Due sere fa la bella manifestazione pacifista davanti al pronao della villa comunale per invocare lo stop immediato al conflitto in Ucraina.
Tra le realtà organizzatrici e presenti all’evento animato da circa 200 persone, illuminato dalle fiaccole ed “epigrafato” dalla scritta a caratteri cubitali “Nato - Usa - Putin: Basta Guerre!” sullo striscione posto alla testa del presidio, c’era anche, ovviamente, l’Ambasciata di Pace e i suoi ambasciatori. Tra i quali Mimmo Di Gioia, riferimento pacifista per le realtà della sinistra locale.
Con lui l’Attacco ha fatto il punto sul vento di guerra internazionale ed anche un bilancio su questi anni di attivimo sul territorio a favore della pace nel mondo.
“Ho sempre fatto parte di organizzazioni pacifiste - esordisce Di Gioia -. Con l’associazione per la pace, diversi anni fa, spingemmo affinché presso l’amministrazione provinciale si creasse l’Ambasciata di Pace a Palazzo Dogana, un’iniziativa unica in Italia, portata avanti insieme all’ex presidente della Provincia di Foggia, tra i migliori che abbiamo avuto, e cioè il compianto Antonio Pellegrino. Fu un’iniziativa votata all’unanimità da tutti i partiti presenti all’epoca all’interno dell’amministrazione provinciale.Anche se oggi non è più così, tanto che negli ultimi tempi siamo stati privati della sede istituzionale di piazza XX settembre che prima era a tutti gli effetti la sede dell’Ambasciata della Pace. Che oltre a me - continua Di Gioia - annovera, per esempio, anche il dottor Antonio Scopelliti che gira ancora le campagne a favore dei migranti. Anni addietro, inoltre, ho fatto parte di un bellissimo coordinamento espressione di questo territorio, il quale riuniva tutte le associazioni per la pace, e, proprio in quell’occasione, realizzammo un documento sull’”obiezione alle spese militari”, inventata da noi e secondo la quale tutti i governi che acquistano armi, effettuano spese militari o conducono guerre non sono all’altezza del loro compito amministrativo. Di questo coorrdinamento fa parte anche il professor Giuseppe La Porta, un altro punto di riferimento del movimento pacifista nella provincia di Foggia, il quale è anche “insegnante di pace” e porta in giro il messaggio pacifista attraverso eventi scolastici locali e nazionali”.
Ma cosa pensa, più nello specifico, Di Gioia del contesto che ha portato allo scoppio della guerra in Ucraina?“C’è da premettere - spiega l’ambasciatore di pace - che nel dopoguerra l’Onu, che è un organismo rappresentativo di tutte le nazioni del mondo, dunque anche di quelle attualmente impegnate in conflitti bellici, deliberò all’unanimità una risoluzione che stabiliva che i conflitti tra i Paesi devono risolversi all’interno della stessa organizzazione delle nazioni unite. D’altro canto però, esiste la Nato, blocco politico-militare originatosi nel 1949, alla presenza della ‘cortina di ferro’ e con il presupposto di arginare il blocco sovietico di allora. Quando la ‘cortina di ferro’ cadde nell’89, nel momento in cui l’Urss si dissolse, doveva porsi fine anche all’esistenza dell’Alleanza atlantica. Purtroppo, però, in maniera poco democratica, la Nato è guidata unicamente dagli Stati Uniti d’America. Le altre nazioni aderiscono ma chi presiede e chi prende le decisioni sono gli Usa. Quindi - continua Di Gioia - di quello che doveva essere un atto politico che andava fatto già nell’89, e cioè scogliere la Nato, a tutt’oggi non si vedono gli orizzonti di realizzazione. Questo è un gesto che avrebbe potuto riportare tranquillità sul campo geopolitico internazionale e avrebbe dovuto essere un presupposto imprescindibile per i venti di pace che andiamo predicando da tempo. Tant’è che abbiamo sempre detto ‘Fuori l’Italia dalla Nato, fuori la Nato dell’Italia’. Fino a quando esisterà la Nato ci sarà sempre una motivazione per fare una guerra”, conclude Di Gioia.
Tra i movimenti pacifisti presenti al presidio di giovedì anche Legambiente, il cui presidente nazionale, Stefano Ciafani, ha scritto una lettera a Nazario Bizzarri, storico riferimento territoriale della sigla ambientalista. “Purtroppo, avevamo ragione quando dicevamo al governo italiano e alle istituzioni europee che continuare a investire sulle fossili, oltre ad aggravare l’attuale condizione climatica, avrebbe creato dipendenze troppo forti da paesi la cui democrazia è un concetto discutibile, Russia in primis. Se oggi l’Ue avesse una maggiore capacità di autoprodurre energia con fonti rinnovabili, avremmo uno strumento in più per tutelare il popolo ucraino e fare pressione sulla Russia. Invece ne siamo dipendenti e stiamo pagando con un grosso aumento dei costi delle bollette. Facciamo sentire la nostra contrarietà a questa assurda guerra e la nostra vicinanza alla comunità ucraina, postando sui canali social una foto con il cartello #STOPwar #NOalricattodelGAS e taggando @legambiente”. a
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