Erosione costiera, Caputo e Rizzi invocano approccio scientifico per ricorrere a tecniche migliorative

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Si discute da troppo tempo, non solo in ambito scientifico, sui fenomeni legati al dissesto idrogeologico, tra cui l’erosione costiera che si manifestano con eventi ad andamento catastrofico, diventando argomento istituzionale a tutti i livelli, ma anche tra esperti, come i geologi, oltre ai semplici cittadini. Sono proprio gli esperti a dire che “l’ingegneria costiera è una materia complessa da affrontare e, in primis, meglio ascoltare la natura”. Il dissesto idrogeologico modifica velocemente il paesaggio e fenomeni come frane, inondazioni ed erosione costiera “sono stati definiti “malattia della civilizzazione”, perché è la stessa evoluzione umana, ad avere accelerato il lento decorso dei fenomeni naturali in maniera travolgente e preoccupante” (Fonte: MondoBalneare.com). Quindi, prima di apportare interventi riparativi o ricostruttivi è necessario eseguire un’accurata analisi del territorio, per prevenire e mitigare il rischio idrogeologico. Ecco che, negli ultimi anni, le barriere frangiflutti sommerse sono diventate iconiche e vengono preferite ad altri sistemi – per esempio, i pennelli, strutture a protezione del litorale costruite trasversalmente alla linea di riva per ridurre il trasporto litoraneo e intercettare i sedimenti – talvolta a ragione, talvolta in modo indiscriminato, senza valutare il loro impatto nel tempo. Progettare una barriera frangiflutti sommersa – ma anche emersa – che protegga efficacemente la spiaggia senza causare effetti negativi quanto indesiderati richiede valutazioni ben precise.

Dissesto idrogeologico, tra cui l’erosione costiera, sono come un malato che sta per andare in terapia intensiva se non si pone rimedio con la prevenzione e, in tanti casi, anche con la terapia adeguata. Nello specifico, come si può osservare da Termoli ad oltre Rimini, la costa è “protetta” da barriere frangiflutto che mitigano l’energia dell’onda. Barriere che, oggi, sono sommerse e danno vantaggi diversi dalle precedenti, essendo superati. Gli esperti hanno le idee chiare, su come agire, partendo da uno studio accurato e minuzioso della costa e del suo habitat: “Se parliamo di barriere frangiflutto, come richiesto, quelle sommerse sono più idonee allo scopo e agli obiettivi che s’intende realizzare iniziando da quello paesaggistico – ha esordito a l’Attacco, Giovanni Caputo, presidente dell’Ordine dei geologi pugliesi –. La questione richiede la massima attenzione progettuale. Un frangiflutto, nel senso divulgativo, non serve a frenare l’onda, ma a diminuirne l’energia. Quindi, porta ad un accumulo del sedimento verso la costa, anziché eroderla. È una tecnica costruttiva e migliorativa che, però, deve tener conto anche dell’habitat marino. Ma sull’erosione della costa, lì dov’è rocciosa, ad esempio, in fluisce an che la pioggia e non solo il mare. Ecco perché è necessaria un’attenta valutazione”. Sui progetti finanziati dalla Regione Puglia, che restano lodevoli nell’intento, va tenuto conto che la costa non è un elemento “amministrativo”, come può esserlo un comune diverso dall’altro, ma un elemento che va studiato caso per caso ma nella sua interezza. “Ho appreso che sono stati finanziati quattro progetti per un valore di 16 milioni di euro. Ma per la Puglia si tratta di una goccia nel mare – ha concluso Caputo, spiegando il perché –. In primis è fatta a macchia di leopardo, avvantaggia il comune più virtuoso, che ha presentato il progetto migliore, senza valutare dove c’è il problema più serio della costa, al di là dei punteggi che si sono ottenuti. Poi, magari, il tratto di costa da proteggere è a cavallo di due o più comuni: in questo caso, come si procede?” Ci sono aspetti che vanno considerati, quindi. Lo spiega a l’Attacco Vincenzo Rizzi, esperto in materia ambientale: “Prendendo spunto dai recenti finanziamenti regionali contro l’erosione costiera (circa 16 milioni di Euro per Rodi Garganico, Zapponeta, Massafra e Ostuni), la domanda è di metodo: stiamo trattando i paesaggi naturali pugliesi come sistemi ecologici complessi da tutelare e far funzionare secondo le loro dinamiche, o come semplici infrastrutture da mettere in sicurezza? La costa non è una linea statica: è un sistema accoppiato ambiente marino-linea di riva-habitat pionieri-spiaggia/duna, go vernato da trasporto litoraneo dei sedimenti, forzanti meteomarine e apporti fluviali. La letteratura tecnica (ISPRA, EEA, IPCC AR6) mostra che interventi rigidi e rimaneggiamenti massivi dei sedimenti tendono a spostare i problemi nel tempo e nello spazio: aumentano la torbidità, attenuano la luce e comprimono la produttività delle fanerogame (Posidonia oceanica, Cymodocea nodosa), alterano le comunità bentoniche e mobilitano nutrienti (azoto e fosforo) intrappolati nei sedimenti, con rischio di eutrofizzazione e ipossie in condizioni di calma”. Un elemento spesso trascurato riguarda gli effetti termici e di circolazione generati dai pennelli: “Ciò crea celle semi‑chiuse a bassa circolazione, che riducono il ricambio idrico (flushing) e aumentano il tempo di residenza dell’acqua – ha evidenziato Rizzi. In acque basse e poco ventilate, specie durante ondate di calore, questo può determinare incrementi termici locali, stratificazione diurna e aumento dello stress termico sugli habitat sensibili, con effetti a cascata su ossigenazione, metabolismo microbico, fioriture algali nocive e rischio di morie ittiche. La ridotta circolazione favorisce inoltre l’accumulo di fini in sospensione e contaminanti, peggiorando qualità dell’acqua e trasparenza”. Così Rizzi nelle conclusioni: “Per questi motivi, l’approccio più efficace è quello basato sulla tutela e ricostruzione delle componenti ecologiche che rendono resiliente il sistema: il corrido io spiaggia–duna e gli habitat pionieri. La ricostituzione dei sistemi dunali con sabbie granulometricamente compatibili, passerelle per limitare il calpestio e impianto di specie psammofile autoctone, intrappola sedimenti, favorisce la crescita di dune embrionali e mobili e dissipa in modo naturale l’energia ondosa; il tutto va accompagnato da fasce di arretramento per garantire la mobilità del sistema e, dove serve, da arretramenti controllati”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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