Sono stati 70 giorni devastanti. Che hanno messo in ginocchio anche la resistenza degli ottimisti più incalliti. Ma che hanno anche fatto comprendere, una volte per tutte, la reale portata degli sconquassi provocati ad ogni ordine e grado dalla precedente gestione. Disastri rimasti sottotraccia, e che il cambio al vertice hanno riportato a galla. Ma ai quali chi è subentrato non ha potuto rimediare nel giro di qualche settimana. Acqua passata, finalmente si spera.
La vittoria sul Trapani, strappata con le unghie e con i denti, fa tirare un sospiro di sollievo. E riporta un briciolo di serenità in un ambiente che era nuovamente caduto in depressione. Ed anche se gli attesi 3 punti non hanno prodotto effetti immediati sulla classifica del Foggia, scacciano perlomeno i fantasmi di un verdetto anticipato che avrebbe definitivamente spezzato tutti i sogni.
Nella giornata in cui cadono contemporaneamente anche Siracusa e Giugliano, ed il Picerno non va oltre lo 0-0 interno col Monopoli, il ritorno al successo dei rossoneri tiene aperta la porta dei playout, e restituisce qualche certezza in più ad un gruppo che per oltre due mesi era caduto in catalessi.
Torna finalmente il buonumore in casa Foggia, il gol di Staver in avvio di ripresa si spera adesso abbia il potere di risvegliare l’animus pugnandi di una formazione che da tre turni a questa parte sta dando incoraggianti segnali di ripresa che aprono il cuore alla speranza. D’accordo, sul piano del gioco la formazione di Michele Pazienza (al suo primo cin-cin in rossonero) continua a latitare, ma se non altro adesso in campo si nota una squadra che lotta e che non tira il piede indietro. E questo a dimostrazione che finalmente anche l’aria che tira all’interno dello spogliatoio è cambiata.
Si va insomma verso quella normalizzazione ventilata da più parti ed indispensabile per inseguire l’obiettivo salvezza, sembrano davvero lontani i giorni in cui si brancolava nel buio, e l’unità di intenti pareva una chimera irraggiungibile. Il Foggia invece da qualche settimana ha rialzato la testa, e torna così a pieno titolo in corsa per agguantare sul filo di lana i playout: in quale posizione nella griglia di partenza resta da stabilire, perché molto dipenderà da ciò che Garofalo e compagni saranno in grado di raccogliere in questi ultimi 4 turni ancora a disposizione della regolar season.
Nel frattempo qualche segnale in controtendenza arriva ed è beneaugurante: come la ritrovata saldezza difensiva (seconda gara consecutiva per Perucchini senza subire gol, ndr) che è un altro indizio che va nella direzione di una metamorfosi che è da considerarsi ancora in atto, ma che non è detto non possa compiersi del tutto proprio in questo ultimo segmento di stagione: Staver, Buttaro, e soprattutto Biasiol, stanno crescendo a vista d’occhio partita dopo partita, ed il contestuale passaggio al 3-4-3 sta restituendo nuovi equilibri alla squadra.
Con il rientro di Brosco che può considerarsi imminente, Pazienza può tirare un sospiro di sollievo. Anche perché in retroguardia i progressi sono sempre più sensibili.
Resta irrisolto, invece, il problema del gol, che il Foggia di trascina ormai da inizio stagione, e che nemmeno gli innesti del mercato di riparazione hanno tamponato. Tommasini e Liguori proseguono il loro digiuno, ed anche col Trapani i due attaccanti non hanno brillato sotto misura: clamorosa l’opportunità divorata da Tommasini che ha gettato alle ortiche un vero e proprio rigore in movimento, mentre l’ex Salernitana continua a stazionare troppo lontano dall’area di rigore. E questo per quanto sia dotato di un sinistro di tutto rispetto.
Spetterà a Pazienza trovare il modo di rendere più efficiente un reparto che continua ad evidenziare tutte le sue lacune, le palle inattive ed i gol di difensori e centrocampisti possono aiutare a mitigare il problema.
Ma è chiaro che per puntare alla salvezza serva altro.
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