Chiesto il processo per l’autotrasportatore che ha travolto sulla Ss 16 (a Cerignola) Donato Papagni

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Nulla e nessuno potranno restituire il loro caro, ma i familiari di Donato Papagni potranno quanto meno ottenere un po’ di giustizia. A conclusione delle indagini preliminari sull’incidente stradale costato la vita al 42enne di Bisceglie (Bari) il 2 aprile 2022 a Cerignola, il Pubblico Ministero della Procura di Foggia titolare del fascicolo, Matteo Stella, ha chiesto il rinvio a giudizio per l’autotrasportatore che lo ha travolto e ucciso mentre era fermo a bordo strada essendo rimasto in panne con il furgone aziendale.

Il Gup del Tribunale di Foggia, Carlo Protano, ha fissato per il 21 giugno prossimo l’udienza preliminare di un processo dal quale la moglie, i due figli minori, i genitori, il fratello e la sorella della vittima, assistiti da Studio3A-Valore S.p.A., si aspettano risposte.

Quella sera attorno alle ore 22:15 Papagni, conosciutissimo e ben voluto da tutti a Bisceglie (e non solo) anche per la sua passata attività di commerciante ambulante e che lavorava come autista per conto della Vandelia srl, un’azienda ortofrutticola, stava rientrando da un viaggio di lavoro, più precisamente da una trasferta nel Napoletano per la consegna dei prodotti e stava percorrendo la Strada Statale 16 in carreggiata sud, in direzione Foggia-Bari, alla guida di un autocarro Iveco 35 della ditta. Giunto però all’altezza della progressiva chilometrica 712+300, nel territorio comunale di Cerignola, è stato costretto a fermarsi per un’improvvisa avaria del veicolo.

Ha accostato il mezzo all’estremo margine destro della sua corsia di marcia, ha azionato tutti i dispositivi di segnalazione, a cominciare dalle luci lampeggianti a intermittenza del furgone, ha avvisato la sua azienda del problema, ha telefonato alla moglie spiegandole l’accaduto e informandola che avrebbe tardato - è l’ultima volta che la donna ha sentito il marito - ed è sceso dall’abitacolo per dare un occhio al motore e verificare il guasto. Ma ha fatto appena a tempo ad aprire il cofano che sul suo autocarro si è abbattuto l’autoarticolato Scania che sopraggiungeva sulla Ss 16 nella stessa direzione di marcia, che non si è avveduto del veicolo fermo in panne davanti a sé tamponandolo violentemente, colpendone il lato posteriore sinistro con lo spigolo anteriore destro del suo trattore stradale, scagliandolo contro il guardrail e finendo in questo modo per travolgere anche la vittima, rimasta schiacciata tra il suo autocarro e la barriera: Papagni ha riportato, in particolare, un gravissimo trauma toracico e del bacino che non gli ha lasciato scampo.

Il sostituto procuratore ha subito iscritto nel registro degli indagati per il reato di omicidio stradale il conducente del mezzo pesante: i congiunti del 42enne, per essere assistiti, attraverso l’Area manager Puglia Sabino De Benedictis si sono affidati a Studio3A-Valore S.p.A., società specializzata a livello nazionale nel risarcimento danni e nella tutela dei diritti dei cittadini. Stella contesta di aver causato il decesso di Papagni per “colpa generica, difetto di prudenza e attenzione alla guida, e colpa specifica integrata dalla violazione delle norme sulla disciplina della circolazione stradale, di cui agli articoli 140 e 141 del Codice della Strada”, per citare la richiesta di rinvio a giudizio.

Attraverso il rapporto della polizia stradale di Cerignola, che ha effettuato i rilievi, e le indagini è stato infatti accertato che l’imputato, oltre a non aver visto l’autocarro fermo a bordo strada davanti a lui, nonostante le quattro frecce accese, procedeva anche a una velocità non solo superiore al limite imposto in quel tratto, di 60 chilometri all’ora, ma anche non commisurata alle condizioni di tempo, era tarda sera, e di luogo: “Strada deformata per 2,7 chilometri e lavori in corso a 700 metri, segnaletica di cantiere e ulteriore limite di 50 km/h” sempre per riportare l’atto del magistrato.

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testatina dillo al direttore WEB

 

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