Ieri sera il Governo guidato da Mario Draghi ha approvato due provvedimenti per riformare i meccanismi con cui vengono assegnate le concessioni pubbliche agli stabilimenti balneari,
un tema di cui in Italia si discute ormai da una ventina d’anni: la misura del Governo, se andrà a buon fine, potrebbe avviare nuove gare pubbliche per le concessioni a partire dal 2024.
Da quando nel 2006 la Commissione Europea approvò la cosiddetta direttiva Bolkenstein, il Governo italiano avrebbe dovuto liberalizzare le concessioni pubbliche, cioè i beni di proprietà statale come le spiagge, per le quali dovrebbero essere organizzate gare pubbliche con regole equilibrate e pubblicità internazionale. Secondo una stima dell’Unione delle Camere di commercio, in Italia sono attivi 6.823 stabilimenti balneari, per un totale di circa 12mila concessioni di terreni.
Una stima del Corriere della Sera indica che ogni anno lo Stato ricava dalle concessioni balneari circa 115 milioni di euro, a fronte però di un giro d’affari enormemente superiore, da circa 15 miliardi di euro.
Il testo del decreto legge in cui il Governo chiede al Parlamento la delega per riformare le concessioni balneari non è ancora disponibile, ma fonti della presidenza del Consiglio fanno sapere che le gare per assegnare le concessioni dovranno essere “imparziali”, e favorire la partecipazione “delle microimprese e piccole imprese, e di enti del terzo settore”.
Le gare però saranno stilate in modo che gli attuali proprietari conservino comunque un certo vantaggio competitivo: conterà “l’esperienza tecnica e professionale già acquisita”, “comunque tale da non precludere l’accesso al settore di nuovi operatori”, e una corsia preferenziale sarà riservata alle persone che “nei cinque anni antecedenti l’avvio della procedura hanno utilizzato la concessione come prevalente fonte di reddito”.
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