Il 36enne di Monte Sant'Angelo era stato arrestato dai carabinieri nel maggio scorso per violazioni della sorveglianza speciale. Ora, scontato il periodo dovuto, è in attesa che gli venga nuovamente notificata la sorveglianza speciale.
Com'è noto, il clan dei Montanari (attualmente retto da Miucci per la detenzione dei boss, i fratelli Li Bergolis) è storicamente in guerra col clan Romito di Manfredonia. Oggi la nascente batteria è denominata Lombardi-La Torre-Ricucci, poichè guidata da Matteo Lombardi (detenuto per l'omicidio di Giuseppe Silvestri nel marzo 2017, ucciso a Monte Sant'Angelo), dal macchiaiolo sodale dei Romito Pasquale Ricucci detto "Fic secc" e da Pietro La Torre "U' Montanar", latitante da mesi. Ma chi è Miucci? L'Attacco ha raccontato mesi fa, in esclusiva, la storia della sua famiglia.
Per un bambino di nemmeno 10 anni di età perdere il padre, crivellato di colpi in un agguato mafioso, è un evento che segna per sempre la vita. Quel bambino può crescere odiando con tutto se stesso la criminalità organizzata e la violenza, ma può anche esserne assorbito nelle velenose logiche e farsi adulto così intriso di quella cultura da immaginare per sè un futuro da boss e vendicatore. E' una storia esemplare quella del 36enne montanaro Enzo Miucci, nel mirino degli inquirenti da quando era minorenne, tuttora noto come "u creaturo" a sottolineare la maniera in cui sin da bambino, rimasto orfano del padre Antonio, fu allevato e "adottato" di fatto dai Libergolis.
Miucci è considerato già da alcuni anni colui che regge le fila del clan dei Montanari, in attesa del momento (per ora assai remoto) in cui usciranno dal carcere i fratelli Armando e Franco.
Le cronache parlano di lui da decenni. L'ultima occasione è stata quando è stato reso noto che la Corte di Appello di Bari, in funzione di giudice di rinvio dalla Corte di Cassazione, ha annullato la precedente assoluzione e condannato Enzo Miucci a cinque anni di detenzione per aver, tra il 2009 e il 2010, favorito la latitanza di Franco Libergolis. La 1^ Sezione Penale della Corte di Appello di Bari ha posto la parola fine ad un'importante vicenda processuale, iniziata nel 2010 con l'arresto, all'alba del 26 settembre, di Franco Libergolis, classe "˜78, all'epoca latitante. L'uomo si era sottratto all'esecuzione di un'ordinanza restrittiva dopo la condanna all'ergastolo, da parte della Corte d'Assise di Foggia, del 7 marzo 2009, riuscendo per un anno e mezzo a sfuggire alle ricerche dei Carabinieri, ma anche a quelle dei sicari del gruppo contrapposto, con il quale, proprio nel corso della sua latitanza, era esplosa una sanguinosissima faida. Le indagini che avevano portato alla cattura del vertice del clan dei Montanari avevano poi permesso di accertare il ruolo di primo piano che Miucci, classe '83, aveva avuto tra i favoreggiatori del latitante, rendendosi anche lui irreperibile, sia per garantirgli costanza e continuità nell'assistenza che per sfuggire agli stessi sicari. Il procedimento penale che ne era scaturito si era concluso in primo grado, con sentenza del Tribunale di Foggia del 20 dicembre del 2012, con la condanna di Miucci a cinque anni di reclusione per favoreggiamento. Insieme a lui erano stati condannati Donato Bisceglia, cl. '86, a due anni e sei mesi, Mario Clemente, cl. '80, Emiliano Francavilla, cl. '79, Mario Lanza, cl. '81, e Angelo Gioacchino Grilli, cl. '78, a quattro anni e sei mesi, Giulio Guerra, cl. '89, a due anni e sei mesi. Per tutti, ad eccezione di Bisceglia e Guerra, era stata applicata l'aggravante della mafiosità , e cioè di aver agito per favorire l'associazione criminale già oggetto di condanne passate in giudicato per il reato di cui all'art. 416 bis del codice penale. In più, a Miucci era stata aggiunta anche un'ulteriore aggravante, avendo tenuto tutte le condotte in violazione della sorveglianza speciale di P.S., con obblighi, cui era nel frattempo sottoposto. Miucci, a seguito di ricorso, si era inizialmente visto annullare la condanna dalla Corte di Appello di Bari che, vistasi rinviare la sentenza dalla Corte di Cassazione, si è ora pronunciata in modo definitivo, aggiungendo le nuove spese legali al conto presentato al condannato.
Enzo Miucci è, ancor prima che sodale, familiare dei Libergolis.
Il vincolo di sangue, fondamentale sul Gargano, deriva dallo scomparso padre Antonio, che era fratello della moglie di Ciccillo Libergolis, dunque cognato del patriarca ed allevatore. Ciccillo era il fratello di Pasquale, padre di Matteo, Armando e Franco, i vertici da anni detenuti in carcere. Oggi è Enzo il volto noto della famiglia Miucci, ma a suo padre Antonio è legata una lunga storia, fatta anche di iniziative imprenditoriali a Monte Sant'Angelo e tentativi di ingresso in politica e in consiglio comunale con l'aiuto di prestanomi.
Per alcuni Antonio rappresentava il "cervello fino" di cui si serviva il clan e colui che, ben prima delle diversificazioni economiche dei Romito a Manfredonia, mostrò la strada dell'evoluzione politico-imprenditoriale della mafia garganica. A lui faceva capo l'agenzia di vigilanza Metropol, che nel 1991 finì agli onori delle cronache con altri istituti di vigilanza del comprensorio. Furti d'auto, rapine nei negozi e il ricorso ad ogni mezzo per contrastare la concorrenza e ottenere la gestione esclusiva dell'attività di vigilanza: in questi reati si erano "specializzati" i titolari e alcuni uomini di tre istituti di vigilanza che operavano a Monte Sant' Angelo e dintorni. E ai derubati venivano chieste somme in denaro per avere indietro la refurtiva. Ma, dopo mesi di indagini, l'attività fu bloccata da sette provvedimenti di custodia cautelare, eseguiti dai Carabinieri. Tra gli arrestati, oltre ad Antonio Miucci, titolare della Metropol, con tre suoi dipendenti, il titolare della Garganpol, Matteo Quitadamo, nonchè il titolare della Mondialpol, Luigi Del Nobile, con un suo impiegato. Ma il nome di Miucci è legato anche ad una storica emittente radiofonica della città , Radio Nuova Dimensione International, che fu attiva negli anni Ottanta. Miucci sarebbe stato proprietario anche delle frequenze, attualmente in uso a note radio nazionali. Alcuni accennano a Monte anche ad altri interessi imprenditoriali di Antonio Miucci, che tentò invano anche l'approdo a Palazzo di città , tramite il Partito socialista.
La fine, cruentissima, testimonia tutta la ferocia di cui la mafia garganica è stata capace anche quando nessuno la definiva ancora tale ma la derubricava a "faida" tra i Libergolis e gli Alfieri/Primosa. Ma prima ci fu quello che sembrò un tentativo di collaborazione con gli investigatori. Accadde dopo l'uccisione, il 14 gennaio 1993, del fratello Matteo Miucci: l'omicidio fu compiuto da due sicari con il volto coperto da maschere di carnevale. Antonio Miucci decise allora di fare i nomi di coloro che il 18 agosto 1992 avevano tentato di ucciderlo, tendendogli un agguato mentre era in automobile diretto alla valle Carbonara. Per il tentativo di omicidio vennero arrestate il 15 gennaio 1993 sei persone ritenute legate al clan Alfieri-Primosa, tutte poi assolte. Antonio fu ucciso in piazza il 14 agosto 1993, a un anno dall'agguato nel quale era rimasto ferito e a sette mesi esatti dall'uccisione del fratello. Il suo assassino aveva sul volto una maschera di carnevale. Per l'omicidio fu arrestato, processato e assolto Michele Alfieri, il giovane montanaro ucciso a sua volta nel gennaio 2010 a davanti ad un bar del paese. Enzo crebbe col familiare Franco Libergolis, probabilmente nella convinzione di dover vendicare il padre e di dover mettersi al servizio del clan. Non è un caso che fu lui, in seguito, a garantire non solo che la latitanza del boss fosse sicura ma a fornirgli tutti i confort necessari.
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