Monsignor Giuseppe Giuliano ha trascorso qualche giorno al Policlinico di Foggia, a seguito del ricovero effettuato nella mattina di sabato scorso per un malore che lo ha colto quando era ancora nel letto. E’ stato soccorso in un primo momento dal segretario personale che ha dato l’allarme e ha chiamato il 118. All’arrivo dei sanitari, è stato disposto il trasporto in ospedale per accertamenti clinici che sono sembrati riprodurre quanto già accaduto il 27 dicembre dello scorso anno nei minuti precedenti una solenne celebrazione in cattedrale. Anche in quella occasione venne applicata la stessa procedura e fu dimesso dopo tre giorni di degenza.
Il vescovo ha provato a dissimulare la gravità della vicenda, facendo pubblicare una breve nota in cui ha ringraziato per le preghiere e l’affetto cordiale ricevuto, ha rassicurato sulle sue condizioni di salute e ha pure precisato che si trattava di un “non più procrastinabile ricovero ospedaliero per esami clinici di routine”. Molto difficile credere a questa ultima affermazione, se si considera che la programmazione di un ricovero non avviene di sabato mattina, peraltro quando era in corso in Piazza Duomo la cerimonia in onore delle forze armate, a bordo di un’ambulanza del 118 e nel corso di una giornata per la quale era stata già annunciata per la stessa serata la sua presenza per la celebrazione eucaristica in suffragio dei sacerdoti defunti della diocesi.
E in effetti i rapporti sono meno buoni con quelli vivi, tra tensioni, decisioni e situazioni che continuano a tenere in fibrillazione le comunità locali e ora anche qualche associazione cittadina. Al suo ritorno in sede, è ancora sul tavolo il dossier relativo alla posizione di don Ivan Clemente, presbitero recentemente assegnato alla parrocchia di Giardinetto, ma sul quale si è acceso un vero e proprio conflitto di competenze. Il Cral del Comune di Lucera, sodalizio che riunisce dipendenti attuali e in pensione dell’ente, ha scelto il giovane prete lucerino come “padre spirituale”, scatenando il risentimento dei vertici della curia. Una lettera firmata dal vicario, don Donato D’Amico, contiene infatti una durissima reprimenda:
“Monsignor Vescovo non può non esprimere il suo disappunto e la sua contrarietà per tale iniziativa – è scrittonella missiva indirizzata l presidente Aldo Di Chinno - che ha sorvolato la prassi e la normativa ecclesiale di chiedere per simili nomine la previa autorizzazione della competente Autorità ecclesiastica. Non solo, allora, monsignor Vescovo non riconosce la nomina del Cral, ma invita don Ivan ad attenersi alle norme canoniche, ricordando a lui, e tramite lui ad altri, l'obbedienza richiesta anche ai sacerdoti di Lucera che sembrano ritersi esentati da essa”.
Insomma, ecco un altro capitolo di una lunga storia di contrapposizioni tra clero e capo della chiesa locale, esplicitata in più momenti anche e soprattutto a proposito delle nomine dei parroci e incaricati delle varie mansioni ecclasiastiche. Non a caso, proprio in queste settimane stanno avendo concreta attuazione le conseguenze di due tornate di assegnazioni effettuate recentemente dal vescovo, anche a proposito di destinazioni di seminaristi che stanno facendo i rispettivi percorsi verso il sacerdozio. Tra questi ultimi, ci sono Agostino Forte che è andato a dare man forte alla comunità di “Sant’Antonino” di Padova, dove sta studiando per ottenere la Licenza in Teologia con specializzazione liturgico-pastorale nel locale istituto formativo; Francesco Giglio e Urbano Genicco, invece, sono stati ammessi al Collegio Capranica di Roma, rispettivamente per l’ottenimento della Licenza specializzata in Diritto Canonico e in Teologia fondamentale da conseguire alla Pontificia Università Gregoriana.
Tra i presbiteri “residenti”, invece, si sono già insediati il padre cappuccino Giuseppe Buenza come nuovo parroco di San Marco la Catola. Parroco a Celenza e amministratore a Carlantino è don Rocco Malatacca che ha lasciato Orsara dopo i canonici nove anni di mandato. Al suo posto è stato già destinato don Danilo Zoila che sta per lasciare la comunità di Motta Montecorvino.
Ma la situazione più spinosa è quella del Carmine a Lucera, da qualche giorno senza un parroco titolare, visto che a fine ottobre, al termine di una cerimonia molto partecipata, don Vincenzo Onorato ha salutato i fedeli che hanno accettato malvolentieri la partenza del prete missionario, al quale non è stato peraltro assegnato un nuovo incarico.
La chiesa barocca del centro storico è stata affidata proprio a D’Amico, a sua volta già parroco alla vicina di San Giacomo, docente di teologia, oltre che vicario episcopale. A quest’ultimo è stato dato il mandato di “verificare lo stato patrimoniale in vista di ulteriori decisioni”, dichiarazione che può lasciare intendere una possibile soppressione della parrocchia stessa su cui c’è evidente contrarietà dei residenti della zona che hanno salutato Onorato con una lettera commovente. Da un mese, infine, don Antonio De Stefano, parroco a Roseto e Volturino, è pure l’assistente ecclesiastico diocesano dell’Apostolato della Preghiera. E da un paio di mesi in diocesi è stata costituita una nuova fraternità dell'Ordine Secolare dei Servi di Maria "Fraternità dell'Annunziata", incardinata alla parrocchia di San Giovanni Battista a Lucera.
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