Piazza Giordano ha fatto da cornice, due sere fa, alla maratona oratoria finale promossa dai comitati cittadini per il Sì alla riforma della giustizia, in vista del referendum in programma tra domani e dopodomani. Un appuntamento che ha provato a riportare il confronto su un piano più aderente ai contenuti, in un clima che continua a risentire di una forte polarizzazione. A moderare l’incontro è stato il giornalista Gianvito Casarella, che ha accompagnato gli interventi scandendo i tempi di una serata costruita attorno alle ragioni tecniche della riforma. A prendere la parola è stato, tra gli altri, l’avvocato Massimiliano Mari, presidente della Camera Penale di Foggia, che ha insistito sulla necessità di restituire chiarezza al dibattito pubblico. “Questi incontri servono a spiegare ai cittadini cosa cambia davvero, quali articoli della Costituzione vengono modificati e in che cosa consiste la separazione delle carriere”, ha osservato, richiamando il rischio di una discussione compressa dentro slogan. Un passaggio che Mari ha collegato direttamente al voto. “Bisogna offrire ai cittadini strumenti per capire perché votare Sì, cioè per completare un percorso che mira a garantire tutte le condizioni del giusto processo”. Nel suo intervento, il penalista ha riportato il focus su uno dei punti ritenuti centrali dai sostenitori della riforma. “Tra i principi cardine c’è la terzietà del giudice e la sua equidistanza dalle parti”, ha spiegato, sottolineando come la separazione delle carriere intervenga proprio su questo equilibrio. E sulle critiche che riguardano l’autonomia della magistratura ha aggiunto: “Chi sostiene che si voglia ridurre indipendenza e autonomia dice una cosa che non corrisponde al contenuto della riforma”. Uno sguardo, infine, anche alla fase successiva. “Non è una legge perfetta, ma ci sarà spazio per intervenire con le norme attuative”.
A seguire, l’intervento di Anna Lops, componente del Comitato Sì Riforma, che ha allargato il discorso al piano della partecipazione. “Il primo appello è ad andare a votare, perché il diritto di voto è uno dei pilastri della democrazia”, ha detto, invitando a non disertare le urne. Entrando nel merito, Lops ha richiamato le principali direttrici della riforma. “La separazione delle carriere, l’Alta Corte disciplinare e il sorteggio di una parte dei componenti del Csm sono strumenti che servono a ridurre il peso delle correnti e a rafforzare la meritocrazia”. Un passaggio che ha riportato il confronto sull’assetto complessivo della magistratura.
“L’obiettivo è rendere il processo più giusto e la democrazia più solida, attraverso una magistratura che sia ancora più autonoma e indipendente”, ha proseguito, collocando la riforma dentro una prospettiva di rafforzamento delle garanzie. Nel corso della serata è intervenuto anche il penalista Giulio Treggiari, che ha scelto di soffermarsi sul clima che accompagna il referendum. “Io non credo molto ai sondaggi”, ha detto, mettendo in dubbio la loro capacità di fotografare davvero l’opinione pubblica.
Da qui una riflessione più ampia. “Ho visto attenzione su questi temi, ma la discussione è stata caricata di significati politici che vanno oltre la riforma”.
Treggiari ha quindi richiamato un elemento che, a suo giudizio, ha inciso sulla percezione del voto. “Se si fosse parlato solo di tecnica e di norme, forse sarebbe stato più facile comprendere le ragioni del Sì”. E sul tema del sorteggio ha osservato: “Negli ultimi anni anche figure oggi schierate per il No avevano espresso posizioni diverse”. Infine, un riferimento alla natura del provvedimento. “È stato trasformato in un referendum pro o contro il governo, mentre si tratta di un intervento che ha radici molto più lontane nel tempo”.
Dopo di loro, sono intervenuti anche l’ex magistrato Salvatore Russetti, la presidente di Aiga Foggia Simona Lafaenza, l’avvocato Gianni Cerisano, presidente Ass. Logos, a testimonianza di un confronto che ha coinvolto diverse sensibilità del mondo giuridico.
La serata ha confermato la scelta degli organizzatori di puntare su un linguaggio tecnico e su argomentazioni di merito, nel tentativo di intercettare un pubblico più ampio rispetto a quello degli addetti ai lavori. Resta però aperta la questione della partecipazione al voto, che potrebbe rivelarsi decisiva in un contesto in cui le posizioni appaiono ancora in sostanziale equilibrio.
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