Legalità inceppata dai vincoli a villa Rossana: la Marca ci prova e mostra cautela per altro immobile confiscato

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A guardarle ora quelle foto, verrebbe quasi il dubbio che siano state generate con l’intelligenza artificiale per quanto sono incredibili. Scatti che ritraggono, nei primi giorni dell’aprile 2023, l’allora presidente regionale Michele Emiliano prendere parte al varo del progetto “Un’impresa per Amica” che avrebbe finalmente consegnato villa Rossana alla pubblica fruizione. Si parlava di “restituzione alla comunità”, di “legalità che vince”, di “nuove energie”. Il cancello arrugginito viene aperto, le telecamere entrano. La villa, per un giorno, sembra davvero rinascere. Ma è un’illusione. Tutto si arenò, dopo che proprio da queste colonne furono rilanciati i dubbi al riguardo di una serie di vincoli proprio nell’area su cui sorge quell’immobile sequestrato alla criminalità: paesaggistico, archeologico e idrogeologico. Il PPTR classifica quell’area come fascia costiera tutelata. La Soprintendenza individua la zona come area archeologica sensibile. Il PAI, a sua volta, segnala un rischio idraulico. E poi c’è l’abusivismo: ampliamenti non autorizzati, verande abusive, difformità insanabili. Piuttosto, non è possibile sanare nulla. Non è possibile regolarizzare nulla. Non è possibile, quindi, autorizzare nulla. Il finanziamento viene ritirato, il progetto annunciato con enfasi non partirà mai, e la villa torna nel limbo. Quel luogo ha fin qui attraversato tre vite: quella opaca dei suoi proprietari originari, la successiva trionfale annunciata dalle istituzioni e, infine, quella fatta di vincoli, carte, abusi e impossibilità. In altre parole, villa Rossana è nata in un luogo dove non si sarebbe potuto costruire quasi nulla. E ciò che è stato costruito non è sanabile. Oppure sì, nel nome di un interesse morale superiore? Nei giorni scorsi, il tema è stato ripreso dalla consigliera comunale Michela Quitadamo. L’eletta di Molo 21 è anche attivamente impegnata nell’ambito della legalità tra i giovani e la sua idea è che “in un territorio come il nostro, i beni confiscati non sono soltanto immobili: sono segni visibili della vittoria dello Stato sull’illegalità e opportunità concrete di sviluppo sociale per la comunità. Manfredonia ha bisogno di questi luoghi”. Un orientamento che trova oppositori tra coloro i quali, per le stesse motivazioni, arrivano ad una conclusione diametralmente opposta: lo Stato non può derogare alle proprie leggi.

“Sarebbe un controsenso e un incitamento per tutti gli abusivismi”, il pensiero dell’avvocato Vanni Salcuni. “L’unica scelta seria e coerente con il principio di legalità – secondo l’ex Sindaco Angelo Riccardi - è procedere alla demolizione. Solo così si afferma davvero la presenza dello Stato: non mantenendo in piedi un simbolo dell’illegalità, ma rimuovendolo definitivamente”.

Nelle sue dichiarazioni, la consigliera Quitadamo fa riferimento anche ad un asse tra il Comune di Manfredonia e la Prefettura di Foggia per superare in qualche modo l’impasse generatasi. Sono interlocuzioni che stanno proseguendo da tempo, come specifica a l’Attacco il Sindaco Domenico la Marca.

“Iniziamo dalla premessa che è un bene confiscato alla mafia, quindi va ridato alla comunità. Perché simbolicamente è stato frutto di un furto che la criminalità ha compiuto a danno della comunità”. 

“L’associazione Libera, tra gli obiettivi che spesso sollecita agli enti locali – aggiunge -, pone proprio quello di accettare questi beni che poi devono essere in qualche modo riconsegnati come bene comune”.

Ma, come detto, nel caso di villa Rossana sono presenti una serie di vincoli che interessano più settori. “Sì, è vero – conferma -. Ma stiamo verificando insieme all’Agenzia nazionale dei beni confiscati il superamento di questi vincoli. La legge permette alcune deroghe, rispetto ai beni confiscati alla mafia, e noi stiamo verificando se c’è questa possibilità. Sarebbe un grande risultato”. E cita a supporto delle sue parole il decreto del Presidente della Repubblica numero 380 del 2001 e il decreto legislativo 159 del 2011.

“Abbiamo riscontrato la piena disponibilità della Prefettura, dell’Autorità di bacino, della Soprintendenza e dell’Agenzia nazionale dei beni confiscati in questo percorso di regolarizzazione”. 

Il Sindaco ricorda che “durante il primo anno della mia Amministrazione, abbiamo anche accettato un altro bene confiscato: un piccolo appartamento in via Mario Simone che metteremo poi a disposizione della comunità con un avviso pubblico oppure un affidamento diretto. L’importante è che ci sia una finalità sociale, che sia valorizzato per il bene della comunità”.

Secondo alcune fonti ascoltate da l’Attacco, ci sarebbe anche un ulteriore immobile sequestrato alla criminalità che potrebbe rientrare nella disponibilità del Comune di Manfredonia. Ma da Palazzo San Domenico, forti dell’esperienza con villa Rossana, ci vogliono andare cauti prima di accettarlo. Voci che il Sindaco la Marca conferma senza però aggiungere dettagli, dal momento che spiega soltanto che “c’è una villa ma non è nella zona di Siponto. L’Amministrazione ha chiesto che siano forniti riscontri circa alcuni vincoli e attende di poterli recepire”.

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testatina dillo al direttore WEB

 



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