Giuseppe Notarangelo, l’imprenditore di Vieste che da due anni si incatena in spiaggia su Lungomare Europa per tutta l’estate per protestare contro la palificazione su spiaggia libera attrezzata dei gestori del Lido Marilupe, ha vinto la sua battaglia. “Oggi è un giorno di grande vittoria per la giustizia e la legalità nella nostra comunità”, annuncia. “Dopo una battaglia lunga e difficile, durata circa due anni, finalmente posso celebrare un significativo passo avanti nella lotta contro l’abuso e l’illegalità sulle nostre spiagge e nello specifico quella che interessa la spiaggia libera attrezzata del Lido Marilupe”, dice. “Questa mattina due carabinieri, accompagnati da quattro uomini della guardia costiera, hanno preventivamente eseguito le misurazioni dello spazio demaniale in questione e hanno poi proceduto al sequestro della selva di pali degli ombrelloni posizionati abusivamente su questo spazio, restituendolo alla sua funzione di spiaggia libera attrezzata”, racconta. “Questa vittoria non è solo mia, ma di tutti i cittadini che credono nel rispetto delle leggi e nella protezione dei beni comuni”, afferma.
“Per troppo tempo, le nostre spiagge sono state e sono ostaggio di un'occupazione illegale che ha violato palesemente le norme vigenti e ha sottratto ai cittadini il diritto di godere liberamente delle nostre splendide spiagge”, spiega. “L'idea di intraprendere questa protesta ha preso forma quando non ho trovato l'aiuto che cercavo nel primo cittadino, il sindaco, e negli organi istituzionali del Comune di Vieste”, prosegue.
“Di fronte all'immobilismo delle autorità locali, ho deciso di agire con determinazione”, fa sapere. “Intraprendere questa protesta pacifica e civile, anche se caratterizzata da gesti forti, è stato un percorso difficile”, continua. “Incatenarmi mani e piedi a un lettino da spiaggia per far sì che le mie richieste fossero ascoltate è stata una decisione sofferta, che ha comportato un grande disagio e una significativa sofferenza fisica e mentale”, fa notare. “Ogni giorno trascorso in quelle condizioni rappresentava un grido disperato contro la cattiva gestione della mia situazione da parte del sindaco e di tutte le istituzioni del Comune di Vieste”, ribadisce. “Questa decisione di non intervenire non solo ha permesso agli abusi di continuare, ma ha anche mandato un messaggio pericoloso: che le leggi possono essere infrante senza conseguenze”, sottolinea.
“Come se non bastasse, il sindaco e le istituzioni comunali hanno persino cercato di far passare la mia protesta come un complotto ordito tra me e mio fratello, che è il titolare della concessione balneare della spiaggia in questione, per motivi oscuri e infondati”, evidenzia. “È stato un tentativo meschino di delegittimare la mia lotta e screditare il mio impegno civile”, rimarca. “In realtà, stavo semplicemente cercando di difendere e far valere i miei diritti”, esclama. “Questo immobilismo ha avuto un effetto devastante sulla mia vita, costringendomi a prendere misure drastiche e soffrire in silenzio”, chiosa.
“Questo successo dimostra che la perseveranza e la determinazione nel difendere i propri diritti possono portare a risultati positivi”, conclude. “Mi auguro che questo intervento sia solo l'inizio di un cambiamento più ampio, che porti a una gestione più trasparente e rispettosa delle nostre risorse naturali”.
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