Non è stato molto nel carcere di Foggia il detenuto di origini lucane, classe ‘86, con fine pena tra appena due mesi (giugno 2022) che questa mattina si è tolto la vita impiccandosi con una rudimentale corda ricavata dai lacci delle scarpe.
Lo riporta il Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe). “Ha appeso il filo alla finestra della stanza del bagno, dopo aver aspettato che gli altri compagni uscissero per l’ora d’aria – ha spiegato il segretario Federico Pilagatti –. Purtroppo l’agente di servizio nella sezione nulla ha potuto, nonostante sia intervenuto con prontezza e coraggio. E da oggi il detenuto in questione, che sembra avesse problemi psichiatrici, è entrato a far parte della fredda statistica dei suicidi in carcere che peraltro non interessa più a nessuno”.
“Negli ultimi mesi sono decine gli interventi dei poliziotti penitenziari di Foggia che con coraggio e professionalità sono riusciti a salvare chi ha deciso di volare oltre le sbarre del carcere. Peraltro il Sappe denuncia una carente assistenza ai detenuti con problemi psichiatrici che spesso sono abbandonati a sé stessi. Fino a qualche anno fa ci si indignava, ci si interrogava anche sui mass media nazionali: ora più niente, qualche riga nella cronaca locale e avanti il prossimo”.
“Eppure questo è l’ennesimo episodio di una tragedia continua che ha responsabilità molto precise, a partire da chi ha voluto consegnare le carceri italiane all’anarchia. Ci riferiamo alla politica e al Dap, che nei fatti hanno smantellato la sicurezza nelle carceri e l’attività di controllo e gestione dei detenuti. Da mesi, se non anni, il Sappe denuncia la grave situazione di sovraffollamento del carcere di Foggia, che è arrivato a più del 170 per cento dei posti disponibili, nonostante i gravi eventi che due anni fa hanno portato all’evasione di 73 detenuti”.
“Da allora nessun intervento, anzi le cose sono peggiorate: il personale di polizia penitenziaria si assottiglia, sempre più stanco e vecchio. Tutto ciò costringe i poliziotti a lavorare per 8/12 ore continuative, con carichi di lavoro massacranti in violazione di norme e leggi dello stato italiano. Ma è possibile che in un cosiddetto paese civile ci si indigni per un animale maltrattato e nessuno si preoccupi di affrontare seriamente il problema delle carceri, diventate ormai una discarica sociale dove buttare le anime e i corpi degli ultimi, dei pazzi, dei diseredati?”
“Si, perché questo è il carcere, dove colletti bianchi e delinquenti matricolati riescono a evitare di soggiornare, grazie ai soldi che permettono difese legali (che i poveri cristi si sognano), sfruttando tutte le possibilità che leggi inadeguate consentono. Senza dimenticare i tantissimi innocenti che trascorrono periodi anche lunghi in carcere per poi uscire distrutti nell’anima e nel corpo. Diamo appuntamento al prossimo suicidio o pestaggio di poliziotto, sempre che interessi ancora a qualcuno”.
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