Prostituzione in b&b a Foggia, residenti esausti: viavai al pianerottolo e c’è pure qualcuno che sbaglia porta

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Una segnalazione giunta a l’Attacco riaccende i riflettori sul fenomeno case d’appuntamenti a Foggia. E’ il caso di un centralissimo b&b – alle spalle di corso Cairoli, in area Quartieri Settecenteschi – dietro cui si celerebbe un’attività di prostituzione indoor. Ovvero tra le mura domestiche. Almeno secondo alcuni residenti della zona che, non poco contrariati, raccontano a l’Attacco che il bed and breakfast in questione (il quale, on-line, riporta ottime recensioni in termini di pulizia e servizi forniti, senza alcun feedback di utenti che accenni ad una simile situazione) sarebbe gestito da una coppia. La segnalazione giunta in redazione narra di un viavai di persone sul pianerottolo e di spiacevoli episodi in cui chi abita in quello stabile si sarebbe pure visto bussare alla porta da presunti clienti in cerca di prostitute. E così il fenomeno sarebbe stato formalmente denunciato anche al Comando provinciale dei Carabinieri da qualche cittadino domiciliato in zona e ormai stanco dell’incresciosità della situazione.

Sulla vicenda l’Attacco ha contattato il comandante provinciale dei carabinieri, Michele Miulli, per comprendere se il caso abbia effettivamente trovato il modo di assurgere all’attenzione delle forze dell’ordine. “Si tratta, ovviamente, di informazioni riservate – la risposta di Miulli -. Non possiamo fornire alcun dettaglio su attività di indagine eventualmente in corso, come pure non è possibile rivelare se qualcuno sia venuto a denunciare una simile notizia di reato, la quale, in tal caso, necessiterebbe di investigazioni di riscontro”. In che misura, secondo quanto può restituire l’osservatorio dei carabinieri, è presente a Foggia il fenomeno case da meretricio? “Almeno nell’ultimo anno, cioè da quando mi sono insediato alla guida del Comando provinciale, non abbiamo svolto operazioni di servizio e arresti che riguardino questo fenomeno. E, a mia memoria, neppure la Polizia di Stato nello stesso arco temporale. Questo – specifica il comandante - non significa che il fenomeno non sia presente in città, né tanto meno che non vi siano indagini in corso. Nel qual caso, come detto, si tratterebbe di informazioni riservate. Si tratta, però – analizza infine Miulli -, di quei classici fenomeni che, se non riceviamo denunce utili ad avviare le attività di indagine, restano sempre troppo nascosti”.

La cronaca giudiziaria degli ultimi dieci anni racconta di diverse operazioni di polizia atte a perseguire lo sfruttamento della prostituzione indoor su Foggia

Cinquanta euro al giorno per la stanza dove ricevere clienti: tanto pagavano due prostitute e un trans sudamericani alla coppia dominicana che aveva affittato a propria volta due appartamenti, in corso Giannone e in via Manerba. E i tre proprietari-gestori delle due case date in fitto, tutti foggiani, sapevano bene, dichiarò l’accusa, cosa avvenisse in quelle abitazioni. Raccontava questo l’indagine di Procura e Squadra mobile che sfociò in un blitz che portò all’arresto di Meme Segunda Linarez Ruiz, 47 anni, dominicana residente a Pescara che avrebbe cogestito il giro di prostituzione; e alla sottoposizione all’obbligo di firma di tre foggiani. Le ordinanze cautelari furono disposte dal gip Roberto Scillitani, accogliendo le richieste del pm che coordinò l’indagine degli agenti della Sezione criminalità straniera e lotta alla prostituzione.

I fatti contestati abbracciavano un arco temporale di tre anni, dal 2016 al 2019: le due abitazioni trasformate in case d’appuntamenti furono sequestrate. La donna e un altro indagato (pure straniero) furono accusati di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione ai danni dei tre sudamericani; e di aver “esercitato case di prostituzione” in violazione della legge Merlin del ‘58 che dispose la fine delle “case chiuse”, abolì la regolamentazione della prostituzione e prorogò norme contro lo sfruttamento della prostituzione. I tre foggiani (il proprietario dell’appartamento di via Manerba, il proprietario e il gestore della casa di corso Giannone) che avevano affittato le due case alla coppia dominicana furono indagati a piede libero e fu loro imposto l’obbligo di firma in Questura. Il sostituto procuratore contestò loro di aver “concesso in locazione le due abitazioni a scopo di esercizio di una casa di prostituzione”.

Il blitz del 2019 rappresentò una nuova operazione di Procura e forze dell’ordine sulle case a luci rosse in città dopo quella del 5 luglio 2018, che annoverò il sequestro di 10 appartamenti trasformati in case di tolleranza e l’arresto di 9 foggiani, molti dei quali proprietari o gestori delle case affittate a prostitute e trans stranieri anche in questo caso per 50 euro al giorno.

Infine, pure nel 2014 fu effettuato un vero e proprio blitz, questa volta condotto dai finanzieri della Compagnia di Foggia, in due appartamenti del centro cittadino, dove si scoprirono case di appuntamenti gestite da una 44enne dominicana, che fu deferita all’autorità giudiziaria per il reato di sfruttamento della prostituzione. Nel primo appartamento visitato dai finanzieri, sito al primo piano di un antico palazzo di corso Giannone, proprio di fronte alla caserma del Comando provinciale della Guardia di Finanza, furono scoperte, nel pieno della loro attività, quattro prostitute, tutte di origine straniera (due dominicane e due colombiane). Anche nel secondo appartamento, sito nella più defilata via Ciampitti, la maitresse dominicana, stabilmente residente nel capoluogo dauno da più di un decennio, gestiva l’attività di meretricio. L’attività di polizia trasse spunto dall’intuito investigativo di alcuni finanzieri che avevano notato nei pressi di quei domicili un viavai di persone, tutte di sesso maschile. Partirono, quindi, le indagini, esperite mediante appostamenti e pedinamenti, da cui scaturì l’intervento che portò alla scoperta dell’attività di prostituzione svolta negli stabili del centro di Foggia. Dopo aver fermato ed interrogato tre clienti della casa, anche le quattro prostitute furono accompagnate in caserma per gli accertamenti di rito. Una di loro risultò priva del permesso di soggiorno. All’esito delle attività, la maitresse dominicana fu deferita alla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Foggia.

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