Angelo Rendine, muratore di 40 anni, avrebbe indicato un manifesto funerario a Cristian Tusiano, 43 anni, dicendogli che la prossima foto sul muro sarebbe stata la sua: potrebbe essere questo - per quanto riferito da un testimone - il motivo del litigio tra i due foggiani
cui ha fatto seguito poco dopo la gambizzazione di Rendine per mano di Tusiano, avvenuta la sera del 16 maggio in via Gioberti nei pressi di un bar.
Il presunto feritore, arrestato dalla Squadra Mobile poche ore dopo l’aggressione, resta in carcere accusato di porto illegale della pistola che non è stata trovata e di lesioni. L’accusa poggia sul racconto di alcune persone interrogate dai poliziotti, che avrebbero peraltro riscontrato atteggiamenti reticenti di qualche teste, oltre a filmati registrati da telecamere e sistemi di videosorveglianza della zona e sulle ammissioni dell’indagato che al giudice ha confessato d’aver sparato, sostenendo però d’essere stato minacciato da Rendine.
Questi, medicato in pronto soccorso per una ferita alla coscia sinistra giudicata guaribile in 15 giorni, ai poliziotti che l’hanno interrogato la mattina dopo il ferimento ha detto di non sapere chi avesse sparato e escluso d’aver litigato con qualcuno.
Il giudice ha ritenuto che solo la detenzione in carcere può evitare sia il rischio di inquinamento delle prove, sottolineando “la necessità di ulteriori accertamenti sull’accaduto vista la reticenza del ferito e di due testi che probabilmente per timore hanno negato di sapere circostanza a loro note”, sia il pericolo di ulteriori comportamenti aggressivi.
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