il perno della mediana, alle spalle degli arcieri offensivi Hamsik, Lavezzi e Cavani. Quindi seguirà la fugace parentesi alla Juventus di Antonio Conte nella stagione ‘11/12, prima del ritorno a gennaio all’Udinese, dove con Guidolin contribuisce al piazzamento ai preliminari di Champions League.
L’esperienza in Serie A termina nel ‘14, dopo un biennio positivo vissuto con Pioli al Bologna: in seguito, due brevi esperienze nella stagione ‘15/16, vissuta tra Vicenza, in B, e Reggiana in C, prima di ritornare alle origini e al Manfredonia, a pochi chilometri da casa. Sarà la stagione del suo addio al calcio giocato, dopo 270 presenze e 6 reti in A.
Pazienza a quel punto decide che il suo futuro sarà in panchina: la gavetta parte dalle giovanili del Pisa a partire dall’estate del ‘17. Il destino gli riserva subito l’occasione di guidare la prima squadra, in Serie C, in seguito all’esonero di Gautieri in ottobre. Dall’esordio vincente contro l’Alessandria, mette in fila otto risultati utili consecutivi, ma la sua avventura all’ombra della Torre Pendente si conclude nel marzo del ‘18 con l’esonero, e con il Pisa terzo.
Quella nerazzurra era una squadra grintosa, accorta in fase difensiva, ma pronta a pungere grazie a una buona organizzazione offensiva, che prevedeva una costante spinta da parte dei laterali di fascia. Tutti aspetti che rimarranno presenti anche successivamente. Il modulo di base era il 4-4-2, anche se fin dagli inizi Pazienza mostrerà di non essere affezionato ad un solo sistema di gioco.
L’idea, portata avanti anche nelle successive esperienze, è quella della costruzione dal basso, con i centrali di difesa primi registi della manovra e una disposizione asimmetrica della squadra, in modo da non dare riferimenti agli avversari.
Nel ‘18 vive una breve e sfortunata parentesi al Siracusa, sempre in Serie C, dove rimane in sella solo per sette gare. Poi nel ‘19 a Coverciano ottiene la qualifica da allenatore “UEFA Pro”. Riparte quindi nel ‘20 dalla sua Puglia, firmando per l’Audace Cerignola in Serie D. E la scelta si rivela vincente.
L’avvio non sarà dei più semplici, con i gialloblù che arrivano a toccare anche il fondo. La società ofantina tuttavia dimostra di avere... pazienza anche fuori dal campo e non solo in panchina. E la fiducia accordata porta l’Audace Cerignola a una rincorsa esaltante, che culmina con la 7^ posizione, a soli due punti dai playoff, e con il migliore attacco (62 gol). Le basi per continuare insieme ci sono tutte. La stagione ‘21/22 sarà elettrizzante, Pazienza e i suoi ragazzi domineranno il girone e con 88 punti realizzati, 2 sole sconfitte, 83 gol fatti e 27 subiti il ritorno in Serie C dei gialloblù diventerà realtà.
Il fortunato sodalizio prosegue, l’Audace, neopromossa, si classifica al quinto posto a solo un punto dal Foggia, al quale il Cerignola si arrende nel primo turno nazionale dei playoff, dopo un doppio confronto pazzesco 4-1 al Monterisi e 3-0 allo Zaccheria coi due gol decisivi arrivati nei minuti di recupero. Con la lunga permanenza a Cerignola Pazienza ha modo di affinare la propria idea di calcio, passando dal 4-3-3 al 3-5-2 come modulo di base.
Ma l’interpretazione di questo sistema di gioco non è quella consueta, è fatta di costruzione dal basso, con il trio difensivo che manovra insieme al regista per poi sviluppare il gioco sulle fasce, dove l’esterno, la mezzala e uno degli attaccanti possono dialogare all’interno di una manovra fluida e dinamica per arrivare all’area di rigore avversaria.
Avellino (in parte), Benevento e Sassari sono state parentesi da dimenticare, ora c’è il Foggia. Per tornare a volare. Come faceva quel ragazzino che a 17 anni, e in rossonero, in mezzo al campo era già un leader.
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