A Foggia è caccia alla benzina

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Un altro giorno di ordinaria follia a Foggia dove i distributori di carburanti sono stati letteralmente presi d’assalto dai foggiani alla spasmodica ricerca dell’ultima goccia di gasolio ancora rimasta. Una sorta di caccia all’oro dei tempi moderni dove nemmeno le code interminabili e i prezzi salati hanno distolto l’attenzione degli automobilisti con in testa un unico e solo obiettivo: non restare a secco.

Energia e carburanti
La protesta degli autotrasportatori, in sciopero dallo scorso 13 febbraio per gli enormi rincari di benzina e diesel, ha espresso, negli ultimi giorni, i suoi devastanti effetti sulle persone anche e soprattutto in maniera psicologica oltre che economica. Scaffali e pompe svuotate alle prime luci dell’alba sembrano essere il rewind di un film purtroppo già visto e rivisto in tempi di pandemia e dal quale proprio non se ne esce fuori. A rinvigorire lo scenario apocalittico collettivo anche i venti di guerra che tirano dal Est Europa e che potrebbero, secondi alcuni, comportare un ulteriore aumento dei prezzi di energia e carburanti. Insomma “dopo” il Covid ci voleva anche Putin. Sul fronte politico “il prezzo del carburante e il caro bollette, le spese autostradali e dei trasporti stanno mettendo in ginocchio interi settori economici e stanno piegando il potere d’acquisto delle famiglie – fanno sapere i consiglieri regionali del Gruppo di Forza Italia Stefano Lacatena, Giandiego Gatta, Paride Mazzotta e Vito De Palma. Per questo la Regione deve essere della partita: nelle scorse settimane abbiamo già presentato una mozione per richiedere lo stanziamento di fondi necessari a calmierare i prezzi delle bollette e ora ne presenteremo un’altra anche per il caro carburante. Bisogna trovare i fondi e studiare anche un modo per far percepire immediatamente ai cittadini e agli operatori economici il ribasso dei prezzi”.

“Gli autotrasportatori pugliesi sospendano la comprensibile protesta e riprendano la consegna delle merci, come hanno già fatto i loro colleghi siciliani dopo la decisione del Governo di stanziare 80 milioni di euro per fronteggiare il caro-gasolio, a cui dovrà seguire il compimento di ogni sforzo possibile per attenuare gli effetti della crisi energetica – commenta Paolo Campo, presidente della V Commissione Ambiente del Consiglio regionale. Al contrario, continuare a bloccare il traffico delle merci avrebbe come unico effetto quello di danneggiare migliaia di incolpevoli cittadini e bloccare la produzione a migliaia di imprese che già oggi non hanno potuto attivare le linee produttive. Allo stesso modo, le aziende che distribuiscono i carburanti evitino speculazioni”.Intanto la protesta degli autotrasportatori iniziata due domeniche fa alla Free Way della Statale 16 tra Foggia e San Severo sembra essere terminata. O almeno per i tir. Diversa la situazione invece per gli “agricoli”. Sono circa quaranta gli agricoltori di Lesina che da ieri mattina stanno manifestando per protestare contro gli aumenti. Trattori in campo e richieste da portare in un tavolo tecnico. Un tavolo di confronto, che attraverso il primo cittadino di Lesina Primiano di Mauro, chiedono alla Regione Puglia. Necessario cercare e trovare, si spera, soluzioni assieme a sindacati di categoria, istituzioni e lavoratori, una quadra conveniente per tutti.

Export
Siamo ancora agli esordi ma bisogna pensarci, soprattutto in virtù di un’ escalation così rapida. La guerra mette a rischio anche le esportazioni agroalimentari Made in Italy in Russia e in Ucraina che “nel 2021 hanno complessivamente superato un miliardo di euro”. A dirlo è una precisa analisi della Coldiretti diffusa in occasione della mobilitazione di allevatori, agricoltori e pescatori con barche, trattori e animali da nord a sud del Paese, contro la guerra scatenata da Putin che affossa l’economia e il lavoro. “Se le vendite in Russia hanno raggiunto lo scorso anno 670 milioni di euro con un aumento del 14% rispetto al 2020, dovuto soprattutto a pasta, vino e spumante, quelle in Ucraina valgono altri 350 milioni di euro. Gli effetti del conflitto ucraino rischiano dunque di cancellare completamente il Made in Italy a tavola dai mercati di Mosca e Kiev aggravando ulteriormente gli effetti dell’embargo deciso da Putin nel 2014, e da allora sempre prorogato, come risposta alla sanzioni decise dall’Unione Europea, dagli Usa ed altri Paesi per l’annessione della Crimea. Un blocco che è già costato alle esportazioni agroalimentari tricolori 1,5 miliardi negli ultimi 7 anni e mezzo.Al danno diretto delle mancate esportazioni in Russia si aggiunge – continua la Coldiretti – la beffa della diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy, realizzati in Russia come parmesan, mozzarella, robiola, o nei Paesi non colpiti dall’embargo come scamorza, mozzarella, provoletta, mascarpone e ricotta Made in Bielorussia, ma anche salame Milano e gorgonzola di produzione Svizzera e reggianito di origine brasiliana o argentina. Nei supermercati russi si possono trovare fantasiosi surrogati locali che hanno preso il posto dei cibi italiani originali, dalla mozzarella “Casa Italia” all’insalata “Buona Italia”, dalla robiola Unagrande alla mortadella Milano. Il danno – conclude la Coldiretti – riguarda anche la ristorazione italiana in Russia che, dopo una rapida esplosione, ha dovuto rinunciare ai prodotti alimentari Made in Italy originali”.

Tutti a Bari
Contro la guerra che affossa anche l’economia sono 2500 gli allevatori, gli agricoltori e i pescatori della Coldiretti Puglia scesi a Bari per arrivare in corteo davanti al a Palazzo di Governo ed essere ricevuti dal Prefetto di Bari, Antonia Bellomo perché non riescono più a coprire i costi. In Piazza Libertà è stata allestita una stalla con mucche e vitelli a rischio estinzione a causa dell’impennata dei costi dei mangimi alimentata dalla guerra con l’Ucraina che garantiva il 20% delle importazioni italiane di mais. Insomma non proprio scenari incoraggianti quegli che si proiettano all’orizzonte. Proprio ora che cominciavamo davvero a vedere le prime luci in fondo a quel lungo e tortuoso tunnel che più comunemente chiameremmo Covid-19.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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