Protezione civile: “Passi avanti rispetto a incendio Vieste 2007. Siamo formati, abbiamo mezzi e attrezzature”

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La macchina organizzativa dei soccorsi è intervenuta celermente, ai vari gradi, senza mai interrompere l’azione di contrasto alle fiamme divampate su un largo tratto di vegetazione. I primi avvistamenti di focolai già dal primo mattino, sono quelli che hanno portato il Sindaco di Vieste Giuseppe Nobiletti a far partire la macchina organizzativa locale. La situazione si è mostrata particolarmente difficile da gestire, dal momento che “c’erano plurimi fronti aperti e le zone d’innesco erano soprattutto con affaccio sulla parte costiera del territorio viestano: da baia San Felice fino a baia dei Campi”. Questa era la situazione nel racconto che Michele Augello rende a l’Attacco. Lui era lì, in quei luoghi e in quei momenti, perché è il responsabile Antincendio boschivo dell’associazione Paser di Manfredonia del presidente Matteo Perillo. Una delle uniche due intervenute da fuori Vieste - l’altra era da Vico del Gargano – per evitare di lasciare il resto del territorio scoperto della preziosa attività di protezione civile svolta dagli associazionismi locali. “A metà mattina, sono stati attivati 2 canadair che nella tarda mattinata sono stato coadiuvati da altrettanti elicotteri – riprende Augello -. Questi ultimi possono trasportare col cestello non più di 1500 litri d’acqua e vengono usati prevalentemente per la bonifica, mentre il canadair ne porta 5600. C’erano le squadre dei vigili del fuoco, Arif, volontari di protezione civile del coordinamento provinciale di Foggia collegati con la sala operativa regionale di Bari per le bonifiche a terra”. Il terreno interessato dall’incendio, infatti, era a tratti impervio e difficile da raggiungere fisicamente. Per questa ragione, sono stati anche intensificati i lanci d’acqua dal cielo che sono durati per buone 7-8 ore. “Soffiava vento di maestrale e questo, a un certo punto, ha costretto gli aerei ad andarsi a caricare d’acqua a Manfredonia”.

La Procura di Foggia aprirà un’inchiesta per stabilire se l’incendio sia stato doloso o di altra natura. “Non sono incendi naturali – la convinzione di Augello-, soprattutto perché non c’erano le temperature eccessive di qualche settimana fa. Non è nemmeno opera di allevatori, secondo me, a differenza di quello che pensa qualcuno. Non sarebbe razionale”. 

Rispetto all’incendio del 2007 che provocò 3 vittime (gli anziani fratelli Carmela e Romano Fasanella, e Domenico De Nittis), “abbiamo fatto grossi passi avanti nel fronteggiare e gestire questo tipo di emergenze. In primis siamo formati, poi abbiamo mezzi e attrezzature in numero più che sufficiente, piuttosto manca l’opera di prevenzione”. E gli viene in mente un parallelo tra il Parco nazionale del Gargano e quello dell’Alta Murgia. In quest’ultimo - presieduto da Francesco Tarantini– c’è un piano antincendio “in cui si attivano anche associazioni e cooperative che prestano questo servizio. Qui c’era qualcosa di affine nel 2007 e 2008, poi è scomparso tutto. In un certo qual modo non sorprende, visto che le azioni del Parco del Gargano in questa direzione sono pari a zero”.

Il primo esempio che gli viene in mente per dare valore alle sue ultime parole è quello dei percorsi naturalistici “nei quali organizzi la sentieristica e tutto il resto, devi poi prendertene cura in modo che quei tratturi fungano da frangifuoco e ci siano vie di fuga”. Inoltre manca, a suo avviso, “un’azione seria e controllata di riforestazione perché questo dovrebbe essere il futuro. Piuttosto che le strutture che si vogliono realizzare con il PNRR e diventeranno cattedrali nel deserto, la nostra ricchezza è nella bellezza del territorio che va salvaguardato per noi e per l’economia turistica”.

Invece, in Capitanata “ci sono carenze strutturali e logistiche. Dovevano darci un distaccamento all’aeroporto Gino Lisa di Foggia, che è stato assegnato ma non viene ancora consegnato”. 

Negli scorsi anni c’era un servizio di monitoraggio che iniziava il primo luglio e finiva ai primi di settembre. “Erano pattugliamenti che avvenivano anche attraverso gemellaggi con altre regioni italiane, con squadre che giravano lungo percorsi che cambiavano di volta in volta nelle ore centrali dalla giornata: da mezzogiorno alle 18”, conferma Augello che è membro del Comitato tecnico scientifico della scuola provinciale di Protezione Civile. 

La sede operativa dei volontari era a Jacotenente – dove ha sede il distaccamento dell’Aeronautica Militare alla Foresta Umbra - da dopo quell’infausto incendio del 2007 e, negli ultimi due anni, si era spostata a San Giovanni Rotondo, “con una sala operativa di fortuna a Pozzo Cavo, dove c’è il parcheggio dismesso. Però i nostri colleghi che ci raggiungevano da altre regioni li ospitavamo in albergo”.

Da operatore con trent’anni di esperienza nel settore alle spalle, Augello è convinto che occorra “un’attenta prevenzione. Nel periodo invernale e primaverile bisogna fare pulizia dell’interfaccia, soprattutto dove ci sono centri abitati e strutture ricettive”. 

“Non possiamo permetterci di far evacuare i turisti e poi chiedere loro di tornare. È piuttosto normale che restino spaventati e, forse, l’anno prossimo non sceglieranno più il Gargano”. 

I Piani di Protezione civile dei Comuni “vengono lasciati nei cassetti, anziché provati con il settore sanitario, i servizi sociali, le reti dei servizi elettrici e idrici”, insomma una lunga serie di interpreti che devono sapere quello che devono fare. E, infine, “deve esserci capacità economica per gestire i Piani, piuttosto che muoversi tardivamente con la modalità degli interventi per somma urgenza. Soldi, questi ultimi, che invece potrebbero destinati alla prevenzione”.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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