A Manfredonia, anche i mortaretti rischiano ormai di diventare materia da codice penale. Non perché siano necessariamente esplosi fuori legge, ma perché attorno a quei botti mattutini si è accesa una discussione che - a giudicare dai toni raggiunti sui social - sembra avere una capacità detonante perfino superiore a quella della polvere pirica. Il punto di partenza è semplice. Ci sono cittadini che non gradiscono sentire esplodere mortaretti alle otto del mattino, soprattutto quando il calendario religioso moltiplica le occasioni. In casa, alcuni hanno cani, gatti e altri animali che ai rumori improvvisi reagiscono con paura. È una posizione legittima, così come lo è quella di chi considera i fuochi una parte della festa, della tradizione e della devozione popolare, purché siano effettuati nel rispetto delle autorizzazioni e delle regole di sicurezza. Non c’è però bisogno di trasformare il dissenso in una guerra di religione. E, soprattutto, non dovrebbe essere necessario stabilire chi abbia la fede più autentica sulla base dei decibel. È qui che entra in scena don Alessandro Gambuto, parroco della chiesa Santa Maria Stella Maris, indicato dall’Arcidiocesi anche come vicario giudiziale e componente del Capitolo Cattedrale. Don Alessandro - evidentemente irritato da alcune critiche comparse sui social - ha annunciato sul suo profilo social che avrebbe valutato la possibilità di presentare querele. Fin qui, nulla da eccepire. Chi ritiene di essere stato diffamato o vilipeso ha naturalmente il diritto di rivolgersi alle autorità competenti. È persino auspicabile che - quando sui social si supera il confine della critica arrivando all’insulto personale - qualcuno ricordi che la tastiera non costituisce una zona franca. Il problema arriva quando - mentre si predicano i toni moderati - il predicatore decide di usare una certa abbondanza di aggettivi. Nel suo scritto compaiono infatti le “frustrazioni” che alcuni scaricherebbero sugli animali, l’invito a “curare le psicosi e gli odi patologici”, la definizione di alcuni interlocutori come “infelici lamentosi” e, soprattutto, quella singolare esortazione ad avere a che fare con “tutto l’Islam possibile”, accompagnata dall’idea che, una volta arrivato l’Islam, quelli potrebbero diventare “le uniche botte” della vita dei contestatori.
Non è la prima volta che don Alessandro Gambuto si trova al centro di una discussione pubblica per il tono delle proprie esternazioni. Accadde già nella primavera del 2020, durante la fase più drammatica della pandemia. Su queste colonne, raccontammo una serie di prese di posizione affidate ai social attraverso messaggi durissimi nei confronti del Governo, dell’allora ministra dell’Interno Luciana Lamorgese e delle forze dell’ordine.
In uno dei passaggi contestava le restrizioni alla libertà di culto parlando di “dittatura” e di “comunisti”; in un altro definiva alcuni appartenenti alle forze dell'ordine “neo-barbari non civilizzati in uniforme”, accusandoli di essere “robotici esecutori” di direttive considerate lesive dei diritti fondamentali.
Le discussioni possono essere affrontate senza trasformarle in crociate contro la religione. Si può anche sostenere che i mortaretti siano una tradizione e - contemporaneamente - riconoscere che qualcuno possa non apprezzarli. Si può amare San Michele senza pretendere che l’intera città debba necessariamente amare anche il suo accompagnamento acustico.
Per dare ulteriore chiarezza al suo pensiero, don Alessandro si è commentato da solo e allargato ulteriormente il tiro. “Il festival dei Nerds (“o Merds… non so” aveva scritto prima di modificare) che con decibel assurdi ha disturbato anche le ore del riposo domenicale e pomeridiano nonché ostruito in modo osceno l’ingresso della Cattedrale; vanno benissimo gli escrementi innumerevoli dei vostri pelosetti che non raccogliete commettendo un illecito e che costringono noi a slalom olimpici; vanno bene i botti stile Gomorra non autorizzati dei compleanni e feste tamarre in città ... lì non osate lamentarvi: ovvio vi taglierebbero il collo; non vi lamentate dei concertoni e festone politiche...e dimenticavo i botti della festa patronale perché sarebbero esenti dalla vostra feroce critica? Vi danno noia solo quelli delle Parrocchie? Siete piccoli razzisti allora...Ripeto godete ora perché con l’islam che è alle porte queste potrebbero essere le uniche botte...della vostra vita”.
Peccato che - per sostenere una richiesta di equità - non fosse indispensabile ricorrere alle “feste tamarre”, ai “piccoli razzisti” o all’evocazione dell’Islam come futura fonte di rumore. In fin dei conti, ognuno ha il proprio rumore preferito. Quello degli altri è sempre più molesto. E c’è una lezione finale che potrebbe valere per tutti: la convivenza civile richiede qualche decibel in meno anche quando a parlare non sono i mortaretti, ma i social.
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