Cibo scadente nelle mense scolastiche, denuncia di un papà: “Andrò dal Prefetto”

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Una situazione incresciosa sta accadendo a San Giovanni Rotondo e riguarda la gestione della mensa delle varie scuole dell’infanzia e primarie di San Giovanni Rotondo. Una vicenda a tratti drammatica proprio perché a farci le spese, sono appunto i piccoli alunni della città di Padre Pio.

“Una situazione che va vanti da anni nelle mense scolastiche e a cui però nessuno fa fronte, forse per paura di ritorsioni – spiega a l’Attacco il papà di due alunni Francesco Mangiacotti – nessuno vuole esporsi, ma da diverso tempo genitori e maestre continuano ad inviarmi fotografie di cibo avariato. Eppure né Sindaco né il Comitato Mensa fa nulla per risolvere il problema. Da aggiungere che ho già provveduto a scrivere al Prefetto e al Comando dei Carabinieri”.

Ma veniamo al dunque. Da molto tempo i genitori di alunni di alcune scuole di San Giovanni hanno notato un cambiamento del comportamento alimentare dei propri figli al rientro dalle lezioni che ha fatto scattare l’allarme. “Per svariati motivi nessuno è riuscito a controllare cosa avviene all’interno di queste mense – rincara Mangiacotti – non riusciamo a capire come si presenta qualitativamente il cibo, ovvero in quale stato di conservazione, e come viene presentato ai bambini. Fatto sta che la maggior parte di loro non mangia”.

“Confrontandomi con molti genitori ho poi scoperto che loro, come me, cucinano alle 11 di sera a causa del salto di un pasto importantissimo, quello del pranzo. Allo stato salutare dei nostri figli si aggiunge poi anche la beffa dello spreco di soldi che tiriamo fuori per garantire questo servizio. Addirittura alcuni insegnanti si portano il cibo da casa sapendo già a cosa vanno incontro – aggiunge”.
A suo dire il signor Mangiacotti riceverebbe ogni giorno messaggi e foto da parte di docenti e genitori di diverse scuole del paese. “La mensa scolastica, d’altronde, ha in gestione diversi istituti del posto – commenta ancora - ho scritto anche ai NAS e chiesto l’aiuto ai finanzieri. Sono anni che nessuno si prende mai la briga di porre rimedio a tutto questo”.

“Ok, la formazione scolastica deve venire a scuola, ma la gestione dell’appetito dei propri figli spetta ai genitori. Tra l’altro firmando in prima elementare il "tempo prolungato" che prevede anche la mensa, non è poi più possibile disdire il servizio per l’intero arco dei cinque anni a meno che non lo si faccia attraverso esigenze sanitarie/mediche. O in caso di allergie riscontrate”.

“È una situazione incresciosa se pensiamo al trauma psicologico che si ripercuote sul bambino stesso: ma se su 10 alunni ne mangiano solo 2 bisogna chiedersi il perché. Mia figlia – confida l’uomo – ha mangiato l’altro giorno perché affamata nonostante il cibo fosse a suo dire disgustoso. Non posso credere che bambini di quell’età, praticamente sempre affamati, rinuncino al pasto. In questi anni hanno studiato delle mense particolari al livello regionale, che non possono a mio avviso essere testate sui più piccoli. Pane integrale servito una volta a settimana ed altre trovate del genere. Tra l’altro – aggiunge Mangiacotti – abbiamo raccolto le firme anche per il piatto sostitutivo, o pasto in bianco, così da poter garantire agli alunni una seconda scelta su di una portata che magari non li aggrada. Qual è stata la risposta da chi fa i controlli sulla certificazione sanitaria? Che è anticulturale. I nostri figli stanno a scuola fino alle 16 del pomeriggio, come si può pensare di tenerli a digiuno fino a quell’ora?”.

Il genitore si è mosso nel frattempo su più fronti: “Ho raccolto firme – aggiunge – il problema è che quando ci sta da combattere cento parlano e dieci firmano. Sarà una battaglia dura ma che bisogna fare”. Intanto oggi Francesco Mangiacotti cercherà di incontrare il prefetto per chiedere concrete risposte in merito alla vicenda. “Vedremo chi avrà il coraggio di sostenermi in questa battaglia a favore dei nostri figli”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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